“TERZO LIVELLO”, ECCO LE MOTIVAZIONI DELLA SENTENZA: “Spregio ai più elementari canoni di legalità e logiche spartitorie dai contorni inquietanti”

24 Gennaio 2020 Inchieste/Giudiziaria

di Enrico Di Giacomo – Sono state depositate lunedì scorso le motivazioni della sentenza di uno dei processi più importanti degli ultimi anni a Messina nato dall’Operazione Terzo Livello del 2 agosto 2018, che ha scoperchiato un vero e proprio comitato d’affari in grado di intervenire presso uffici comunali o aziende partecipate, affinché le istanze avanzate dagli imprenditori “amici” venissero portate a buon fine. Tutto questo per acquisire consenso anche in prospettiva elettorale. Stampalibera, lo ricordiamo, ha seguito tutto il processo, raccontandovi udienza dopo udienza tutte le novità, le testimonianze, mostrandovi spesso documenti inediti.

Il ‘terzo livello’ finito sotto processo era un elaborato sistema politico-affaristico e clientelare, architettato dalla ex presidente del consiglio comunale Emilia Barrile e dal suo consigliere-consigliore Ardizzone, e che vedeva il pressing a tutto campo dell’esponente politica cresciuta all’ombra del ras Francantonio Genovese (già Pd, poi Forza Italia), per far conseguire un’occupazione precaria a parenti, amici e sostenitori in aziende pubbliche, cantieri navali, società di navigazione, esercizi commerciali, supermercati e cooperative del terzo settore.

Il 30 settembre è terminata l’istruttoria dibattimentale dalla durata record di nove mesi (il processo è iniziato infatti nel gennaio 2019), con la condanna di sedici imputati e una sola assoluzione davanti ai giudici della Prima Sezione (Presidente Letteria Silipigni, giudice a latere Simona Monforte e Rita Sergi).

Il giudice estensore della sentenza, la dott.ssa Letteria Silipigni, ha ricostruito in 268 pagine la storia del processo iniziando dalla genesi dell’inchiesta Terzo Livello che nasce come costola di un’altra indagine (Tekno) in cui veniva approfondita la posizione dell’ing. Francesco Clemente che veniva intercettato spesso con l’allora presidente del consiglio comunale Emilia Barrile.

Intercettazioni che svelarono “un sistema di sfruttamento della funzione pubblica da parte della Barrile” che il giudice definisce “imbarazzante e perverso” alla quale “Clemente appariva legato da un doppio filo, ossia quello della vicinanza politica e quello dell’impiego a fini privati e personali della ‘poltrona’ presidenziale”.

Ad ottobre 2015 veniva intercettata l’utenza dell’ex presidente del consiglio comunale che svelava e faceva emergere quella che i giudici definiscono una presenza “dirompente e ingombrante”; quella di Marco Ardizzone (definito “determinatore, istigatore e rafforzatore dei propositi criminosi della Barrile”) che veniva quindi monitorato dagli inquirenti. Centinaia le telefonate tra i due.

Il magistrato sottolinea come la tesi per cui la linea privata sarebbe servita a intrattenere soltanto rapporti privati in seguito alla relazione sentimentale dei due amanti “non convince affatto, perchè viziata sul piano logico”. “La relazione extraconiugale non è affare che riguarda le aule di giustizia, ma non è neppure tema che può essere seriamente invocato per giustificare l’ingiustificabile”.

Semmai – precisa il giudice – “Ardizzone e Barrile, consapevoli del contenuto illecito dei propri affari, temevano di essere intercettati dalle forze dell’ordine e non certo dai rispettivi coniugi”.

L’analisi delle conversazioni intercettate, unitamente alla documentazione acquisita ha consentito di “accertare una sistematica strumentalizzazione del ruolo politico ed istituzionale all’epoca ricoperto dalla Barrile per il raggiungimento di scopi assolutamente privati, per la crescita del suo consenso elettorale e per il ‘nutrimento’ di strutture cooperative a lei e ad Ardizzone sostanzialmente riconducibili e per il cui mantenimento i due imputati, in spregio ai più elementari canoni di legalità, si prestavano a logiche spartitori dai contorni a tratti per il vero estremamente inquietanti”.

“Barrile e Ardizzone si muovevano avvalendosi dell’ausilio di stretti e fidi collaboratori (Luciano, soggetto legato alla Barrile da storica amicizia e Carmelo Pullia, personaggio dal carnet delinquenziale di indiscutibile spessore, che ha mantenuto nonostante la sua lunga carcerazione e l’allontanamento da Messina di Ardizzone, saldi rapporti con quest’ultimo dal quale veniva appellato come “me frati”) su diversi fronti, tutti accomunati dall’accrescimento del consenso elettorale nell’ottica dell’incremento del potere clientelare della coppia che avrebbe loro consentito di acquisire sempre maggiore potere economico e contrattuale nei rapporti con le altre ‘forze’ cittadine e alla donna, di cui Ardizzone era vero e proprio ‘consigliere’, sempre più importane e carismatico peso politico ed istituzionale”.

