L’inchiesta Nebrodi, il gip su Pecoraro: “Notaio compiacente, consapevole dell’apporto a boss”

15 Gennaio 2020 Inchieste/Giudiziaria

“Ampio e sistematico è stato il ricorso da parte del sodalizio alle prestazione professionali compiacenti” del notaio Antonino Pecoraro, finito agli arresti nell’operazione  ‘Nebrodi’ che ha portato in manette 94 persone. Pecoraro è accusato di concorso esterno in associazione mafiosa nell’operazione antimafia  sulle cosche dei Nebrodi.
“Infatti, in modo diffuso, detto soggetto,  ha stipulato atti molto peculiari, raffinati ed identici, spia di consapevolezza ed apporto alle associazioni mafiose – scrive ancora” il gip.
“Sono stati “inventati” atti di compravendita tra un presunto  dante causa dichiaratosi proprietario di determinate particelle per usucapione non accertato giudizialmente, ed un presunto avente causa, dichiaratosi disposto a propria volta ad acquistare a proprio rischio  tali particelle. Quasi inutile sottolineare – prosegue il gip – come il dante causa in tali casi abbia esibito un diritto inesistente su proprietà di ignari  soggetti terzi, consentendo tuttavia all’avente causa – grazie ai crismi formali dell’atto concluso – di avvalersi di un apparente  titolo (suscettibile di trascrizione, e per converso insuscettibile di contestazione da parte di un pur avveduto operatore C.A.A.) per reclamare l’erogazione dei contributi in agricoltura. L’estensione della metodologia ai due gruppi è una delle prove, con palesi scambi  di informazioni, di una predefinita spartizione “virtuale” del  territorio che consenta alle associazioni mafiose di non contendersi, con modalità conflittuali, particelle e titoli”.


L’inchiesta sui clan mafiosi dei Nebrodi, il Consiglio notarile: “Già avviati una serie di provvedimenti disciplinari”.

“In merito alla maxi operazione di arresto contro i clan mafiosi dei Nebrodi che vede il coinvolgimento del notaio Antonino Pecoraro, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa, il Consiglio notarile di Agrigento precisa che sin dal 2016 aveva avviato nei suoi confronti una serie di procedimenti disciplinari in conseguenza dei controlli effettuati periodicamente sull’attività dei notai.

I procedimenti riguardavano fittizie intestazioni di beni immobili attraverso il meccanismo dell’usucapione, non accertata giudizialmente, che si sono conclusi con la sanzione della sospensione temporanea dell’attività professionale disposta da parte della COREDI Sicilia – la Commissione regionale di disciplina dei notai presieduta da un magistrato. La COREDI contemporaneamente aveva comunicato alla Procura della Repubblica di Agrigento l’avvio dei procedimenti disciplinari.

Il Consiglio notarile di Agrigento ribadisce la propria disponibilità a collaborare con le Autorità competenti”.

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