Attentato Antoci: Indagato l’ex poliziotto Mario Ceraolo per falsa testimonianza

8 Ottobre 2019 Inchieste/Giudiziaria

Dopo la relazione della Commissione Regionale Antimafia Siciliana, presieduta da Claudio Fava sull’attentato all’ex Presidente del Parco dei Nebrodi, scampato ad un agguato mafioso a maggio 2016, arriva oggi un’importante notizia sul fronte giudiziario.

A dichiararlo in un comunicato ufficiale diffuso nel pomeriggio di ieri è l’avvocato ennese Mario Cosentino, che rappresenta come parte offesa nella vicenda il vice questore Daniele Manganaro, gli agenti della scorta, la compagna di Tiziano Granata, ed ha ricevuto anche un incarico professionale dal Siap, uno dei sindacati della Polizia, per tutelare i colleghi che salvarono la vita ad Antoci dopo l’agguato mafioso del 2016, con mandato anche in eventuali indagini difensive.

L’ex poliziotto, oggi in pensione, Mario Ceraolo, sarebbe indagato dalla Procura di Messina, per falsa testimonianza al Pubblico Ministero per fatti e circostanze verosimilmente riferite sull’attentato al Presidente del Parco dei Nebrodi Giuseppe Antoci, fatti in ordine ai quali la Commissione Regionale Antimafia, presieduta da Claudio Fava, ha da poco concluso la sua relazione.

Parte fondamentale di tale relazione sono proprio le audizioni del Ceraolo, che aveva posto tutta una serie di dubbi sulle dinamiche degli accadimenti.

“Apprendo che Ceraolo – dichiara Antoci – più volte richiamato nella relazione della Commissione quasi a diventarne il protagonista, è indagato dalla Procura di Messina proprio per falsa testimonianza al Pubblico Ministero, per quanto riferito sull’attentato che ha colpito me e gli uomini della mia scorta quella notte. Non riesco a trovare le parole per esternare il mio imbarazzo su una vicenda diventata paradossale e che ha generato confusione e sconforto nella società civile, che vedo, ogni giorno di più, indignata per quello che sta accadendo”.

Il Sindacato Italiano Appartenenti Polizia ha deciso di costituirsi a tutela dei Poliziotti della Scorta di Antoci e lo farà in tutte le sedi Civili e Penali. Un segnale forte contro chi sta cercando di offendere il lavoro di Magistratura e Forze dell’Ordine e verso chi, magari indotto in errore, avrebbe dovuto meglio indirizzarne le azioni.

“E che dire della conferenza stampa di oggi? Ho ascoltato alcune cose assolutamente contrarie alla verità degli accertamenti e delle carte, come ad esempio:
a) dopo l’attentato non sarebbe stata avvisata la centrale operativa: assolutamente falso, ci sono le telefonate registrate della centrale operativa pochissimi minuti dopo l’attentato e i tabulati depositati dalla Procura. Perché affermare il falso?
b) Il sindaco di Cesarò quella sera non era preoccupato: come si fa ad affermare questo dopo che è stato depositato agli atti della Commissione l’interrogatorio della magistratura fatta proprio al Sindaco Calì? A titolo di esempio si riportano le parole del Sindaco Calì contenute nell’interrogatorio agli atti della DDA di Messina e consegnato alla Commissione: pag 7… domanda: “Ma si spaventava lei addirittura di omicidio?” Risposta Calì: Ma io… si, di omicidio, Calaciura è stato ucciso e ancora non sappiamo niente, nel 92. Nel 2000 è stato ucciso Savoca, è stato ucciso Caputi…” pag 34 …”questa sera non mi sta piacendo questa situazione…”……”Temevo qualcosa di brutto”… pag 40: domanda: “Quindi lo ritiene un attentato di mafia?” Risposta Calì: “Si, si, l’ho detto che è un attentato di mafia, sicuro sicuro. Per me è un attentato di mafia” pag 49 domanda: “Quindi sto segnale che dice Manganaro, lei cosa gli ha detto?” Risposta Calì: “Glielo detto al Comune… non mi piace stasera questa situazione, c’è qualcosa che non va”.
c) Se Ceraolo avesse dichiarato il falso sarebbe certamente stato indagato: che valenza hanno queste dichiarazioni adesso che si scopre che il Ceraolo risulta indagato per falsa testimonianza per dichiarazioni rese al Pubblico Ministero?

“Insomma – conclude Antoci – meglio ritornare al silenzio; del resto, se è vero come è vero che la Sicilia è anche terra di mafia, non ci si può certamente dimenticare che lo è anche di paradossi e maschere pirandelliane. E intanto cosa nostra se la ride vedendo tutto ciò. Io, invece, purtroppo, continuo a pensare a quella notte e non smetterò mai di ringraziare e difendere la Polizia di Stato che mi ha salvato la vita. Fava deluso dalle mie reazioni? Alla luce di tutto ciò sono io ad essere addolorato”.

 

Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa inviato dall’avvocato Mario Ceraolo:

«Apprendo da notizie stampa, pubblicate senza le doverose verifiche e in assenza di repliche, che il signor Antoci e l’avvocato, dichiaratosi difensore del dott. Manganaro ed altri, hanno affermato l’esistenza di un’indagine a mio carico presso la Procura della Repubblica di Messina, in relazione alle dichiarazioni da me rese ai magistrati due anni e mezzo fa in merito alla vicenda Antoci, nella qualità di Vice Questore della Polizia di Stato Dirigente del Commissariato di Pubblica Sicurezza di Barcellona P.G..

«Tale notizia è del tutto destituita di fondamento non essendo io indagato dalla Procura della Repubblica di Messina per alcun reato, come risulta da apposita certificazione agli atti della Commissione Regionale Antimafia. Pertanto, ho dato mandato ai miei legali di procedere in sede giudiziaria, sia penale che civile, per il reato di diffamazione aggravata nei confronti dei responsabili.

«Debbo rilevare che il sig. Antoci ed il dott. Manganaro, tramite il suo legale, rivolgono strumentali attacchi nei miei confronti, nonostante le conclusioni cui è pervenuta la Commissione Regionale Antimafia siano basate, oltre che su di un articolato compendio di atti giudiziari, su numerose audizioni in grado di fornire un oggettivo contributo alla verità; ma in merito a detti elementi, che, secondo quanto emerge dalla relazione, li smentiscono su più circostanze, i due hanno ritenuto di non soffermarsi.

«Così come nulla dicono in merito ai “dubbi” e alle “anomalie” cui fa riferimento, davanti alla Commissione Regionale Antimafia, il Questore pro tempore in relazione a quanto accaduto il 18 maggio 2016 e nel corso delle indagini.

«Il dott. Manganaro – smentito su varie dirimenti circostanze dal Sindaco Calì, dal Maresciallo Lo Porto, dagli agenti della scorta e dal suo autista, dai Questori Finocchiaro e Cucchiara – è, addirittura, giunto al punto di smentirsi da solo allorquando, al solo scopo di diffamarmi davanti alla Commissione Antimafia, ha negato specifiche circostanze, dimenticandosi di averle già ammesse davanti ai Pubblici Ministeri due anni prima.

«Così come il sig. Antoci (ed è solo una tra le tante) mi attribuisce di aver fatto pressioni su di un giornalista, “con in mano alcuni esposti anonimi”, per pubblicare un articolo che ponesse dubbi sull’attentato, ma viene smentito davanti alla Commissione dallo stesso giornalista.

«La mafia si contrasta innanzitutto con la verità. Per me parla la lunga storia di concreta e coraggiosa lotta alla mafia comprovata dagli straordinari risultati che ho conseguito».