Pd: De Domenico era ineleggibile. Sentenza del Tribunale di Palermo. Laccoto torna all’Ars, forse…

15 Novembre 2019 Senza categoria

Il deputato messinese all’Ars Franco De Domenico non era eleggibile e dovrà essere sostituito da Pippo Laccoto: così ha deciso il tribunale di Palermo. La sentenza non è però esecutiva e De Domenico ha già annunciato che ricorrerà in appello. Tutto fermo, dunque: una stasi che però accende e non poco lo scontro fra i due deputati messinesi per lo scranno all’Assemblea regionale.

La sentenza del tribunale non lascia spazio a dubbi: “Accertata l’ineleggibilità di Francesco De Domenico alla carica di deputato…”. Così si legge nella sentenza che accoglie il ricorso presentato poco dopo le ultime Regionali. E una volta accertata l’ineleggibilità, il tribunale “sostituisce al candidato proclamato De Domenico il candidato Laccoto Giuseppe”.

E’ totalmente a favore dell’attuale sindaco di Brolo il giudizio di primo grado che era stato sospeso per una questione di incostituzionalità sollevata di fronte alla Consulta, che si è poi espressa a favore dei ricorrenti e quindi di Laccoto. La sentenza però verrà impugnata da De Domenico: per questo il ritorno di Laccoto resta in standby.

Si infuoca così lo scontro fra i due big messinesi del Pd, sorto poco dopo il novembre del 2017. Elezioni vinte da De Domenico, che però era direttore generale dell’università di Messina, carica per la quale, secondo la Consulta e il tribunale di Palermo, era ineleggibile. Secondo la legge regionale 29 del 1951, i dirigenti degli enti regionali, anche senza scopo di lucro, che godono di contributi regionali…”, scrive il tribunale, non possono essere eletti, e De Domenico era direttore generale di un ateneo che gode di contributi regionali.

Questo, dunque, il primo esito della vicenda giudiziaria sollevata subito dopo le elezioni dai ricorrenti Pietro Giuseppe Catanese, Paola Iacopino e Giuseppe Ruffino. Una sentenza che rafforza il peso politico di Laccoto, che potrebbe essere tentato dal passaggio con Renzi. Un peso però ridotto dal ricorso già annunciato da De Domenico, che allungherà i tempi del ritorno all’Ars, ancora da determinare definitivamente, del sindaco di Brolo. E il braccio di ferro tra i due messinesi si inasprisce: “Fare appello dopo tutte queste pronunce sarebbe strumentale, con tutte le conseguenze del caso, e in ogni caso la sentenza è esecutiva”, sottolinea Laccoto.

Ed è scontro anche sull’esecutività della sentenza, negata dall’ex direttore generale dell’università. L’attuale sindaco di Brolo era stato deputato Pd all’Ars ininterrottamente dal 2006 fino alle scorse elezioni, perse da Laccoto nonostante i 7.608 voti ottenuti, Franco De Domenico aveva incassato, infatti, ben di più: 11.224 voti. Quest’ultimo, alla sua prima candidatura, non si era però dimesso dalla direzione dell’Università, così che subito è entrato all’Ars con la spada di Damocle del ricorso sulla testa e adesso è costretto a incassare una prima sentenza negativa, perfino sostenuta dalla pronuncia della Consulta. Ma De Domenico non demorde: “Sono abituato a rispettare le regole della giustizia per cui le sentenze non si commentano ma si appellano – dice il deputato del Pd – e siccome la legge lo consente farò appello, perché convinto delle mie ragioni e della legittimità della mia elezione”.

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