‘TERZO LIVELLO’, LA SENTENZA: TUTTI COLPEVOLI TRANNE TERMINI. EMILIA BARRILE CONDANNATA A 8 ANNI E 3 MESI DI CARCERE

22 Ottobre 2019 Inchieste/Giudiziaria

nelle foto Di Giacomo in ordine la lettura della sentenza, il sostituto della Dda Fabrizio Monaco, Emilia Barrile, Marco Ardizzone, Francesco Clemente, Leonardo Termini, Vincenzo Pergolizzi, Carmelo Pullia, Daniele De Almagro, Angelo Pernicone, Michele Adige, Stefania Pergolizzi, Vincenza Merlino, Elio Cordaro. E infine Renato Panvino, capo centro della Dia di Catania all’epoca delle indagini, assieme al capo sezione Michele Viola.

di Enrico Di Giacomo – Si conclude con la condanna di sedici imputati e una sola assoluzione il processo davanti ai giudici della Prima Sezione (Presidente Letteria Silipigni, giudice a latere Simona Monforte e Rita Sergi) nato dall’Operazione Terzo Livello (del 2 agosto 2018), un vero e proprio comitato d’affari in grado di intervenire presso uffici comunali o aziende partecipate, affinché le istanze avanzate dagli imprenditori “amici” venissero portate a buon fine. Tutto questo per acquisire consenso anche in prospettiva elettorale. Stampalibera ha seguito tutto il processo, raccontandovi udienza dopo udienza tutte le novità, le testimonianze, mostrandovi spesso documenti inediti.

Questa mattina l’udienza si era aperta con la replica del pubblico ministero Fabrizio Monaco sulle posizioni di Emilia Barrile e Tony Fiorino. Il magistrato ha ribadito che il quadro accusatorio è solido e che non c’è ragione per dire che la Barrile non fosse sincera durante le telefonate intercettate con Marco Ardizzone. E’ poi intervenuta Isabella Barone in difesa di Fiorino per la controreplica. Alle 10,15 i giudici della Prima Sezione sono entrati in camera di consiglio per rimanerci fino alle 18.

ECCO NEL DETTAGLIO LA SENTENZA

In totale, su 17 indagati e contando anche la pena inflitta all’ex presidente del consiglio comunale di Messina, 16 persone sono stati condannate in primo grado a un complessivo di 53 anni e 10 mesi di carcere. Uno dei coinvolti, invece, è stato assolto.

Emilia Barrile (ancora agli arresti domiciliari) –   8 anni e 3 mesi di reclusione (all’ex presidente del consiglio comunale i giudici hanno inflitto una pena superiore all’iniziale richiesta dell’accusa, 6 anni e 6 mesi). La Barrile è stata condannata praticamente per tutti i 7 capi di imputazione ad eccezione di due accuse. E in particolare cadono le accuse per i fatti legati alla coop Universo Ambiente, mentre i giudici hanno ritenuto pienamente provati gli illeciti contestati in relazione alla coop Peloritana Servizi.

Marco Ardizzone –  8 anni e 8 mesi e 2 mila euro di multa

Francesco Clemente –  1 anno e 3 mesi (a Clemente sono stati concessi i benefici della sospensione condizionale della pena). Quest’ultimo ha incassato due assoluzioni importanti: l’appartenere all’associazione a delinquere, “per non aver commesso il fatto”, e l’assoluzione da un caso di traffico di influenze illecite (aver messo in contatto l’imprenditore Pergolizzi con il ‘comitato d’affari’ per la vendita di un terreno) con la formula “perché il fatto non sussiste”. 

Vincenzo Pergolizzi –  5 anni e 6 mesi

Leonardo Termini –  assolto da tutte le accuse, “perché il fatto non sussiste”. 

Daniele De Almagro (ex Dg dell’Atm) –  2 anni e 6 mesi

Tony Fiorino –  2 anni e 3 mesi 

Teresa Pergolizzi –  2 anni 6 mesi

Stefania Pergolizzi – 2 anni e 6 mesi

Sonia Pergolizzi –  2 anni e  6 mesi

Angelo Pernicone –  2 anni 

Giuseppe Pernicone –  2 anni

Michele Adige 4 anni

Elio Cordaro –  4 anni 

Giovanni Luciano –  2 anni e 3 mesi

Vincenza Merlino – 4 anni 

Carmelo Pullia –  1 anni e 8 mesi

Condanna gli imputati al pagamento delle spese processuali e Vincenzo Pergolizzi al pagamento delle spese di mantenimento durante la custodia cautelare.