L’ascesa al potere della Barrile – scrive ancora il giudice Silipigni – “era il fine ma soprattutto il mezzo per garantire a lei, al compagno Ardizzone, ai loro accoliti e a chiunque la sostenesse, il raggiungimento di obiettivi che altrimenti in un ordinamento democratico, non sarebbero stati perseguiti o comunque non lo sarebbero stati nelle medesime condizioni temporali e modali in cui in effetti sono stati accertati”.

In tale ottica si inseriscono i rapporti “anomali e opachi che finiscono con il tradursi in relazioni illecite tra la Barrile, istigata e rafforzata nel suo proposito criminoso dal solito Ardizzone, interessato al ritorno economico delle trattative, e personaggi della vita imprenditoriale cittadina che, in cambio di intercessioni, mediazioni, interventi, sollecitazioni, indicazioni richiesti alla donna, nella sua qualità, di eseguire presso i relativi uffici comunali di competenza in ordine a pratiche di loro interesse, promettevano o davano quale prezzo di tali interventi ricompense e vantaggi aventi natura patrimoniale destinati alla stessa, a persone a lei direttamente legate o comunque gravitanti nell’ambito del suo spazio di operatività e della quale ella stessa si faceva ‘sponsor'”.

E’ il caso degli imprenditori Pernicone, Pergolizzi, Fiorino e Bommarito, sui quali i giudici concentrano nelle motivazioni della sentenza, la loro attenzione.

Non dopo aver chiarito però la fattispecie del reato di ‘traiding in influence’, e che nel delitto di traffico di influenze illecite il rapporto deve essere necessariamente bilaterale. In particolare le condotte contestate “risultano connotate dalla plurisoggetività del contributo, elemento essenziale per la configurabilità del reato in esame”.

Da una parte ci sono i cosiddetti trafficanti di influenze illecite, cioè la Barrile e Ardizzone, considerati capi e promotori dell’associazione per delinquere.

Dall’altra parte si posizionano coloro i quali di volta in volta concordano le interferenze illecite sui pubblici ufficiali o funzionari e dirigenti comunali in relazione a pratiche e attività amministrative di loro interesse.

MEDIAZIONE GRATUITA

“Che si tratti di velocizzazione o di disincagliamento di pratiche, gli interventi posti in essere dalla Barrile fanno sempre centro, raggiungono diritti l’obiettivo prefissato, nella logica del conseguimento del prezzo delle mediazioni”.

Un importante passaggio della sentenza riguarda il ruolo avuto da funzionari e dirigenti comunali. Nelle motivazioni si specifica che “senza tema di smentita, la condotta contestata agli imputati si identifichi nella mediazione illecita ‘gratuita’”. Nessun dato autorizza infatti a ritenere che la Barrile abbia ricevuto la promessa o la dazione di utilità economica dai singoli soggetti interessati alle pratiche di volta in volta ‘attenzionate’, allo scopo di remunerare i pubblici funzionari la cui conoscenza e la cui vicinanza sfruttava, dato il ruolo politico istituzionale da lei ricoperto in quel momento”.

LA DEPOSIZIONE “INCOERENTE” DEL DIRIGENTE DE FRANCESCO.

E’ un giudizio pesante quello espresso dal giudice Silipigni nei confronti del dirigente comunale De Francesco che non avrebbe detto tutta la verità durante l’esame a cui è stato sottoposto durante il processo, tanto da aver mandato in procura per un ulteriore approfondimento la deposizione del dirigente resa nel dibattimento.

“Alla luce delle superiori considerazioni si dispone la trasmissione delle deposizione del teste Salvatore De Francesco al P.M.”.

Dopo aver ricostruito la vicenda della pratica amministrativa relativa alla concessione dello stato per il concerto dei Pooh, il magistrato scrive riferendosi ai rapporti tra De Francesco e la Barrile: “Allarmante e foriero di scenari a dir poco inquietanti è il passaggio della conversazione tra De Francesco e la Barrile nel quale il primo le rappresentava che sua presenza nell’ufficio non sarebbe stata più necessaria e la esortava a intervenire più li (in giunta comunale, ndr) che qui...”. E aggiunge, “In tale ottica, profondamente viziata da incoerenza rispetto al quadro cosi come plasticamente emergente dalla valutazione incrociata delle risultanze sopra passate in rassegna, appare la deposizione dibattimentale del De Francesco, nella parte in cui lo stesso ha ricordato di avere riferito nel corso dell’incontro del 10 maggio ai propri interlocutori che lui la proposta l’aveva predisposta ed inoltrata e che latro di sua competenza non avrebbe potuto fare. Tale affermazione è palesemente in contrasto con quanto emerso dalle risultanze probatorie…“. La conversazione successiva all’incontro inoltre, “non può assumere il significato che il teste ha inteso attribuirgli nel corso della sua deposizione, ossia quello di aver comunicato alla presidente del consiglio comunale che lui non aveva alcun atto di sua competenza da predisporre. Tale interpretazione mistifica il tenore, pur criptico, della conversazione che è invece chiaramente coerente con le incontrovertibili risultanze emergenti dalla documentazione acquisita“.

