Vicino alla mafia, confiscati beni per 11 milioni a un imprenditore di Capizzi

13 Gennaio 2020 Inchieste/Giudiziaria

Confiscati beni per un valore di oltre 11 milioni di euro ad un imprenditore agricolo, indicato come esponente di cosa nostra. La confisca è stata effettuata dai carabinieri del comando provinciale di Enna e dal Gico della guardia di finanza di Caltanissetta, con il coordinamento della Dda di Caltanissetta a carico di Giacomo Stanzù, 59 anni di Capizzi (Me), residente a Valguarnera (En).

Stanzù è stato già condannato per reati legati alla criminalità organizzata e nel 2017 era stato disposto il sequestro di attività economiche, beni mobili e immobili, assicurazioni e conti correnti postali e bancari.

Stanzù era stato arrestato il 30 novembre 2011, nell’ambito di un’inchiesta per omicidio ed è stato condannato in via definitiva a 14 anni di reclusione. Il sequestro e, oggi la confisca ha riguardato 349 ettari di terreno, 3 società agricole, 8 fabbricati, 10 autovetture e diversi conti correnti postali e bancari, per un valore superiore a 11 milioni di euro.

Alcuni collaboratori di giustizia hanno riferito di costanti contatti tra Stanzù e gli esponenti della cosca di cosa nostra di Enna ma anche con il boss di Gela (Cl) Daniele Emmanuello, ucciso nel 2007 in un conflitto a fuoco con la polizia che aveva individuato il suo covo in territorio ennese.

I beni confiscati si trovano a Piazza Armerina, Aidone e Assoro, tutti in territorio ennese. A febbraio del 2018, nell’ambito dell’operazione antimafia «Nibelunghi» erano stati individuati e indagati i presunti prestanome di Stanzù.

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