TERZO LIVELLO: “INFILTRAZIONE DELLA CRIMINALITA’ ORGANIZZATA NELLA P.A. SENZA PRECEDENTI”. L’ATTO D’ACCUSA DELLA PROCURA

8 Ottobre 2019 Inchieste/Giudiziaria

Di Enrico Di Giacomo – “L’istruttoria dibattimentale ha consentito di accertare un quadro specifico di infiltrazione della criminalità organizzata nella pubblica amministrazione cittadina forse senza precedenti“. Inizia cosi la parte finale della relazione conclusiva di 345 pagine depositate questa mattina agli atti della I Sezione Penale del Tribunale da parte della Procura rappresenta dal pm Fabrizio Monaco, accompagnato dalla collega Federica Rende, durante la requisitoria del processo Terzo Livello, nato dall’indagine su un vero e proprio comitato d’affari in grado di intervenire presso uffici comunali o aziende partecipate, affinché le istanze avanzate dagli imprenditori “amici” venissero portate a buon fine. Tutto questo per acquisire consenso anche in prospettiva elettorale. 

Nella relazione finale il sostituto procuratore Monaco analizza le posizioni dei singoli imputati. Vediamole assieme.

Emilia Barrile

La Barrile risulta anzitutto gestore in un contesto di occulto conflitto di interessi, attraverso fedeli prestanome, di plurime attività economiche, che vengono in contatto con uffici comunali, e sui quali dispiega illegittimamente, e con particolare spregiudicatezza, tutta la sua influenza (la coop Peloritana servizi, la coop Universo e Ambiente)“.

Fatto ancora più grave – sottolinea la procura – “queste attività economiche risultano riferibili ad un pregiudicato, Marco Ardizzone, già coinvolto nella criminalità organizzata cittadina che le gestisce con chiari atteggiamenti mafiosi e in ragione di una fortissima complicità con la Barrile, ne orienta la quotidiana distorta azione pubblica“.

Ma non solo. Anche Carmelo Pullia, legato ad Ardizzone da stretto rapporto di fiducia “oltre a prestare attività lavorativa per conto di una di queste coop – con il chiaro obiettivo di rappresentare in ragione della sua caratura criminale, un solido deterrente a proteste e rivendicazioni carattere economico da parte dei dipendenti – costituisce per la Barrile, una sorta di protettore ‘mafioso’, e di risolutore delle situazioni scomode in cui la Barrile si trova ad operare”.

La Barrile risulta dedita – sottolinea Monaco – in maniera sistematica al mercimonio dell’importante funzione pubblica ricoperta, in favore di importanti imprenditori locali, uno dei quali Vicenzo Pergolizzi, storicamente ritenuto in ‘odor di mafia’.

Francesco Clemente

“Francesco Clemente funge da legame tra soggetti politici – la Barrile in particolare sulla cui ascesa politica egli confida per trarre vantaggi economici – ed importanti esponenti della locale imprenditoria, nella piena consapevolezza che alla donna facciano capo attività criminose, anche attraverso una sistematica opera di illegittima interferenza della Barrile sui funzionari degli uffici comunali; opera da Clemente sollecitata e a tratti pretesa, come nel caso delle pratiche di interesse di Vincenzo Pergolizzi e Tony Fiorino, relative alla esecuzione di opere dalle quali Clemente confidava di trarre economico”.

Gli imprenditori

“Gli imprenditori coinvolti non hanno esitato ad avvalersi della Barrile remunerandola attraverso varie utilità e remunerando il compimento di plurimi atti illeciti, dalla Barrile commessi abusando del ruolo pubblico ricoperto, per ottenere il celere disbrigo sovente irregolare delle pratiche amministrative di loro interesse, con ciò mostrando una evidente tendenza e pratiche di corruttela“.

De Almagro e Termini

“Per loro va rilevato  – sostengono i due Pm nella requisitoria – come abbiano in almeno una occasione violato i doveri inerenti le funzioni esercitate, mostrando una certa spregiudicatezza“. Vediamo come.