LE “INCURSIONI A GAMBA TESA”  DELLA BARRILE A DIPENDENTI E FUNZIONARI COMUNALI.

Una parte delle motivazioni della sentenza viene dedicata al rapporto di subalternità che si era instaurato tra Emilia Barrile e i dipendenti e funzionari comunali. Ecco di seguito tre passaggi della sentenza che definiscono in modo netto la situazione.

La Barrile, abusando della sua qualità, ha tenuto un consapevole contegno estremamente malizioso nei confronti dei dipendenti e dei funzionari comunali, soggetti già di per sé fisiologicamente indotti a ‘subire’ il peso della qualità istituzionale del richiedente, insinuando dubbi in ordine alla legittimità dell’attività svolta“.

Succede anche che “le dichiarazioni rese in dibattimento dai funzionari diversamente coinvolti dall’interessamento della Barrile e chiamati in causa nelle conversazioni intercettate appaiono ispirate più a un tentativo di minimizzare i tattiche ad un reale sforzo di riportare alla memoria gli snodi essenziali della vicenda esaminata“.

E infine, “l’interferenza operata dalla Barrile… è avvenuta mediante una mediazione illecita presso i pubblici funzionari con i quali poteva vantare relazioni esistenti e dai quali otteneva fuori dai canali ufficiali dettagliate informazioni, attraverso una incursione a gamba tesa nella macchina amministrativa e anche attraverso la falsa progettazione di dovere dare riscontro ad istanze sociali in realtà insussistenti”.

FINE PRIMA PARTE

 

 

LA SENTENZA

Si concluse il 22 ottobre con la condanna di sedici imputati e una sola assoluzione il processo davanti ai giudici della Prima Sezione (Presidente Letteria Silipigni, giudice a latere Simona Monforte e Rita Sergi) nato dall’Operazione Terzo Livello.

In totale, su 17 indagati e contando anche la pena inflitta all’ex presidente del consiglio comunale di Messina, 16 persone sono stati condannate in primo grado a un complessivo di 53 anni e 10 mesi di carcere. Uno dei coinvolti, invece, è stato assolto.

Emilia Barrile (ancora agli arresti domiciliari) –   8 anni e 3 mesi di reclusione (all’ex presidente del consiglio comunale i giudici hanno inflitto una pena superiore all’iniziale richiesta dell’accusa, 6 anni e 6 mesi). La Barrile è stata condannata praticamente per tutti i 7 capi di imputazione ad eccezione di due accuse. E in particolare cadono le accuse per i fatti legati alla coop Universo Ambiente, mentre i giudici hanno ritenuto pienamente provati gli illeciti contestati in relazione alla coop Peloritana Servizi.

Marco Ardizzone –  8 anni e 8 mesi e 2 mila euro di multa

Francesco Clemente –  1 anno e 3 mesi (a Clemente sono stati concessi i benefici della sospensione condizionale della pena). Quest’ultimo ha incassato due assoluzioni importanti: l’appartenere all’associazione a delinquere, “per non aver commesso il fatto”, e l’assoluzione da un caso di traffico di influenze illecite (aver messo in contatto l’imprenditore Pergolizzi con il ‘comitato d’affari’ per la vendita di un terreno) con la formula “perché il fatto non sussiste”.

Vincenzo Pergolizzi –  5 anni e 6 mesi

Leonardo Termini –  assolto da tutte le accuse, “perché il fatto non sussiste”.

Daniele De Almagro (ex Dg dell’Atm) –  2 anni e 6 mesi

Tony Fiorino –  2 anni e 3 mesi

Teresa Pergolizzi –  2 anni 6 mesi

Stefania Pergolizzi – 2 anni e 6 mesi

Sonia Pergolizzi –  2 anni e  6 mesi

Angelo Pernicone –  2 anni

Giuseppe Pernicone –  2 anni

Michele Adige – 4 anni

Elio Cordaro –  4 anni

Giovanni Luciano –  2 anni e 3 mesi

Vincenza Merlino – 4 anni

Carmelo Pullia –  1 anni e 8 mesi

Condanna gli imputati al pagamento delle spese processuali e Vincenzo Pergolizzi al pagamento delle spese di mantenimento durante la custodia cautelare.

Pergolizzi, Ardizzone, Barrile sono stati condannati all’interdizione perpetua dai pubblici uffici. Gli stessi sono stati condannati anche a non contrattare con i pubblici uffici per anni uno.

Cordaro, Adige e Merlino sono stati interdetti dai pubblici uffici per 5 anni.

I Pergolizzi, Elio Cordaro, Adige e la Merlino non possono ricoprire cariche apicali di imprese né svolgere attività in materia tributaria per due anni.