Pergolizzi, Ardizzone, Barrile sono stati condannati all’interdizione perpetua dai pubblici uffici. Gli stessi sono stati condannati anche a non contrattare con i pubblici uffici per anni uno.

Cordaro, Adige e Merlino sono stati interdetti dai pubblici uffici per 5 anni.

I Pergolizzi, Elio Cordaro, Adige e la Merlino non possono ricoprire cariche apicali di imprese né svolgere attività in materia tributaria per due anni.

Emilia Barrile, Ardizzone, De Almagro, Luciano, Pullia, i Pernicone, Clemente e Fiorino dovranno risarcire, a vario titolo, sia il Comune di Messina che Atm e Amam. L’ammontare del risarcimento sarà determinato in sede civile, intanto dovranno pagare le spese processuali a ogni ente, 2 mila euro per ciascuno.

Fiorino e la Barrile dovranno risarcire civilmente e liquidare 2 mila euro di spese processuali anche a Tindara Lucia Aiello (l’ex dipendente di una ditta dell’imprenditore Fiorino), patrocinata dall’avvocato Carlo Zappalà.

Assoluzioni parziali come detto per Francesco Clemente (perchè il fatto non sussiste e per non aver commesso il fatto), e per Vincenzo Pergolizzi, Marco Ardizzone e Giovanni Luciano.

Il Tribunale ordina anche la confisca del capitale sociale e del compendio aziendale delle società e degli immobili in sequestro. Ordina inoltre la confisca delle armi in sequestro e la loro trasmissione alla Direzione di artiglieria territorialmente competente.

Tra 90 giorni le motivazioni.

IL PROCESSO

Il 30 settembre è terminata l’istruttoria dibattimentale dalla durata record di nove mesi (il processo è iniziato infatti nel gennaio 2019), davanti ai giudici della Prima sezione, del processo nato dall’operazione Terzo Livello (del 2 agosto 2018), un vero e proprio comitato d’affari in grado di intervenire presso uffici comunali o aziende partecipate, affinché le istanze avanzate dagli imprenditori “amici” venissero portate a buon fine. Tutto questo per acquisire consenso anche in prospettiva elettorale. Stampalibera ha seguito tutto il processo, raccontandovi udienza dopo udienza tutte le novità, le testimonianze, mostrandovi spesso documenti inediti. Nell’aula A del Tribunale l’8 ottobre, dopo che per mesi si sono succeduti decine di testimoni all’interno dell’aula bunker, è stato il giorno dell’accusa, rappresentata da Fabrizio Monaco, che dopo quasi due ore di requisitoria (“un quadro probatorio completo e chiaro, dove è provata la responsabilità penale di tutti gli imputati al di là di ogni ragionevole dubbio…”), dove non ha risparmiato nessuno, neanche alcuni testimoni (“Stracuzzi evasivo, il dirigente De Francesco imbarazzato…”) che hanno deposto durante il processo, ha formulato le richieste di condanne. Eccole.

QUESTE LE 17 RICHIESTE DELLA PROCURA CHE VANNO DA 1 ANNO E 8 MESI AI 7 ANNI DI RECLUSIONE CHIESTI PER ARDIZZONE.

Emilia Barrile (ancora agli arresti domiciliari) 6 anni e 6 mesi di reclusione

Marco Ardizzone 7 anni

Francesco Clemente 2 anni e 10 mesi con la concessione delle attenuanti generiche

Vincenzo Pergolizzi 6 anni

Leonardo Termini 1 anno e 8 mesi, 600 euro di multa, con la concessione delle attenuanti generiche

Daniele De Almagro (ex Dg dell’Atm) 2 anni

Tony Fiorino 3 anni

Teresa Pergolizzi 2 anni 

Stefania Pergolizzi 2 anni e 4 mesi

Sonia Pergolizzi 2 anni e 4 mesi

Angelo Pernicone 2 anni 

Giuseppe Pernicone 2 anni

Michele Adige 4 anni

Elio Cordaro 4 anni e 10 mesi

Giovanni Luciano 4 anni e 2 mesi

Vincenza Merlino 4 anni e 8 mesi

Carmelo Pullia 4 anni

A gennaio scorso era stata assolta Angela Costa, definita oggi dal pm “una evidente prestanome del gruppo, che poi ha ottenuto una migliore posizione lavorativa. Lo dice anche il gup nella sentenza di assoluzione.”, mentre ha scelto la messa alla prova e non compare così nel processo l’imprenditore Sergio Bommarito, patron della Fire, il colosso nazionale del recupero crediti.