De Almagro procurando “nell’interesse della Barrile l’illegittimo collocamento nella graduatoria relativa alla procedura pubblica per la somministrazione di autisti bus dell’Azienda Trasporti Municipalizzata, del soggetto dalla Barrile raccomandato”. De Almagro per la procura sarebbe risultato legato alla Barrile da un “patto di mutuo soccorso” per la riconferma nelle funzioni pubbliche dall’uomo esercitate.

Leonardo Termini invece “adoperandosi  – sempre secondo la procura – perchè la cooperativa Universo e Ambiente continuasse a garantirsi l’aggiudicazione di appalti affidati all’Amam”. La Barrile sarebbe stato in grado di “influenzare l’operato del presidente dell’Amam non solo in funzione del ruolo ricoperto ma anche in ragione del legame sentimentale corrente tra Termini e la sorella di Marco Ardizzone”.

Leonardo Termini “appariva come soggetto – forse in ragioni di difficoltà economiche nelle quali egli verserebbe, note in un certo contesto politico-imprenditoriale – avvicinabile e destinatario di offerte anomale di denaro; costui si determinava a farne menzione ad una forza di polizia, con tratti di scarsa spontaneità, solo all’esito dell’acquisizione di documentazione presso gli uffici ama operata dalla Dia e dunque di un chiaro disvelamento di attività investigativa, concernente l’operato della società pubblica da egli presieduta”.

“Tali rivelazioni – concludono – appaiono conseguenti più alla preoccupazione di un suo coinvolgimento in fatti criminosi e alla necessità di allontanare da sé taluni sospetti, che ad una spontanea e doverosa, vista la funzione pubblica ricoperta, e completa volontà di denunzia di fati penalmente rilevanti”.

Le entrature istituzionali

“Con ogni probabilità gli imputati dispensano di entrature con apparati istituzionali”. Appaiono altamente sospette, secondo gli inquirenti, le circostanze che inducevano Ardizzone ad intimare alla Barrile la cessazione delle conversazioni telefoniche sulla loro linea riservata. La Procura ipotizza una possibile fuga di notizie relativa ad indagini in corso nei loro confronti.

“Clemente a più riprese lascia intendere di potere in qualche modo essere informato di un arresto della Barrile e soprattutto risultava in stretto contatto con un soggetto appartenente alle Istituzioni, il luogotenente della Guardia di Finanza Massimo Giuffrè, attraverso il quale attingeva con estrema facilità a notizi d’ufficio destinate a rimanere segrete relative agli accertamenti condotti da quella forza di polizia nei confronti degli imprenditori Mollica; l’arresto di Giuffrè, nell’ambito di un altro procedimento penale, impediva forse ulteriori ‘soffiate’ su attività investigative in corso, nelle quali Clemente e Mollica confidavano”.

 

QUESTE LE 17 RICHIESTE DELLA PROCURA CHE VANNO DA 1 ANNO E 8 MESI AI 7 ANNI DI RECLUSIONE CHIESTI PER ARDIZZONE.

Emilia Barrile (ancora agli arresti domiciliari) 6 anni e 6 mesi di reclusione

Marco Ardizzone 7 anni

Francesco Clemente 2 anni e 10 mesi con la concessione delle attenuanti generiche

Vincenzo Pergolizzi 6 anni

Leonardo Termini 1 anno e 8 mesi, 600 euro di multa, con la concessione delle attenuanti generiche

Daniele De Almagro (ex Dg dell’Atm) 2 anni

Tony Fiorino 3 anni

Teresa Pergolizzi 2 anni 

Stefania Pergolizzi 2 anni e 4 mesi

Sonia Pergolizzi 2 anni e 4 mesi

Angelo Pernicone 2 anni 

Giuseppe Pernicone 2 anni

Michele Adige 4 anni

Elio Cordaro 4 anni e 10 mesi

Giovanni Luciano 4 anni e 2 mesi

Vincenza Merlino 4 anni e 8 mesi

Carmelo Pullia 4 anni

A gennaio scorso era stata assolta Angela Costa, definita oggi dal pm “una evidente prestanome del gruppo, che poi ha ottenuto una migliore posizione lavorativa. Lo dice anche il gup nella sentenza di assoluzione.”, mentre ha scelto la messa alla prova e non compare così nel processo l’imprenditore Sergio Bommarito, patron della Fire, il colosso nazionale del recupero crediti.

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