Emilia Barrile, Ardizzone, De Almagro, Luciano, Pullia, i Pernicone, Clemente e Fiorino dovranno risarcire, a vario titolo, sia il Comune di Messina che Atm e Amam. L’ammontare del risarcimento sarà determinato in sede civile, intanto dovranno pagare le spese processuali a ogni ente, 2 mila euro per ciascuno.

Fiorino e la Barrile dovranno risarcire civilmente e liquidare 2 mila euro di spese processuali anche a Tindara Lucia Aiello (l’ex dipendente di una ditta dell’imprenditore Fiorino), patrocinata dall’avvocato Carlo Zappalà.

Assoluzioni parziali come detto per Francesco Clemente (perchè il fatto non sussiste e per non aver commesso il fatto), e per Vincenzo Pergolizzi, Marco Ardizzone e Giovanni Luciano.

Il Tribunale ordina anche la confisca del capitale sociale e del compendio aziendale delle società e degli immobili in sequestro. Ordina inoltre la confisca delle armi in sequestro e la loro trasmissione alla Direzione di artiglieria territorialmente competente.

IL PROCESSO

Il 30 settembre è terminata l’istruttoria dibattimentale dalla durata record di nove mesi (il processo è iniziato infatti nel gennaio 2019), davanti ai giudici della Prima sezione, del processo nato dall’operazione Terzo Livello (del 2 agosto 2018), un vero e proprio comitato d’affari in grado di intervenire presso uffici comunali o aziende partecipate, affinché le istanze avanzate dagli imprenditori “amici” venissero portate a buon fine. Tutto questo per acquisire consenso anche in prospettiva elettorale. Stampalibera ha seguito tutto il processo, raccontandovi udienza dopo udienza tutte le novità, le testimonianze, mostrandovi spesso documenti inediti. Nell’aula A del Tribunale l’8 ottobre, dopo che per mesi si sono succeduti decine di testimoni all’interno dell’aula bunker, è stato il giorno dell’accusa, rappresentata da Fabrizio Monaco, che dopo quasi due ore di requisitoria (“un quadro probatorio completo e chiaro, dove è provata la responsabilità penale di tutti gli imputati al di là di ogni ragionevole dubbio…”), dove non ha risparmiato nessuno, neanche alcuni testimoni (“Stracuzzi evasivo, il dirigente De Francesco imbarazzato…”) che hanno deposto durante il processo, ha formulato le richieste di condanne. Eccole.

QUESTE LE 17 RICHIESTE DELLA PROCURA CHE VANNO DA 1 ANNO E 8 MESI AI 7 ANNI DI RECLUSIONE CHIESTI PER ARDIZZONE.

Emilia Barrile (ancora agli arresti domiciliari) 6 anni e 6 mesi di reclusione

Marco Ardizzone 7 anni

Francesco Clemente 2 anni e 10 mesi con la concessione delle attenuanti generiche

Vincenzo Pergolizzi 6 anni

Leonardo Termini 1 anno e 8 mesi, 600 euro di multa, con la concessione delle attenuanti generiche

Daniele De Almagro (ex Dg dell’Atm) 2 anni

Tony Fiorino 3 anni

Teresa Pergolizzi 2 anni 

Stefania Pergolizzi 2 anni e 4 mesi

Sonia Pergolizzi 2 anni e 4 mesi

Angelo Pernicone 2 anni 

Giuseppe Pernicone 2 anni

Michele Adige 4 anni

Elio Cordaro 4 anni e 10 mesi

Giovanni Luciano 4 anni e 2 mesi

Vincenza Merlino 4 anni e 8 mesi

Carmelo Pullia 4 anni

A gennaio scorso era stata assolta Angela Costa, definita oggi dal pm “una evidente prestanome del gruppo, che poi ha ottenuto una migliore posizione lavorativa. Lo dice anche il gup nella sentenza di assoluzione.”, mentre ha scelto la messa alla prova e non compare così nel processo l’imprenditore Sergio Bommarito, patron della Fire, il colosso nazionale del recupero crediti.

Fabrizio Monaco, durante la sua requisitoria ha ribadito come fosse esistente una associazione a delinquere, un gruppo criminale al cui interno ognuno manteneva dei ruoli ben definiti. “Ardizzone manovrava la Barrile, protetta da Pullia. Clemente contribuiva al raggiungimento dei risultati, allo scopo del gruppo, ben sapendo gli interessi illeciti della Barrile. Luciano manteneva incarichi organizzativi nelle cooperative”. Il pm ha poi ricordato come anche le testimonianze degli ex assessori Pino e Signorino confermassero le pressioni dell’ex presidente del consiglio, “Pino riferendo delle pressioni per l’ottenimento delle case popolari e del Palazzetto dello sport di Gravitelli. Signorino ha raccontato della richiesta di raccomandazioni per Bommarito e Ardizzone”. Monaco ha voluto sottolineare anche il ruolo di diversi impiegati comunali che “si piegavano al suo volere, che subivano le illecite interferenze della Barrile”. 