Fabrizio Monaco, durante la sua requisitoria ha ribadito come fosse esistente una associazione a delinquere, un gruppo criminale al cui interno ognuno manteneva dei ruoli ben definiti. “Ardizzone manovrava la Barrile, protetta da Pullia. Clemente contribuiva al raggiungimento dei risultati, allo scopo del gruppo, ben sapendo gli interessi illeciti della Barrile. Luciano manteneva incarichi organizzativi nelle cooperative”. Il pm ha poi ricordato come anche le testimonianze degli ex assessori Pino e Signorino confermassero le pressioni dell’ex presidente del consiglio, “Pino riferendo delle pressioni per l’ottenimento delle case popolari e del Palazzetto dello sport di Gravitelli. Signorino ha raccontato della richiesta di raccomandazioni per Bommarito e Ardizzone”. Monaco ha voluto sottolineare anche il ruolo di diversi impiegati comunali che “si piegavano al suo volere, che subivano le illecite interferenze della Barrile”. 

Dopo la requisitoria del pm, sono intervenuti i legali delle parti civili Valentino Gullino e Giovanni Mannuccia (Comune, Amam e Atm)

E’ stato poi il turno dei difensori (il 9, 10, 12 e 16 febbraio), gli avvocati Nino Favazzo, Nunzio Rosso, Salvatore Silvestro, Tommaso Autru, Carmelo Scillia, Isabella Barone, Alberto Gullino, Antonio Paratore, Alessandro Billè, Massimo Rizzo, Fabio Repici. Un calendario fitto, quindi, che è stato rispettato fino al giorno tanto atteso della sentenza.

 

LE ACCUSE ORIGINALI

Associazione per delinquere, traffico di influenze illecite, turbata libertà del procedimento di scelta del contribuente, accesso abusivo ad un sistema informatico, trasferimento fraudolento di valori e ricettazione, i reati ravvisati dall’accusa.

Più specificatamente, la Procura rileva che Emilia Barrile (in concorso con gli imprenditori Giuseppe ed Angelo Pernicone e il commercialista Marco Ardizzone), “in più occasioni, pubblico ufficiale, quale Presidente del Consiglio comunale di Messina, sfruttando relazioni esistenti con altri pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio accettava dai Pernicone, la promessa, per sé o per altri, di utilità economiche, come prezzo della propria mediazione illecita, per compiere o avere compiuto atti contrari ai doveri di ufficio (in violazione, tra l’altro, dei doveri di imparzialità, correttezza ed autonomia), ponendo il suo ruolo e la sua influenza a disposizione del privato”. “In particolare, Barrile costituiva per i Pernicone un punto di riferimento per la copertura amministrativa in favore di istanze di loro interesse avanzale presso il Comune di Messina, essendo a costoro legata, con Marco Ardizzone, da rapporti economici occulti afferenti, tra l’altro, alla gestione dei parcheggi dello stadio San Filippo, in occasione delle partite di calcio disputate dall’A.C.R. Messina (oltre che da un rapporto di collaborazione professionale, in forza del quale Ardizzone effettuava le comunicazioni relative alle assunzioni di personale presso lo stadio da parte del Consorzio Sociale Siciliano, riconducibile ai Pernicone); interferiva, in particolare, sull’operato degli uffici comunali, esercitando un’attività di pressione e di condizionamento, in ordine ad una pratica amministrativa di interesse dei Pernicone ed avente ad oggetto la concessione dello stadio San Filippo per lo svolgimento del concerto musicale della band Pooh(laddove i Pernicone avrebbero gestito le attività di steward, ed i parcheggi nelle aree di pertinenza dello stadio), ricevendo, in contropartita, dai Pernicone, la promessa che, in occasione del concerto in questione, nell’attività di ristorazione prevista, e nella percezione dei relativi introiti, sarebbe stata coinvolta anche la cooperativa Peloritana Servizi ( o, comunque, altra impresa riferibile a Emilia Barrile e Marco Ardizzone, o soggetti a costoro, parimenti, riferibili)”. Secondo il PM, il commercialista Marco Ardizzone concorreva moralmente nel reato, istigando o rafforzando il proposito criminoso della Barrile.

