TRAPANI, SEQUESTRATI BENI PER OLTRE 10 MILIONI ALL’ARMATORE MORACE

14 Luglio 2019 Inchieste/Giudiziaria

L’anno scorso, la procura di Palermo aveva fatto scattare il commissariamento per la Liberty lines, la società del “re” degli aliscafi Vittorio Morace al centro di una bufera giudiziaria per un vorticoso giro di tangenti, che ha coinvolto anche il figlio Ettore. Ora scatta anche un nuovo sequestro, dopo quello penale, emesso dalla sezione Misure di prevenzione del tribunale di Palermo su richiesta del direttore della Dia, il generale Giuseppe Governale, e del procuratore Francesco Lo Voi. Il provvedimento fa scattare i sigilli a beni che hanno un valore di dieci milioni di euro, sono quasi tutti riconducibili a Morace senior: quote della Liberty per cinque milioni e mezzo di euro, conti correnti per due milioni e 300 mila euro, immobili per due milioni e 400 mila euro. A Morace junior, che l’anno scorso ha patteggiato una condanna a un anno e sei mesi, vengono invece sequestrate quote della Liberty lines per 175 mila euro.

Le indagini del Direzione investigativa antimafia di Trapani hanno appurato che il bando per i trasporti nelle isole era stato confezionato su misura della società di navigazione dalla dirigente regionale Salvina Severino: in cambio, la figlia della superburocrate venne assunta dagli imprenditori.

“La corruzione della Severino ha procurato un illecito profitto a Morace”, questo scrive il collegio presieduto da Raffaele Malizia. I dieci milioni di euro del sequestro sono “il profitto delle compensazioni erogate per prestazioni di trasporto marittimo mai rese”, scrivono ancora i giudici del tribunale di Palermo. Che affermano, in un altro passaggio: “Vittorio Morace è stato presidente del consiglio di amministrazione della Ustica lines poi diventata Liberty lines e ha gestita la società in modo esclusivo con metodi corruttivi”.

Due anni fa, le indagini dei carabinieri del comando provinciale di Trapani e di Palermo avevano portato in carcere Ettore Morace ed era scattato un sequestro penale per il padre, stesso importo dell’ultimo catenaccio messo con le misure di prevenzione, dieci milioni di euro. L’anno scorso, poi, il commissariamento, perché secondo la procura e il gip di Palermo non era bastato il cambio di alcuni vertici della società, c’era ancora il rischio di “inquinamento” e di altri reati. Un commissariamento che è scattato solo per la gestione dei contratti di pubblico servizio della Liberty lines, affidato all’avvocato Marco Montalbano, che adesso viene nominato amministratore giudiziario del nuovo sequestro. In attesa dell’udienza del 12 settembre in cui si inizierà a discutere dell’eventuale confisca dei beni.

Così, in questi mesi, il commissario giudiziale si è affiancato al consiglio di amministrazione in carica. Intanto, la navigazione è proseguita. La Liberty lines, con sede a Trapani, collega 33 destinazioni nel Mediterraneo, operando in particolare sulle rotte passeggeri da e verso le Isole Egadi, le Eolie e le Pelagie. Viaggia inoltre a Pantelleria, Ustica e Napoli, oltre ad assicurare i collegamenti da Trieste con la penisola d’Istria. La compagnia, con un organico di oltre 600 dipendenti, è dotata di una flotta di 32 unità veloci tra aliscafi, catamarani e monocarena, tra cui il primo aliscafo al mondo per dimensioni.

“Il provvedimento relativo al sequestro di beni rientra nella precedente inchiesta condotta dalla Procura nei confronti della Ustica Lines relativa al periodo 2008 – 2014 e che è oggetto di un processo in fase iniziale – comunica in una nota Liberty Lines – Il gruppo dirigente della compagnia prende atto del provvedimento e, nel ribadire piena fiducia nell’operato della magistratura, conferma la volontà di proseguire il percorso di risanamento dell’azienda – avviato da tempo pur tra mille difficoltà – che ha prodotto importanti risultati, teso a mettere in sicurezza il futuro occupazionale di tutti noi lavoratori e garantendo l’efficienza del servizio reso all’utenza”.