Dopo la requisitoria del pm, sono intervenuti i legali delle parti civili Valentino Gullino e Giovanni Mannuccia (Comune, Amam e Atm)

E’ stato poi il turno dei difensori (il 9, 10, 12 e 16 febbraio), gli avvocati Nino Favazzo, Nunzio Rosso, Salvatore Silvestro, Tommaso Autru, Carmelo Scillia, Isabella Barone, Alberto Gullino, Antonio Paratore, Alessandro Billè, Massimo Rizzo, Fabio Repici. Un calendario fitto, quindi, che è stato rispettato fino al giorno tanto atteso della sentenza.

 

LE ACCUSE ORIGINALI

Associazione per delinquere, traffico di influenze illecite, turbata libertà del procedimento di scelta del contribuente, accesso abusivo ad un sistema informatico, trasferimento fraudolento di valori e ricettazione, i reati ravvisati dall’accusa.

Più specificatamente, la Procura rileva che Emilia Barrile (in concorso con gli imprenditori Giuseppe ed Angelo Pernicone e il commercialista Marco Ardizzone), “in più occasioni, pubblico ufficiale, quale Presidente del Consiglio comunale di Messina, sfruttando relazioni esistenti con altri pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio accettava dai Pernicone, la promessa, per sé o per altri, di utilità economiche, come prezzo della propria mediazione illecita, per compiere o avere compiuto atti contrari ai doveri di ufficio (in violazione, tra l’altro, dei doveri di imparzialità, correttezza ed autonomia), ponendo il suo ruolo e la sua influenza a disposizione del privato”. “In particolare, Barrile costituiva per i Pernicone un punto di riferimento per la copertura amministrativa in favore di istanze di loro interesse avanzale presso il Comune di Messina, essendo a costoro legata, con Marco Ardizzone, da rapporti economici occulti afferenti, tra l’altro, alla gestione dei parcheggi dello stadio San Filippo, in occasione delle partite di calcio disputate dall’A.C.R. Messina (oltre che da un rapporto di collaborazione professionale, in forza del quale Ardizzone effettuava le comunicazioni relative alle assunzioni di personale presso lo stadio da parte del Consorzio Sociale Siciliano, riconducibile ai Pernicone); interferiva, in particolare, sull’operato degli uffici comunali, esercitando un’attività di pressione e di condizionamento, in ordine ad una pratica amministrativa di interesse dei Pernicone ed avente ad oggetto la concessione dello stadio San Filippo per lo svolgimento del concerto musicale della band Pooh(laddove i Pernicone avrebbero gestito le attività di steward, ed i parcheggi nelle aree di pertinenza dello stadio), ricevendo, in contropartita, dai Pernicone, la promessa che, in occasione del concerto in questione, nell’attività di ristorazione prevista, e nella percezione dei relativi introiti, sarebbe stata coinvolta anche la cooperativa Peloritana Servizi ( o, comunque, altra impresa riferibile a Emilia Barrile e Marco Ardizzone, o soggetti a costoro, parimenti, riferibili)”. Secondo il PM, il commercialista Marco Ardizzone concorreva moralmente nel reato, istigando o rafforzando il proposito criminoso della Barrile.

L’esponente politica (in concorso ancora una volta con Marco Ardizzone e con il costruttore milazzese Vincenzo Pergolizzi e l’ingegnere Francesco Clemente), “in più occasioni, sfruttando relazioni esistenti con altri pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio”, avrebbe interferito sull’operato degli uffici comunali, “esercitando un’attività di pressione e di condizionamento, in ordine ad una pratica amministrativa di interesse di Vincenzo Pergolizzi e Francesco Clemente, concernente la vendita di un terreno comunale, funzionale alla successiva realizzazione di una palazzina, in via Felice Bisazza di Messina, sollecitandone sistematicamente la trattazione presso gli uffici competenti, dando la garanzia che, nel caso fosse necessario il passaggio della pratica in Consiglio Comunale, essa sarebbe stata approvata, anche tramite escamotage irregolari – che ella suggeriva e tali da consentire di approvare la pratica – benché non fosse possibile una regolare imputazione contabile dell’entrata derivante dalla vendita dell’area comunale; rendendosi disponibile a presentare, nel caso le sue sollecitazioni non fossero accolte, strumentali interrogazioni consiliari, per censurare I’operato dell’Assessore competente e del Ragioniere generale del Comune; dopo l’approvazione della delibera di cessione dell’area, interveniva presso i vari funzionari comunali, per velocizzare l’iter relativo al rilascio della concessione edilizia e delle altre autorizzazioni necessarie per la realizzazione dell’opera, accompagnando Pergolizzi, il suo factotum Elio Cordaro, e Clemente, presso gli uffici interessati, dispiegando, dunque, sui funzionari incaricati la sua influenza, al fine di velocizzare le pratiche, esercitando pressioni affinché i progetti fossero visionati dai funzionari, prima delle valutazioni inerenti l’approvazione, ottenendo suggerimenti ed indicazioni per modifiche progettuali e correzioni, in modo da avere certezza dell’approvazione medesima; ricevendo, in contropartita, dal Pergolizzi – oltre alla promessa di sostegno elettorale – la promessa che, nei lavori di realizzazione della palazzina in questione, sarebbe stata coinvolta un’impresa ad ella riferibile, in modo da ottenere utilità economica e sostegno elettorale”. Per questo capo d’accusa, ad Ardizzone e Clemente è contestato aver svolto il ruolo di “rafforzatori del proposito criminoso, interessati al ritorno economico ed elettorale dell’accordo corruttivo concluso con Pergolizzi; Clemente anche quale intermediatore tra Pergolizzi e la Barrile”.