L’esponente politica (in concorso ancora una volta con Marco Ardizzone e con il costruttore milazzese Vincenzo Pergolizzi e l’ingegnere Francesco Clemente), “in più occasioni, sfruttando relazioni esistenti con altri pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio”, avrebbe interferito sull’operato degli uffici comunali, “esercitando un’attività di pressione e di condizionamento, in ordine ad una pratica amministrativa di interesse di Vincenzo Pergolizzi e Francesco Clemente, concernente la vendita di un terreno comunale, funzionale alla successiva realizzazione di una palazzina, in via Felice Bisazza di Messina, sollecitandone sistematicamente la trattazione presso gli uffici competenti, dando la garanzia che, nel caso fosse necessario il passaggio della pratica in Consiglio Comunale, essa sarebbe stata approvata, anche tramite escamotage irregolari – che ella suggeriva e tali da consentire di approvare la pratica – benché non fosse possibile una regolare imputazione contabile dell’entrata derivante dalla vendita dell’area comunale; rendendosi disponibile a presentare, nel caso le sue sollecitazioni non fossero accolte, strumentali interrogazioni consiliari, per censurare I’operato dell’Assessore competente e del Ragioniere generale del Comune; dopo l’approvazione della delibera di cessione dell’area, interveniva presso i vari funzionari comunali, per velocizzare l’iter relativo al rilascio della concessione edilizia e delle altre autorizzazioni necessarie per la realizzazione dell’opera, accompagnando Pergolizzi, il suo factotum Elio Cordaro, e Clemente, presso gli uffici interessati, dispiegando, dunque, sui funzionari incaricati la sua influenza, al fine di velocizzare le pratiche, esercitando pressioni affinché i progetti fossero visionati dai funzionari, prima delle valutazioni inerenti l’approvazione, ottenendo suggerimenti ed indicazioni per modifiche progettuali e correzioni, in modo da avere certezza dell’approvazione medesima; ricevendo, in contropartita, dal Pergolizzi – oltre alla promessa di sostegno elettorale – la promessa che, nei lavori di realizzazione della palazzina in questione, sarebbe stata coinvolta un’impresa ad ella riferibile, in modo da ottenere utilità economica e sostegno elettorale”. Per questo capo d’accusa, ad Ardizzone e Clemente è contestato aver svolto il ruolo di “rafforzatori del proposito criminoso, interessati al ritorno economico ed elettorale dell’accordo corruttivo concluso con Pergolizzi; Clemente anche quale intermediatore tra Pergolizzi e la Barrile”.

Ancora ad Emilia Barrile (con Francesco Clemente e Marco Ardizzone), è contestato di aver ricevuto dall’imprenditore Antonio “Tony” Fiorino, “per sé o per altri, utilità economiche o ne accettava la promessa, come prezzo della propria mediazione illecita, interferendo sull’operato degli uffici comunali, in ordine alle pratiche amministrative concernenti la realizzazione di un centro commerciale, in località Sperone, di interesse di Tony Fiorino, sollecitandone sistematicamente la trattazione, ed accompagnando personalmente l’imprenditore presso gli uffici interessati, dispiegando sui funzionari incaricati la sua influenza al fine di velocizzare le pratiche”. Barrile, inoltre, sarebbe intervenuta “con pressioni, false allusioni relative a pubblici interessi (asseritamente ad ella rappresentati dai consiglieri di quartiere), dei quali ella faceva intendere, falsamente, di rendersi portavoce come vertice del civico consesso, ed ulteriori allusioni relative alla realizzazione di possibili abusi – sui responsabili degli uffici comunali competenti, perché le fornissero informazioni riservate sullo stato delle pratiche concernenti l’avvio di iniziative imprenditoriali da parte di terzi, in concorrenza con attività economiche del Fiorino, tentando di ostacolarne la nascita, ed interferendo, in tal modo, sulla imparziale formazione della volontà della pubblica amministrazione comunale”. L’esponente politica accedeva altresì “abusivamente al sistema informatico del Comune di Messina, relativo ai dati anagrafici, ottenendo informazioni riservate che forniva al Fiorino, per avvantaggiarne lo svolgimento dell’attività economica; sollecitava – minacciando o sollecitando ripercussioni sui dipendenti comunali, ove non accondiscendessero alla velocizzazione da ella richiesta – la pronta trattazione di una pratica relativa ad una richiesta di accesso agli atti, formulata dal Fiorino medesimo, e concernente parimenti i suoi interessi economici: ricevendo, in contropartita, dal Fiorino – oltre alla promessa di sostegno elettorale per le elezioni regionali – l’assunzione di plurimi soggetti da ella segnalati presso le imprese riconducibili al privato (o la promessa di sottoporli a colloqui per successive assunzioni), la promessa che, nei lavori di realizzazione del centro commerciale, sarebbe stata coinvolta un’impresa ad ella riferibile, in modo da ottenere utilità economica e sostegno elettorale, e la corresponsione di contributi economici in favore della squadra di pallamano ove militavano le di lei figlie”. Ancora Barrile e Tony Fiorino, la prima in qualità di pubblico ufficiale, il secondo quale privato istigatore, “tramite un dipendente comunale – indotto ad effettuare gli accertamenti su richiesta della Barrile, visto lo status di esponente di vertice nel Comune di Messina, si introducevano abusivamente il 5 luglio 2016 nel sistema informatico, protetto da misure di sicurezza, costituito dai registri anagrafici comunali, effettuando accertamenti di interesse di Fiorino, concernenti la situazione anagrafica e familiare di Tindara Aiello, i cui esiti venivano dalla Barrile riferiti al medesimo Fiorino”.

