Corruzione in atti giudiziari. L’ex pm Canali davanti al gup il 15 gennaio 2020

7 Novembre 2019 Inchieste/Giudiziaria

La Procura di Reggio Calabria, rappresentata dal procuratore aggiunto Gaetano Paci, ha chiesto il rinvio a giudizio dell’ex pm di Barcellona Pozzo di Gotto (poi anche giudice a Milano), Olindo Canali, chiamato a rispondere di corruzione in atti giudiziari per favorire Cosa nostra. Il reato contestato sarebbe avvenuto tra il 1997 e il 14 aprile 2000, in merito alle attività che Canali svolse in relazione al primo processo per il triplice omicidio Geraci-Raimondo-Martino del 4 settembre 1993. Accusati del delitto erano Carmelo D’Amico, oggi collaboratore di giustizia che con le sue dichiarazioni ha tirato in ballo il magistrato, e Salvatore Micale e Canali si occupò del caso come “applicato” alla Procura di Messina. Secondo i pm, Canali “avrebbe accettato per sé la promessa e quindi ricevuto la somma di denaro di cento milioni di lire al fine di compiere atti contrari ai propri doveri d’ufficio nell’ambito del suddetto procedimento”. Inoltre quella somma sarebbe stata “consegnata in due distinte occasioni”. Dunque, secondo quanto ricostruito dalla Procura reggina, D’Amico, tramite Rugolo, avrebbe indotto la moglie di una delle vittime del triplice omicidio, che lo aveva riconosciuto tra i killer, a ritrattare al processo d’assise, nel 1998. E Canali non avrebbe proposto entro i termini di scadenza l’atto di appello contro la sentenza assolutoria di primo grado per D’Amico e Micale, depositando l’atto di impugnazione il 7 aprile pur apponendo la data di effettiva scadenza che era fissata per il 3 aprile 2000, per poi rinunziare all’impugnazione il 14 aprile 2000 per “errore di calcolo”. Inoltre Canali avrebbe omesso di avvertire dei vari passaggi il titolare del procedimento di allora, l’ex sostituto della Dda di Messina Gianclaudio Mengo, ed il capo della Procura Luigi Croce. Il secondo caso di corruzione in atti giudiziari vi sarebbe stato tra il 2008 ed il 2009, in concorso con Rugolo, D’Amico ed il boss Gullotti. Nello specifico riguarda il processo “Mare Nostrum” dove lo stesso Canali testimoniò davanti alla Corte d’Assise d’Appello di Messina, e l’indagine per l’omicidio di Beppe Alfano. Secondo quanto scritto nel capo di imputazione Canali “avrebbe accettato per sé la promessa della consegna di denaro di trecentomila euro, della quale riceveva una prima parte di cinquantamila euro”, sempre da D’Amico, per cercare di “ammorbidire” la posizione di Gullotti al processo, in particolare in riferimento a quella nota lettera “anonima” che Canali aveva scritto, in cui si diceva che la condanna del boss fosse ingiusta e che fosse necessario un processo di revisione. Nell’anonimo in particolare si sollevavano dubbi sull’attendibilità di un testimone che aveva deposto contro Gullotti, Maurizio Bonaceto. Intanto, in vista del processo che vedrà la prossima udienza davanti al Gup il 15 gennaio, Sonia Alfano, figlia del giornalista, ha già annunciato l’intenzione di costituirsi parte civile: “Io e i miei familiari ci costituiremo parte civile nel processo al magistrato Olindo Canali, perché un episodio di corruzione contestato dalla Dda di Reggio Calabria riguarda l’aiuto che Canali avrebbe dato, a pagamento, per far ottenere al boss Gullotti il giudizio di revisione per l’assassinio di mio padre. E il giudizio di revisione è stato aperto proprio qualche mese fa sulla scorta di due scellerati memoriali di Canali”. “Ora – ha aggiunto la Alfano – mi aspetto che l’Anm voglia prendere le distanze da quell’imbarazzante magistrato e soprattutto che il Csm intervenga tempestivamente nei confronti di Canali. Le accuse della Dda di Reggio Calabria nei suoi confronti, infatti, sono ben più gravi di quelle che nelle settimane e nei mesi scorsi hanno portato alla destituzione della giudice Saguto dalla magistratura e alla sospensione dalle funzioni per il pm Luca Palamara“.

 

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