Ancora ad Emilia Barrile (con Francesco Clemente e Marco Ardizzone), è contestato di aver ricevuto dall’imprenditore Antonio “Tony” Fiorino, “per sé o per altri, utilità economiche o ne accettava la promessa, come prezzo della propria mediazione illecita, interferendo sull’operato degli uffici comunali, in ordine alle pratiche amministrative concernenti la realizzazione di un centro commerciale, in località Sperone, di interesse di Tony Fiorino, sollecitandone sistematicamente la trattazione, ed accompagnando personalmente l’imprenditore presso gli uffici interessati, dispiegando sui funzionari incaricati la sua influenza al fine di velocizzare le pratiche”. Barrile, inoltre, sarebbe intervenuta “con pressioni, false allusioni relative a pubblici interessi (asseritamente ad ella rappresentati dai consiglieri di quartiere), dei quali ella faceva intendere, falsamente, di rendersi portavoce come vertice del civico consesso, ed ulteriori allusioni relative alla realizzazione di possibili abusi – sui responsabili degli uffici comunali competenti, perché le fornissero informazioni riservate sullo stato delle pratiche concernenti l’avvio di iniziative imprenditoriali da parte di terzi, in concorrenza con attività economiche del Fiorino, tentando di ostacolarne la nascita, ed interferendo, in tal modo, sulla imparziale formazione della volontà della pubblica amministrazione comunale”. L’esponente politica accedeva altresì “abusivamente al sistema informatico del Comune di Messina, relativo ai dati anagrafici, ottenendo informazioni riservate che forniva al Fiorino, per avvantaggiarne lo svolgimento dell’attività economica; sollecitava – minacciando o sollecitando ripercussioni sui dipendenti comunali, ove non accondiscendessero alla velocizzazione da ella richiesta – la pronta trattazione di una pratica relativa ad una richiesta di accesso agli atti, formulata dal Fiorino medesimo, e concernente parimenti i suoi interessi economici: ricevendo, in contropartita, dal Fiorino – oltre alla promessa di sostegno elettorale per le elezioni regionali – l’assunzione di plurimi soggetti da ella segnalati presso le imprese riconducibili al privato (o la promessa di sottoporli a colloqui per successive assunzioni), la promessa che, nei lavori di realizzazione del centro commerciale, sarebbe stata coinvolta un’impresa ad ella riferibile, in modo da ottenere utilità economica e sostegno elettorale, e la corresponsione di contributi economici in favore della squadra di pallamano ove militavano le di lei figlie”. Ancora Barrile e Tony Fiorino, la prima in qualità di pubblico ufficiale, il secondo quale privato istigatore, “tramite un dipendente comunale – indotto ad effettuare gli accertamenti su richiesta della Barrile, visto lo status di esponente di vertice nel Comune di Messina, si introducevano abusivamente il 5 luglio 2016 nel sistema informatico, protetto da misure di sicurezza, costituito dai registri anagrafici comunali, effettuando accertamenti di interesse di Fiorino, concernenti la situazione anagrafica e familiare di Tindara Aiello, i cui esiti venivano dalla Barrile riferiti al medesimo Fiorino”.

Altro capitolo delle indagini sul Terzo livello riguarda la presunta turbativa della gara per l’affidamento del servizio di pulizia degli immobili dell’A.M.A.M., Azienda Meridionale Acque Messina, S.p.A. (con un importo di spesa pari ad € 85.535 più € 18.817,70 per IVA), aggiudicata alla cooperativa Universo e Ambiente.

Secondo il Pubblico Ministero, Emilia Barrile, Leonardo Termini, Marco Ardizzone e Giovanni Luciano, “in concorso tra loro e con altri soggetti non individuati, con collusioni e altri mezzi fraudolenti, turbavano la gara, con le condotte di seguito descritte: Termini Leonardo, presidente dell’A.M.A.M., colludeva con la Barrile, segnalandole che la cooperativa Universo e Ambiente, ad ella riferibile, non risultava inserita nell’elenco delle ditte di fiducia e, come tale, non avrebbe potuto essere invitata alla gara, adoperandosi perché detta impresa fosse prontamente inserita in detto albo; Giovanni Luciano interveniva sugli uffici dell’A.M.A.M. affinché la cooperativa citata fosse inserita in tale elenco, ottenendo, comunque, che, nel novero di cinque imprese da invitare a partecipare alla gara in questione, oltre alla Universo e Ambiente, fosse compresa anche la cooperativa Peloritana Servizi, parimenti riferibile alla Barrile (tacendo, dunque, sulla riferibilità dell’impresa al medesimo centro di interesse), determinando, in tal modo, l’esclusione di almeno un’altra impresa che, in astratto, avrebbe potuto essere invitata alla gara ed alterando, quindi, la libera concorrenza. Ardizzone concorreva moralmente nel reato, istigando o rafforzando il proposito criminoso della Barrile e di Luciano”.