Altro capitolo delle indagini sul Terzo livello riguarda la presunta turbativa della gara per l’affidamento del servizio di pulizia degli immobili dell’A.M.A.M., Azienda Meridionale Acque Messina, S.p.A. (con un importo di spesa pari ad € 85.535 più € 18.817,70 per IVA), aggiudicata alla cooperativa Universo e Ambiente.

Secondo il Pubblico Ministero, Emilia Barrile, Leonardo Termini, Marco Ardizzone e Giovanni Luciano, “in concorso tra loro e con altri soggetti non individuati, con collusioni e altri mezzi fraudolenti, turbavano la gara, con le condotte di seguito descritte: Termini Leonardo, presidente dell’A.M.A.M., colludeva con la Barrile, segnalandole che la cooperativa Universo e Ambiente, ad ella riferibile, non risultava inserita nell’elenco delle ditte di fiducia e, come tale, non avrebbe potuto essere invitata alla gara, adoperandosi perché detta impresa fosse prontamente inserita in detto albo; Giovanni Luciano interveniva sugli uffici dell’A.M.A.M. affinché la cooperativa citata fosse inserita in tale elenco, ottenendo, comunque, che, nel novero di cinque imprese da invitare a partecipare alla gara in questione, oltre alla Universo e Ambiente, fosse compresa anche la cooperativa Peloritana Servizi, parimenti riferibile alla Barrile (tacendo, dunque, sulla riferibilità dell’impresa al medesimo centro di interesse), determinando, in tal modo, l’esclusione di almeno un’altra impresa che, in astratto, avrebbe potuto essere invitata alla gara ed alterando, quindi, la libera concorrenza. Ardizzone concorreva moralmente nel reato, istigando o rafforzando il proposito criminoso della Barrile e di Luciano”.

Contro Emilia Barrile pure l’accusa di aver sollecitato presso gli uffici comunali, la “velocizzazione di una pratica amministrativa di interesse di Sergio Bommarito (imprenditore cui è riconducibile il gruppo FIRE)”, interferendo sull’operato dei funzionari per ottenere I’esito positivo della medesima pratica, avente ad oggetto la ristrutturazione di un immobile (villa Bommarito); nel pressare ripetutamente su Leonardo Termini, presidente dell’AMAM S.p.a. – società a capitale interamente pubblico, detenuto dal Comune di Messina, sul quale aveva capacità di incidere in ragione del rapporto corrente tra Comune e società partecipata, e dei conseguenti poteri (interpellanze, ispezioni, inchieste, ecc.), spettanti quale consigliere comunale e Presidente del Consiglio comunale – prospettandogli che Bommarito era disposto a corrispondergli del denaro, perché sbloccasse una serie di pagamenti di somme di denaro in favore della FIRE S.p.A., affidataria, per conto dell’AMAM, del servizio di recupero crediti, pagamenti ritenuti da Termini non dovuti”. In cambio delle sue indebite pressioni, sempre secondo l’accusa, Emilia Barrile “riceveva da Sergio Bommarito, per sé o per altri, utilità o ne accettava la promessa: in particolare, otteneva la stabilizzazione lavorativa o, comunque, migliori condizioni economiche, in favore di Angela Costa, collaboratrice presso I’impresa del Bommarito (e prestanome della Barrile nel ruolo di amministratore della cooperativa Peloritana Servizi), nonché la promessa di assunzione, presso una impresa del medesimo Bommarito, della propria figlia Stefania, ed un contributo in denaro in favore della squadra di pallamano ove militavano le di lei figlie”. Concorrente morale, istigatore o “rafforzatore del proposito criminoso di Barrile”, l’immancabile consigliere-consigliore Ardizzone.

