LE RELAZIONI ‘OPACHE’ TRA BOMMARITO E LA BARRILE LE MOTIVAZIONI DELLA SENTENZA ‘TERZO LIVELLO’

24 Gennaio 2020 Inchieste/Giudiziaria

di Enrico Di Giacomo – Sono state depositate lunedì scorso le motivazioni della sentenza di uno dei processi più importanti degli ultimi anni a Messina nato dall’Operazione Terzo Livello del 2 agosto 2018, che ha scoperchiato un vero e proprio comitato d’affari in grado di intervenire presso uffici comunali o aziende partecipate, affinché le istanze avanzate dagli imprenditori “amici” venissero portate a buon fine. Tutto questo per acquisire consenso anche in prospettiva elettorale.

Abbiamo già trattato in un altro articolo i rapporti di Emilia Barrile con Marco Ardizzone, con i dipendenti pubblici oltre che con alcuni degli imprenditori di riferimento.

Una parte delle motivazioni della sentenza viene dedicata anche ai rapporti tra Sergio Bommarito, titolare della Fire, società leader nel recupero crediti stragiudiziali (che ha chiesto di usufruire della “messa alla prova ai servizi sociali”, evitando il processo) e l’ex presidente del consiglio comunale.

Ancora una volta sono le intercettazioni telefoniche a “svelare l’opaca trama delle relazioni affaristiche intrattenute con il Bommarito, nell’ambito di un rapporto connotato da spasmodici intrecci di favori e ricompense“, scrive il giudice Silipigni.

Da una conversazione dell’ottobre 2015 emerge – si legge sempre nella sentenza – “il malsano approccio di scambio di favori tra i due“.

Al centro della conversazione vi è l’interesse della Barrile di ottenere una sistemazione lavorativa stabile per la figlia, fino a quel momento assunta presso la Banca di Credito Peloritana, di cui Bommarito è importante azionista.

Bommarito assicura la Barrile “che sarebbe intervenuto per far collocare la figlia in una filiale di prossima apertura (a Taormina)”. E nel contempo l’imprenditore rappresenta alla donna le forti difficoltà che stava attraversando la Fire a causa della grave crisi idrica che aveva messo in ginocchio la città di Messina.

La Barrile promette il suo interessamento per garantire almeno un’autobotte da riservare alla sua ditta, contattando sia l’allora presidente dell’Amam Termini che Natale Micali, titolare della ditta Intercontinentale. In entrambi i casi riceverà risposte negative.

Dalle conversazioni successive emerge anche che la Barrile si era attivata presso gli uffici comunali dell’Urbanistica per risolvere una pratica di interesse di Bommarito (“due cose per Sergio”).

In una conversazione con Ardizzone, quest’ultimo invitava la Barrile a chiedere una macchina a Bommarito, approfittando del fatto che si stesse attivando a suo favore presso gli uffici comunali. E inoltre di chiedere (di pretendere!) la stabilizzazione di tale Angela, preannunciando iniziative addirittura ostruzionistiche nel caso in cui lo stesso non avesse dato corso immediato a tale richiesta.

Qualche giorno dopo era la Barrile a comunicare a Bommarito che la questione era stata sostanzialmente risolta attraverso il suo decisivo intervento, “mirando a riscuotere“, rinnovando una richiesta di favore e relativa al finanziamento della trasferta che vedeva protagonista la squadra di pallamano in cui giocava la figlia, e consistente nella richiesta di dazione di una somma di denaro per sostenere i relativi costi. I due si accordavano su un contributo pari a mille euro.

“Un pò di qua (Fiorino), un pò di là (Bommarito) – scrive il presidente estensore della sentenza Letteria Silipigni – la tenace e combattiva presidente del Consiglio comunale riusciva a “racimolare” somme di denaro per sostenere l’amatissima squadra di pallamano cittadina in cui – non è un dettaglio – giocavano le proprie figlie”.

I due successivamente affrontavano un altro argomento in cui la donna relazionava a Bommarito di avere esercitato le giuste pressioni sull’allora presidente dell’Amam Termini al fine di ottenere il pagamento preferenziale in favore dell’imprenditore di una serie di fatture emesse dalla Fire.

Sentito il 3 settembre 2019 Termini ha riferito di aver ricevuto pressioni, richieste e sollecitazioni da parte della Barrile per ottenere il pagamento di alcune fatture. Ragion per cui aveva ridimensionato i rapporti e gli incontri con la Barrile.

Dal tenore di una conversazione tra la Barrile e Termini “emerge come i due non nutrissero apprezzabili aspettative di riuscire a raggiungere l’obiettivo preso di mira, avuto riguardo alla scarsa considerazione che essi avevano del loro interlocutore (“definito buffone”)”. In ordine a tale profilo, “appare raggiunta la prova delle avvenute pressioni sul Termini al fine di agevolare il pagamento delle fatture per conto della Fire. Dal tenore della conversazione infatti emergeva una qualche resistenza del Termini di aderire alla richiesta di pagamento delle fatture della Fire. Quanto all’offerta di denaro che la Barrile avrebbe offerto a termini per la pratica, “essa appare assolutamente verosimile“.

La produzione documentale acquisita “consente di ritenere riscontrata l’ipotesi accusatoria”, e cioè l’avvenuta realizzazione delle reciproche pretese vantate rispettivamente da Bommarito e dal duo Ardizzone-Barrile.

“…Attraverso il solito modis agendi la Barrile ha fatto valere, ancora una volta, il proprio peso istituzionale sui funzionari comunali, ottenendo secondo la tempistica e le modalità da lei dettate, il provvedimento anelato dall’amico Bommarito”. “…Un intervento – quella della Barrile – contrario ai doveri d’ufficio perchè posto in essere su sollecitazioni del presidente del consiglio comunale (che di altro dovrebbe occuparsi e non certo di risolvere pratiche, qua e là negli uffici, a favore degli amici), che facendo leva sul proprio peso istituzionale orienta, prescrive, detta in ossequio alle richieste dei privati cittadini amici, tempi e modalità dell’azione amministrativa, così incidendo in termini fortemente pregiudizievoli sul buon andamento della macchina amministrativa e sulla sua imparzialità“.

“Insomma – conclude il giudice Silipigni – per un certo periodo, al Comune di Messina bastava essere amici della Barrile (e, per il vero, la donna, su consiglio interessato dell’abile Ardizzone, era in grado di selezionare con cura amici cui fare o promettere favori e da cui attendersi controprestazioni adeguate) per ottenere la cosiddetta corsia preferenziale nella trattazione e nel disbrigo di pratiche di proprio ed esclusivo interesse, in barba ai principi di eguale trattamento assicurato a tutti i cittadini, al divieto di trattamenti privilegiati e alla impermeabilità dell’azione amministrativa rispetto a contaminazioni, tutti principi volti a blindare la purezza dell’azione amministrativa rispetto a deprecabili attacchi che risultano tanto più insidiosi quanto più provengano dall’interno dello stesso apparato statale”.

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Enrico Di Giacomo

 

 

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