Contro Emilia Barrile pure l’accusa di aver sollecitato presso gli uffici comunali, la “velocizzazione di una pratica amministrativa di interesse di Sergio Bommarito (imprenditore cui è riconducibile il gruppo FIRE)”, interferendo sull’operato dei funzionari per ottenere I’esito positivo della medesima pratica, avente ad oggetto la ristrutturazione di un immobile (villa Bommarito); nel pressare ripetutamente su Leonardo Termini, presidente dell’AMAM S.p.a. – società a capitale interamente pubblico, detenuto dal Comune di Messina, sul quale aveva capacità di incidere in ragione del rapporto corrente tra Comune e società partecipata, e dei conseguenti poteri (interpellanze, ispezioni, inchieste, ecc.), spettanti quale consigliere comunale e Presidente del Consiglio comunale – prospettandogli che Bommarito era disposto a corrispondergli del denaro, perché sbloccasse una serie di pagamenti di somme di denaro in favore della FIRE S.p.A., affidataria, per conto dell’AMAM, del servizio di recupero crediti, pagamenti ritenuti da Termini non dovuti”. In cambio delle sue indebite pressioni, sempre secondo l’accusa, Emilia Barrile “riceveva da Sergio Bommarito, per sé o per altri, utilità o ne accettava la promessa: in particolare, otteneva la stabilizzazione lavorativa o, comunque, migliori condizioni economiche, in favore di Angela Costa, collaboratrice presso I’impresa del Bommarito (e prestanome della Barrile nel ruolo di amministratore della cooperativa Peloritana Servizi), nonché la promessa di assunzione, presso una impresa del medesimo Bommarito, della propria figlia Stefania, ed un contributo in denaro in favore della squadra di pallamano ove militavano le di lei figlie”. Concorrente morale, istigatore o “rafforzatore del proposito criminoso di Barrile”, l’immancabile consigliere-consigliore Ardizzone.

Anche l’ATM, Azienda Trasporti Municipalizzata, controllata dal Comune di Messina, sarebbe stata oggetto di interessi illegittimi da parte dell’ex Presidente del consiglio comunale. Secondo gli inquirenti, infatti, Barrile avrebbe fornito a Daniele De Almagro, direttore amministrativo dell’A.T.M., documentazione amministrativa concernente i rapporti tra il Comune di Messina e I’Azienda “senza che costui ne facesse richiesta ufficiale”; “nel rimarcare il suo ruolo di Presidente consigliere comunale più votato, e nel promettere, segretamente, a De Almagro sostegno politico, benché egli fosse riconducibile allo schieramento a sostegno della Giunta comunale, a lei avverso, per un eventuale rinnovo o conferma nell’incarico di direttore amministrativo della predetta azienda municipalizzata; induceva De Almagro, pubblico ufficiale, che abusava della sua qualità e dei suoi poteri relativi all’ufficio pubblico ricoperto, a corrispondere indebitamente ad altri una utilità economica; in particolare, De Almagro segnalava alla Temporary S.p.A. – affidataria per conto dell’A.T.M. della procedura per la selezione di personale da adibire a conducente di autobus presso I’Azienda – i i nominativi di tre soggetti, indicati dalla Barrile, che avrebbero dovuto superare la selezione, uno dei quali, Francesco Macrì, veniva indebitamente collocato in graduatoria in posizione utile, e successivamente assunto dalla società, ottenendo la relativa retribuzione”.

Infine viene contestato ad Emilia Barrile, Marco Ardizzone, Giovanni Luciano, Angela Costa, Carmelo Pullia e Francesco Clemente di “avere preso parte ad un’associazione per delinquere finalizzata alla commissione di plurimi delitti contro la pubblica amministrazione, in special modo (…) Barrile ed Ardizzone, attraverso la gestione delle cooperative Universo e Ambiente e Peloritana Servizi; Luciano, intervenendo sugli uffici dell’A.M.A.M. per turbare le gare affidate da detta azienda pubblica, con il compito di gestore operativo delle cooperative ed esecutore delle direttive impartite da Barrile ed Ardizzone; Angela Costa quale prestanome di Barrile e Ardizzone nell’ambito della cooperativa Peloritana Servizi; Pullia con il compito di intervenire sui lavoratori della cooperativa Universo e Ambiente per reprimere proteste e rivendicazioni, e con il ruolo di protettore della Banile, incaricato di tutelarla, con ricorso ad atteggiamenti intimidatori, dalla irruenza dei soggetti appartenenti a vari contesti criminali, con i quali ella veniva a contatto, ed ai quali faceva favori; Clemente con iI compito di consigliere della Barrile, svolgendo nei confronti del gruppo attività utili (anche con il procacciamento di contatti tra la Barrile ed esponenti della locale classe imprenditoriale, nell’interesse dei quali ella dispiegava la sua influenza, al fine di ottenere vantaggi economici e di propaganda politica), e concorrendo nella realizzazione dei delitti fine indicati in rubrica, finalizzati ad una crescita della posizione economica e politico-clientelare della Barrile. Barrile ed Ardizzone con il ruolo di capi, promotori”. Quest’ultimo deve anche rispondere di detenzione abusiva di due pistole, di “modello e calibro allo stato non individuati”.