Anche l’ATM, Azienda Trasporti Municipalizzata, controllata dal Comune di Messina, sarebbe stata oggetto di interessi illegittimi da parte dell’ex Presidente del consiglio comunale. Secondo gli inquirenti, infatti, Barrile avrebbe fornito a Daniele De Almagro, direttore amministrativo dell’A.T.M., documentazione amministrativa concernente i rapporti tra il Comune di Messina e I’Azienda “senza che costui ne facesse richiesta ufficiale”; “nel rimarcare il suo ruolo di Presidente consigliere comunale più votato, e nel promettere, segretamente, a De Almagro sostegno politico, benché egli fosse riconducibile allo schieramento a sostegno della Giunta comunale, a lei avverso, per un eventuale rinnovo o conferma nell’incarico di direttore amministrativo della predetta azienda municipalizzata; induceva De Almagro, pubblico ufficiale, che abusava della sua qualità e dei suoi poteri relativi all’ufficio pubblico ricoperto, a corrispondere indebitamente ad altri una utilità economica; in particolare, De Almagro segnalava alla Temporary S.p.A. – affidataria per conto dell’A.T.M. della procedura per la selezione di personale da adibire a conducente di autobus presso I’Azienda – i i nominativi di tre soggetti, indicati dalla Barrile, che avrebbero dovuto superare la selezione, uno dei quali, Francesco Macrì, veniva indebitamente collocato in graduatoria in posizione utile, e successivamente assunto dalla società, ottenendo la relativa retribuzione”.

Infine viene contestato ad Emilia Barrile, Marco Ardizzone, Giovanni Luciano, Angela Costa, Carmelo Pullia e Francesco Clemente di “avere preso parte ad un’associazione per delinquere finalizzata alla commissione di plurimi delitti contro la pubblica amministrazione, in special modo (…) Barrile ed Ardizzone, attraverso la gestione delle cooperative Universo e Ambiente e Peloritana Servizi; Luciano, intervenendo sugli uffici dell’A.M.A.M. per turbare le gare affidate da detta azienda pubblica, con il compito di gestore operativo delle cooperative ed esecutore delle direttive impartite da Barrile ed Ardizzone; Angela Costa quale prestanome di Barrile e Ardizzone nell’ambito della cooperativa Peloritana Servizi; Pullia con il compito di intervenire sui lavoratori della cooperativa Universo e Ambiente per reprimere proteste e rivendicazioni, e con il ruolo di protettore della Banile, incaricato di tutelarla, con ricorso ad atteggiamenti intimidatori, dalla irruenza dei soggetti appartenenti a vari contesti criminali, con i quali ella veniva a contatto, ed ai quali faceva favori; Clemente con iI compito di consigliere della Barrile, svolgendo nei confronti del gruppo attività utili (anche con il procacciamento di contatti tra la Barrile ed esponenti della locale classe imprenditoriale, nell’interesse dei quali ella dispiegava la sua influenza, al fine di ottenere vantaggi economici e di propaganda politica), e concorrendo nella realizzazione dei delitti fine indicati in rubrica, finalizzati ad una crescita della posizione economica e politico-clientelare della Barrile. Barrile ed Ardizzone con il ruolo di capi, promotori”. Quest’ultimo deve anche rispondere di detenzione abusiva di due pistole, di “modello e calibro allo stato non individuati”.

