I NOMI, I DETTAGLI, IL VIDEO – Corruzione al Comune di Taormina. Arrestato avvocato La Face e notificato divieto di dimora ad un ex dirigente pubblico. Si appropriavano delle somme dovute per il servizio idrico dagli utenti morosi

15 Novembre 2019 Senza categoria

 

Il Comune di Taormina gli aveva affidato il compito delicato di recuperare i soldi dei tanti morosi che non pagavano l’acqua. Lui si era dedicato giorno e notte all’incarico, era riuscito a incassare quasi un milione di euro, però quei soldi li aveva versati sul suo conto. Questa mattina, i finanzieri del comando provinciale di Messina hanno arrestato l’avvocato Francesco La Face, 60 anni, il gip gli ha imposto i domiciliari ritenendolo responsabile dei reati di peculato e corruzione. L’indagine coordinata dalla procura diretta da Maurizio de Lucia ha fatto scattare anche un secondo provvedimento, per il dirigente comunale oggi in pensione Giovanni Coco, 67 anni: per lui il giudice delle indagini preliminari ha disposto il divieto di dimora a Taormina.

Arriva pure un maxi sequestro di beni, per recuperare quanto sottratto alle casse pubbliche: sigilli a tre immobili dell’avvocato e ad alcuni conti bancari del dirigente in pensione, che avrebbe intascato una mazzetta da 26 mila euro per non segnalare quanto avveniva.

L’inchiesta del comando provinciale oggi diretto dal colonnello Gerardo Mastrodomenico è nata casualmente, dopo una verifica fiscale nello studio del professionista di Taormina. Nell’abitazione del dirigente comunale è stato invece trovato un “pizzino” che per l’accusa prova i rapporti illeciti fra i due indagati. Ma anche molti altri sapeva e tacevano. Scrive la Guardia di finanza in una nota diffusa stamattina: “Questa strutturata ed indisturbata attività di sistematica appropriazione di denaro pubblico risultava nota a molti impiegati, come emerge dal contenuto delle intercettazioni, purtroppo però, come spesso le cronache giudiziarie registrano, l’omertà e la connivenza dei pubblici dipendenti sono diventati il volano del perpetrarsi nel tempo delle condotte illecite”.

LE INTERCETTAZIONI

“Sono i soldi che gli hanno lasciato e lui se li è versati sul suo conto”. Anche intorno a questa intercettazione, carpita dalla guardia di finanza, ruota l’indagine che ha consentito l’arresto dell’avvocato Francesco La Face, incaricato dall’amministrazione comunale di Taormina di riscuotere le somme dovute per la fornitura dell’acqua nei confronti degli utenti morosi. Secondo l’accusa il professionista, invece di versare nelle casse comunali gli importi riscossi, se ne sarebbe appropriato.

Insieme a La Face coinvolto l’ex responsabile dell’Area Servizi Generali e dell’Ufficio Riscossione del Servizio acquedotto del Comune di Taormina, Giovanni Coco, al quale è stato notificato un divieto di dimora a Taormina,

Ancora una intercettazione che ricostruisce il modus operandi: “C’erano persone che andavano… pagavano contante… loro registravano il pagamento e poi non li versavano al Comune…”.

Il comunicato della Guardia di Finanza 

I finanzieri del Comando Provinciale di Messina hanno arrestato un noto avvocato e notificato un divieto di dimora nel comune di Taormina ad un ex dirigente comunale, ora in pensione, ritenuti responsabili dei reati di peculato e corruzione, per essersi appropriati delle somme relative al servizio idrico versate dagli utenti morosi.

L’operazione scaturisce da una complessa attività d’indagine, eseguita dai militari della Compagnia di Taormina e coordinata dal Gruppo delle Fiamme Gialle di Messina, che ha portato all’emissione di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari, su richiesta della Procura della Repubblica di Messina.

Nell’ambito della stessa operazione sono stati sequestrati, altresì, beni immobili e disponibilità finanziarie per un valore complessivo di oltre ottocento mila euro.

