I NOMI: La strage di Barcellona, la rabbia dei parenti in ospedale. “Ora diteci perché sono morti”

21 Novembre 2019 Cronaca di Messina

“Per i lavori difficili chiamavano sempre lui. E non si tirava mai indietro”, piange Mehrez Mouniz all’ingresso dell’ospedale di Milazzo. E’ il cognato di Mohamed Taeher Mannai, 39 anni (foto), una delle cinque vittime della tragedia di Barcellona Pozzo di Gotto, una fabbrica di fuochi d’artificio saltata in aria ieri pomeriggio. “Cos’è successo per davvero? – ripete Mehrez Mouniz – devono dirci cos’è successo. Mohamed e i suoi compagni non meritavano di fare quella fine. Lui era in Italia da dieci anni, era arrivato dalla Tunisia con tante speranze, pochi mesi fa si era sposato, voleva costruire una famiglia e adesso tutto è finito. Devono dirci perché”.

Mohamed e i suoi tre compagni deceduti con lui lavoravano per una ditta che stava installando delle porte in ferro a ridosso dei capanni dei fuochi d’artificio. Forse una scintilla ha innescato l’inferno. Mohamed è stato uno dei primi ad essere ritrovato dai vigili del fuoco fra le macerie di contrada Cavalieri-Femminamorta. I resti dell’ultima vittima, Giovanni Testaverde, 34 anni, dipendente di Costa, sono invece emersi solo a tarda sera. Mentre al pronto soccorso di Milazzo i parenti ancora speravano. “Glielo dicevo di non andare a fare quel lavoro così rischioso, lui che ha due bambini – dice la suocera, Concetta Rullo – Prego il Signore che possa fare il miracolo”. Ma alle 23 un maresciallo dei carabinieri si avvicina ai parenti. “Abbiamo capito”, sussurra la sorella di Testaverde in lacrime. Arriva il padre dell’operaio, sviene, viene soccorso dei sanitari del pronto soccorso.

Pochi metri più avanti, in corridoio, si disperano anche i parenti di un’altra vittima, Fortunato Porcino, 36 anni. “Perchè, perchè”. Nella tragedia di ieri pomeriggio sono morti Vito Mazzeo, che aveva 23 anni, e Venera Mazzeo, 71 anni, la moglie del titolare della fabbrica di fuochi d’artificio. “Vogliamo giustizia”, ripetono i parenti degli operai. “E adesso spero che l’Italia si occupi della giovane moglie di Mohamed”, dice ancora il cognato. “Aveva fatto richiesta per il permesso di soggiorno, che non era ancora arrivato. Mohamed si sentiva italiano, ha dato tanto a questa terra, in provincia di Messina in tanti lo conoscevano e lo stimavano per i suoi lavori, era un saldatore esperto e non riesco proprio a capire cosa sia accaduto”.

Sul fronte dei feriti e dei superstiti, è salvo il titolare della ditta, Vito Costa mentre sono rimasti feriti i figli Nino, che ha riportato gravi ustioni di secondo e terzo grado alle gambe ed è stato trasferito al Centro Grandi Ustioni di Palermo. Bartolomeo, 37 anni, l’altro figlio di Vito, è ricoverato all’ospedale Fogliani di Milazzo, mentre migliorano le condizioni di Nino Bagnato, ricoverato al centro grandi ustioni di Catania, figlio del titolare della ditta che stava effettuando i lavori.

Il sopralluogo dei carabinieri e dei vigili del fuoco è proseguito per tutta la notte in contrada Femminamorta. Questa mattina arriveranno gli investigatori del Ris di Messina e gli specialisti del nucleo investigativo antincendi. Il procurataore di Barcellona, Emanuele Crescenti, indaga per strage colposa, al momento contro ignoti.

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