SCONTRO DE LUCA-LUIGI GENOVESE: TRA “FETIDA” POLITICA E “NEMICI DA INFANGARE”

9 Gennaio 2020 Senza categoria

Una mattinata in cui non se le sono mandate a dire, Cateno De Luca e Luigi Genovese. Il primo ha iniziato a tirare colpi, sostenendo che al termine delle consultazioni coi consiglieri comunali per la costituzione dell’intergruppo e l’adesione alla piattaforma programmatica “Cambio di passo”, sarebbe emerso che l’unica forza che vorrebbe andare al voto, è la componente d’aula che fa riferimento al deputato regionale di Ora Sicilia. A stretto giro di posta la risposta di Genovese jr, che ha accusato il sindaco di “terribile piglio antidemocratico”, lo ritiene responsabile di un “processo inarrestabile di imbarbarimento espressivo e sostanziale della politica”,  prende le difese dell’autonomia del consiglio comunale: “se questo il sindaco non riesce ad accettarlo, allora si dimetta”, prima di concludere sprezzante di “evitare di abbassarmi a certi livelli di interpretazione della dialettica politica”.

“Lunedì scorso, rivolgendomi al Presidente della Repubblica, nel corso della seduta di commemorazione di Piersanti Mattarella, a 40 anni dalla sua uccisione, tra i vari passaggi che ho espresso, uno riguardava il processo inarrestabile di imbarbarimento espressivo e sostanziale della politica. E ancora la cultura della demonizzazione dell’avversario politico, dell’inasprimento dei toni e della volgarizzazione del ruolo che gli eletti dal popolo, a tutti i livelli, sono chiamati ad interpretare. Pensavo anche al sindaco di Messina, in quel momento, mentre pronunciavo quelle parole. Quel De Luca che adesso, dopo la fallimentare proposta dell’”intergruppo”, rispedita al mittente dalla quasi totalità delle forze politiche presenti in Consiglio Comunale, non può far altro che riprendere il filo della sua memorabile campagna elettorale, condita da tram volanti, attacchi personali e volgari, yacht inesistenti, manette appese alla porta della sua segreteria, partecipate da cancellare (poi moltiplicatesi), dietrologie, “tricicli”, “sedute spiritiche”, teorie del complotto, ma soprattutto dallo sventolio costante del “fantasma Genovese”, adesso rispolverato per mascherare goffamente la sua incapacità di accettare il concetto stesso di avversario politico, che nella sua filosofia di bassa lega diventa un nemico da infangare e ridicolizzare”.

“Il sindaco De Luca, nei suoi 18 mesi di governo della città, ha cavalcato un terribile piglio antidemocratico attraverso cui prova costantemente ad annichilire il principale organo collegiale della città: minacce e ritorsioni nei confronti del Consiglio Comunale sono la costante della sua azione politica declinata all’ “Io Sono”. Adesso, al cospetto della palese contrarietà espressa dalle forze politiche di accettare a scatola chiusa il sostegno alla sua azione amministrativa, non rimaneva altro da fare, al sindaco De Luca, che ricreare un processo di polarizzazione del dibattito pubblico: o con me o con Genovese. Ridicolo e denigrante. Una “strategia” che squalifica un sindaco che sempre più spesso dimentica di rappresentare uno dei più popolosi, illustri e blasonati comuni del Mezzogiorno italiano. La città che lo ha accolto e in parte votato, e che per lui, nonostante ciò, non rappresenta, come dovrebbe, un punto di arrivo ma un trampolino da utilizzare per far dilagare la sua smisurata ambizione personale. Sulle idiozie sviscerate nel corso della sua campagna elettorale per le amministrative del 2018 non mi ero pronunciato: ho scelto di farlo per evitare di abbassarmi a certi livelli di interpretazione della dialettica politica in cui non mi riconosco e mai mi riconoscerò. Ho anche detto pubblicamente, all’indomani della sua elezione, che da quel momento De Luca sarebbe stato “il mio sindaco”. Poco più avanti, ho pure manifestato il mio sostegno all’operazione volta all’eliminazione delle baracche. A tutto ciò, va aggiunto che i gruppi politicamente vicini al sottoscritto, hanno sostenuto quest’amministrazione nel merito delle proposte e continueranno a farlo. Inutile, pertanto, che De Luca scriva “Luigi Genovese vuole rimettere le mani sulla città” (ma quando, peraltro, avrei messo “le mani sulla città”?) perché il punto chiave è un altro: i consiglieri comunali, nell’esercizio delle proprie funzioni, pretendono semplicemente che De Luca non governi questa città a mani libere”.

“Questa, piaccia o meno a De Luca, si chiama dialettica democratica. E se questo il sindaco non riesce ad accettarlo, allora si dimetta, perché Messina non può permettersi che questa paralisi politico-amministrativa si protragga ancora per molto. Ma guarda caso, dopo aver preso atto di non potere controllare il Consiglio Comunale attraverso la risibile tecnica della minaccia di dimissioni, il sindaco, piuttosto che prenderne atto e farlo davvero, quel passo indietro, si scaglia contro il sottoscritto e contro quei consiglieri che – evidentemente a differenza sua – non sono affetti da “poltronite” e con senso di responsabilità ritengono che Messina meriti un governo che possa tracciare una strategia e una visione di futuro che non riduca l’attività di governo ad una inconsistente attività di gestione. Il giochino della demonizzazione di Genovese non può sortire più alcun effetto sulla cittadinanza, nemmeno sui suoi sostenitori. È bene che il sindaco De Luca ne prenda atto”.

Nel controbattere, De Luca chiama in causa terzi: “Tutti i consiglieri comunali sanno che dalla segreteria Genovese sono arrivate pressioni e convocazioni di alcuni consiglieri comunali nelle settimane scorse per far saltare gli equilibri costruiti con il “Salva Messina”. La segreteria Genovese non ha ostacolato il Salva Messina anzi, ha consentito ai propri consiglieri comunali di avallarlo ad ottobre 2018 perché affetta dalla sindrome del “Vai avanti tu cretino che a me viene da ridere”.La segretaria Genovese infatti, era convinta che il “Salva Messina”sarebbe stata la tomba del Sindaco De Luca perché troppo ambiziosi gli obiettivi fissati dallo stesso Sindaco.

Di tutto si può dire ma nessuno può negare che il “Salva Messina” non solo è stato attuato ma si sono create anche le condizioni per uscire nel 2022 dal piano di riequilibrio finanziario pluriennale con ben 11 anni di anticipo rispetto al programmato cioè il 2033.

Tra questi debiti ereditati (oltre 500 milioni di euro) ci sono anche oltre 10 milioni di euro di derivati inventati dalla sindacatura Genovese nel 2006 che ha causato oltre 30 milioni di euro di danni alla comunità.

Il Sindaco deve avere le mani libere perché la legge non consente a nessuna segreteria politica ne’ familiare, come la segretaria genovese, di condizionarne l’attività ed anche il Giovane Genovese se ne deve fare una ragione .

Il buon Luigi Genovese ed i suoi sodali ora lo stanno capendo e tirano calci ma preferisco le elezioni piuttosto che mettermi sotto l’ala protettiva di certa fetida politica”.

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