Le indagini hanno consentito di accertare che l’avvocato, nella sua qualità di incaricato dall’Amministrazione Comunale alla riscossione delle somme dovute per la fornitura dell’acqua nei confronti degli utenti morosi, unitamente al Responsabile dell’Area Servizi Generali e dell’Ufficio Riscossione del Servizio acquedotto del Comune di Taormina, omettevano di versare nelle casse comunali gli importi riscossi per il pagamento delle utenze idriche, appropriandosi, negli anni, di un importo vicino al milione di euro. 

L’attività investigativa trae origine dall’analisi di dati ed elementi acquisiti dalle Fiamme Gialle taorminesi nell’ambito di una verifica fiscale nei confronti del citato professionista ed ha evidenziato come l’ex dirigente comunale, in cambio di denaro e di altre utilità, del valore pari a circa € 26.000,00, individuate attraverso accertamenti patrimoniali, si fosse totalmente sottomesso all’avvocato.

In sede di perquisizione, peraltro, presso l’abitazione dell’ex dirigente comunale, è stato rinvenuto e sequestrato un “pizzino”, rappresentativo della giustificazione concordata tra gli attori per creare una giustificazione – ovviamente solo apparente – alla tangente ricevuta.

 

Più in particolare, il legale, grazie alla complicità del predetto responsabile dell’ufficio idrico, che pertanto ometteva la prevista attività di controllo, giungendo anche ad inserire nel sistema informatico comunale “AcqueWin” – da qui il nome dell’operazione – dati falsificati, negoziava direttamente sul suo conto corrente personale gli assegni degli utenti morosi (comportamento definito dallo stesso giudice come “inquietante”), ovvero si faceva pagare “in contanti”, a fronte di uno sconto all’utente, nell’ottica di non lasciare traccia degli importi ricevuti.

La cosa ancora più grave, tuttavia, appare come tale strutturata ed indisturbata attività di sistematica appropriazione di denaro pubblico risultasse nota a molti impiegati della macchina comunale della Perla dello Jonio, come emerge dal contenuto delle intercettazioni, ma purtroppo, come spesso le cronache giudiziarie registrano, l’omertà e la connivenza dei pubblici dipendenti divenivano il volano del perpetrarsi, nel tempo, delle condotte illecite. 

Secondo ipotesi d’accusa, proprio il connubio criminale oggi disvelato consentiva al legale di riuscire a mantenere l’incarico, sin dal lontano 1995, nonostante i vari avvicendamenti delle amministrazioni comunali, continuando, in tal modo, a perseverare in maniera indisturbata nella sua azione criminogena.  

In sintesi, considerato il valore probatorio degli elementi raccolti nel corso dell’attività d’indagine, rilevato il rischio di reiterazione delittuosa da parte degli indagati, l’Autorità Giudiziaria peloritana ha disposto la misura degli arresti domiciliari nei confronti dell’avvocato F.L.F., cl. 59, e del divieto di dimora nel Comune di Taormina (ME) nei confronti dell’ex dirigente comunale G.C., cl. 52, in pensione dal 31 dicembre scorso, prevedendo, altresì, il sequestro per equivalente delle somme costituenti il profitto di peculato ed il prezzo della corruzione, per un importo complessivo pari a 817.000 euro.

Nella mattinata odierna, pertanto, i Finanzieri hanno dato esecuzione al provvedimento e sequestrato n. 3 unità immobiliari di proprietà del professionista e, tra le altre, le somme maturate dall’ex dirigente a titolo di trattamento di fine servizio a seguito della cessazione del rapporto di lavoro. Trattasi del primo caso di misura cautelare reale della specie nella provincia di Messina.

L’operazione odierna testimonia l’impegno della Guardia di Finanza e della Procura della Repubblica di Messina nella lotta alla corruzione, a salvaguardia del corretto utilizzo delle risorse pubbliche e per rilanciare l’economia locale.

Tutelare i cittadini onesti e pretendere correttezza nello svolgimento dei servizi pubblici significa garantire alla comunità locale migliori condizioni di vita, anche contenendo possibili aumenti esponenziali dei costi di gestione della macchina pubblica, magari a causa di comportamenti illeciti di dipendenti infedeli.