Del reato previsto dall’art. 512 bis del codice penale (trasferimento fraudolento di valori) devono rispondere in concorso gli indagati Michele Adige, Carmelo “Elio” Cordaro, Vincenzo Pergolizzi, Stefania Pergolizzi, Teresa Pergolizzi, Vincenza Merlino e Sonia Pergolizzi. “In più occasioni, Pergolizzi Vincenzo, titolare effettivo della impresa PER. EDIL. s.r.l. e della CO.STE.SON. s.r.l.. attribuiva fittiziamente a terzi la proprietà delle imprese e, poi, dei beni immobili già costituenti il patrimonio sociale, al fine di eludere le disposizioni di legge in materia di misure di prevenzione patrimoniale ovvero di agevolare la commissione di uno dei delitti di cui agli articoli 648, 648-bis e 648-ter del codice penale”, riporta il PM Fabrizio Monaco. “In particolare, su istigazione o determinazione di Pergolizzi Vincenzo, Cordaro Elio, con atto del 24.3.2016, diveniva socio di maggioranza della PER.EDIL. s.r.l., acquistando le quote di proprietà di Pergolizzi Stefania, e, quale amministratore della impresa, concludeva plurimi atti di compravendita: alla ER.GI. Costruzioni s.r.l., intestata ad Adige Michele e Pergolizzi Teresa, venivano ceduti dalla PER.EDIL. s.r.l.. con atto del 2.2.2017, sei immobili siti in Messina, a fronte di un debito inesistente pari ad € 70 mila, gravante sulla PER.EDIL s.r.l. nei confronti del medesimo Adige Michele; alla ER.CI.COSTRUZIONI s.r.l.. intestata ad Adige Michele e Pergolizzi Teresa, con atto del 12.5.2017, venivano ceduti, dalla PER.EDIL. s.r.l., sette immobili siti in Messina (un appartamento e sei posti auto) per un prezzo pari ad euro 90 mila (di cui 30 mila già versati); alla ER.GI. Costruzioni s.r.l., con atto del 5.7.2017, venivano ceduti dalla PER.EDIL. s.r.l. due ulteriori immobili siti in Messina (due aree urbane), per un prezzo pari ad euro 5mila, versati con un assegno; a Merlino Vincenza, venivano ceduti, dalla PER.EDIL. s.r.l., con atto del 23.5.2017, 13 immobili siti in Messina a fronte di un debito inesistente pari ad € 280 mila, gravante sulla PER.EDIL. nei confronti di Merlino Vincenza; alla Co.Ste.Son. s.r.l. – riconducibile a Sonia e Stefania Pergolizzi – con atto del 2.5.2017, veniva ceduto dalla PER.EDIL. s.r.l. I’immobile sito in Milazzo, via Nardi (ove vi è la sede di Co.Ste.Son.), per un prezzo di 20 mila euro, a fronte di un valore almeno pari ad € 110.000; alla ER.GI. Costruzioni s.r.l., con atto del 19.5.2017, veniva ceduto dalla Co.Ste.Son. s.r.l. un appezzamento di terreno sito in Roma, della superficie effettiva di circa mq. 2.106, al prezzo di € 8l.967,21 oltre I.v.a.; alla Co.Ste.Sson. s.r.l., con atto del 26.9.2017, venivano ceduti dalla PER.EDIL. s.r.l. in liquidazione, rappresentata da Vincenzo Pergolizzi, tre immobili, siti rispettivamente in Messina via Ducezio, in Torregrotta, viale Europa ed in Gualtieri Sicaminò, contrada Canali, aventi un valore superiore al corrispettivo pattuito, pari ad euro 23.600.00, a titolo di penale, quale datio in solutum, per il mancato adempimento di un impegno al trasferimento di un immobile, risalente all’anno 2010”.

Infine, la Procura accusa Michele Adige, Carmelo Cordaro, Vincenza Merlino, Vincenzo, Stefania, Sonia e Teresa Pergolizzi, “al fine di sottrarre le società PER.EDIL. s.r.l. e Co.Ste.Son. s.r.l. al pagamento delle imposte sui redditi o sul valore aggiunto, ovvero di interessi e sanzioni relativi a dette imposte”, di avere alienato e/o acquistato “simulatamente gli immobili indicati al capo che precede, compiendo altri atti fraudolenti su detti beni e sulle quote societarie, in modo da rendere in tutto o in parte inefficace la procedura di riscossione coattiva”.

 

DI SEGUITO ALCUNE DELLE DECINE DI ARTICOLI PUBBLICATI DAL NOSTRO QUOTIDIANO SULL’INDAGINE E SUL PROCESSO, SEGUITO PASSO DOPO PASSO.

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