Del reato previsto dall’art. 512 bis del codice penale (trasferimento fraudolento di valori) devono rispondere in concorso gli indagati Michele Adige, Carmelo “Elio” Cordaro, Vincenzo Pergolizzi, Stefania Pergolizzi, Teresa Pergolizzi, Vincenza Merlino e Sonia Pergolizzi. “In più occasioni, Pergolizzi Vincenzo, titolare effettivo della impresa PER. EDIL. s.r.l. e della CO.STE.SON. s.r.l.. attribuiva fittiziamente a terzi la proprietà delle imprese e, poi, dei beni immobili già costituenti il patrimonio sociale, al fine di eludere le disposizioni di legge in materia di misure di prevenzione patrimoniale ovvero di agevolare la commissione di uno dei delitti di cui agli articoli 648, 648-bis e 648-ter del codice penale”, riporta il PM Fabrizio Monaco. “In particolare, su istigazione o determinazione di Pergolizzi Vincenzo, Cordaro Elio, con atto del 24.3.2016, diveniva socio di maggioranza della PER.EDIL. s.r.l., acquistando le quote di proprietà di Pergolizzi Stefania, e, quale amministratore della impresa, concludeva plurimi atti di compravendita: alla ER.GI. Costruzioni s.r.l., intestata ad Adige Michele e Pergolizzi Teresa, venivano ceduti dalla PER.EDIL. s.r.l.. con atto del 2.2.2017, sei immobili siti in Messina, a fronte di un debito inesistente pari ad € 70 mila, gravante sulla PER.EDIL s.r.l. nei confronti del medesimo Adige Michele; alla ER.CI.COSTRUZIONI s.r.l.. intestata ad Adige Michele e Pergolizzi Teresa, con atto del 12.5.2017, venivano ceduti, dalla PER.EDIL. s.r.l., sette immobili siti in Messina (un appartamento e sei posti auto) per un prezzo pari ad euro 90 mila (di cui 30 mila già versati); alla ER.GI. Costruzioni s.r.l., con atto del 5.7.2017, venivano ceduti dalla PER.EDIL. s.r.l. due ulteriori immobili siti in Messina (due aree urbane), per un prezzo pari ad euro 5mila, versati con un assegno; a Merlino Vincenza, venivano ceduti, dalla PER.EDIL. s.r.l., con atto del 23.5.2017, 13 immobili siti in Messina a fronte di un debito inesistente pari ad € 280 mila, gravante sulla PER.EDIL. nei confronti di Merlino Vincenza; alla Co.Ste.Son. s.r.l. – riconducibile a Sonia e Stefania Pergolizzi – con atto del 2.5.2017, veniva ceduto dalla PER.EDIL. s.r.l. I’immobile sito in Milazzo, via Nardi (ove vi è la sede di Co.Ste.Son.), per un prezzo di 20 mila euro, a fronte di un valore almeno pari ad € 110.000; alla ER.GI. Costruzioni s.r.l., con atto del 19.5.2017, veniva ceduto dalla Co.Ste.Son. s.r.l. un appezzamento di terreno sito in Roma, della superficie effettiva di circa mq. 2.106, al prezzo di € 8l.967,21 oltre I.v.a.; alla Co.Ste.Sson. s.r.l., con atto del 26.9.2017, venivano ceduti dalla PER.EDIL. s.r.l. in liquidazione, rappresentata da Vincenzo Pergolizzi, tre immobili, siti rispettivamente in Messina via Ducezio, in Torregrotta, viale Europa ed in Gualtieri Sicaminò, contrada Canali, aventi un valore superiore al corrispettivo pattuito, pari ad euro 23.600.00, a titolo di penale, quale datio in solutum, per il mancato adempimento di un impegno al trasferimento di un immobile, risalente all’anno 2010”.

Infine, la Procura accusa Michele Adige, Carmelo Cordaro, Vincenza Merlino, Vincenzo, Stefania, Sonia e Teresa Pergolizzi, “al fine di sottrarre le società PER.EDIL. s.r.l. e Co.Ste.Son. s.r.l. al pagamento delle imposte sui redditi o sul valore aggiunto, ovvero di interessi e sanzioni relativi a dette imposte”, di avere alienato e/o acquistato “simulatamente gli immobili indicati al capo che precede, compiendo altri atti fraudolenti su detti beni e sulle quote societarie, in modo da rendere in tutto o in parte inefficace la procedura di riscossione coattiva”.

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