MESSINA: BANCAROTTA ‘IL DETECTIVE’. AD OTTOBRE IN 9 DAL GUP

6 Luglio 2019 Inchieste/Giudiziaria

La vicenda della nota società di vigilanza e investigazione ‘ll detective srl’ torna ancora una volta nelle aule di giustizia. Questa volta il quadro delle accuse è diverso. Il sostituto procuratore Antonio Carchietti contesta tra l’altro la bancarotta fraudolenta aggravata a otto dei nove indagati. E dopo la sua richiesta di rinvio a giudizio è stata fissata per il il prossimo 17 ottobre l’udienza preliminare che si terrà davanti al gup Monica Marino.

In questo troncone d’inchiesta si tratta delle varie relazioni che il curatore fallimentare, l’avvocato Filippo Distefano, ha inviato in Procura durante l’amministrazione giudiziaria, evidenziando una serie di anomalie. La curatela fallimentare è parte offesa nel procedimento.

Sono quindi nove degli indagati, Antonina Corio, Daniela Corio, Cristina Corio, Natala Corio, Vincenzo Savasta, Emanuele Galizia, Salvatore Formisano, Federica Cacace e Letterio Arena. Ovvero alcuni eredi del fondatore della società d’investigazioni e sorveglianza, Nino Corio, e poi chi ha ricoperto successivamente incarichi societari nel cda nell’impresa, dichiarata fallita il 13 luglio del 2013.

Per quel che riguarda il primo capo d’imputazione, la bancarotta fraudolenta e aggravata, secondo la Procura sarebbero in pratica agli atti una lunga serie di distrazioni di somme, sempre attraverso ‘assegni senza alcun titolo giustificativo’. Cristina Corio, 56mila euro; Daniela Corio, 238mila euro; Natala Corio,12 mila euro; Antonina Corio, 6mila euro; Salvatore Formisano, 20mila euro; Vincenzo Savasta, 40mila euro; Federica Cacace, 7mila euro. Sempre secondo la Procura Daniela Corio ed Emanule Galizia avrebbero “…occultato il complessivo importo di euro 122.985, 38 euro, somma richiesta ed ottenuta da Corio Daniela in data 7/11/2007 al Bds sotto forma di n. 13 assegni circolari, di cui 12 da euro 10.000 ed 1 da euro 2.985,38 all’ordine di Galizia Emanuele”. Ci sono poi nel secondo capo d’imputazione le cosiddette ‘operazioni a danno’ della società, con i fatti specifici.