‘TERZO LIVELLO’, L’ATTO D’ACCUSA DEL GIUDICE SILIPIGNI: QUESTA NON E’ POLITICA!

24 Gennaio 2020 Inchieste/Giudiziaria

di Enrico Di Giacomo – A pagina 155 della sentenza del processo “Terzo livello“, il giudice estensore Lia Silipigni in un articolata considerazione conclusiva ‘risponde’ alle suggestive argomentazioni difensive che sostenevano che il comportamento intestato all’ex presidente del consiglio comunale Emilia Barrile, imputata nel processo, e consistente nello spasmodico attivarsi presso i più disparati dipartimenti comunali, spendendo la propria carica istituzionale, altro non era che “la lecita prassi del fisiologico interessamento per le esigenze dei cittadini volte a sollecitare la definizione di pratiche di loro interesse e/o ad informarsi sullo stato delle medesime”. Si è sostenuto, in sintesi, che il contegno contestato alla Barrile “sia nella realtà tutt’altro che illecito, e risponda invece ad un cristallizzato, accettato e consueto approccio di tutti i politici locali nell’esercizio della loro funzione di controllo dell’andamento della pubblica amministrazione“.

Tesi che il Tribunale respinge fermamente. Vediamo perchè.

Dopo aver ricordato il vero significato della parola politica, e cioè “gestione della cosa comune, della cosa di tutti o di molti”, il giudice spiega con fermezza e chiarezza cosa deve intendersi per politica e in quale argine va tenuto il corretto svolgimento della sua funzione.

La politica non è l’intervento surrettizio, capzioso, condizionato, posto in essere nell’interesse dell’amico di turno, magari avente un peso nella vita imprenditoriale cittadina ed al quale richiedere come prezzo della mediazione svolta o promessa la nazione di vantaggi di natura patrimoniale per sé o comunque per soggetti vicini.

QUESTA NON E’ POLITICA.

La politica non è sollecitazione al soddisfacimento di interessi di singoli, non è interferenza nella macchina, pur eventualmente malconcia, della pubblica amministrazione, al fine di favorire pochi.

Politica non è richiesta continua, assillante di informazioni su una pratica amministrativa (senza che a questa richiesta di informazioni sia legata la trattazione di un interesse generale).

Politica non è recarsi negli uffici ed ottenere, perchè si riveste il ruolo di Presidente del Consiglio Comunale, informazioni, rassicurazioni su sollecitazioni di pratiche, aggiornamenti continui.

La politica non e’ ridurre la segreteria della Presidenza del Consiglio Comunale ad un Patronato o ad un centro di assistenza per l’assunzione.

Sono tristi e neanche troppo lontani – ricorda il magistrato – i tempi in cui, in prossimità di competizioni elettorali, anche nella nostra realtà cittadina, i politici, attraverso l’interessamento di esponenti della criminalità organizzata locale, i cambio della promessa di voti, mettevano a disposizione prebende, vivande, cibo, spesa, buoni benzina, o posti di lavoro.

Purtroppo è storia processuale recente anche questa. Ma non è politica.

Allorquando il politico – sottolinea la Silipigni – dall’interesse indiscriminato di tutti ridimensiona il suo raggio d’azione al soddisfacimento di alcuni e, peggio, strumentalizza la propria funzione quale merce di scambio per ottenere egli stesso vantaggi, allora non può senza tema di smentita che affermarsi che si è oltrepassato l’argine del corretto svolgimento della funzione politica, nel senso sopra inteso”.

E poi la triste considerazione finale.

“Il perseguimento di tali obiettivi ha trovato la propria linfa propio nel territorio cittadino, nelle piaghe di una città già fortemente depressa, in cui l’acquisizione di un posto di lavoro era diventato un vero e proprio miraggio ed in cui la persona che, bene o male, riusciva a procurarlo doveva essere poi certamente premiata attraverso l’inesorabile sacrificio della libertà di voto. Il posto di lavoro diventava merce di scambio per l’accreditamento politico-economico della Barrile… che ha fondato su tale depressa realtà le basi per la propria crescita economica-politica, approfittando del suo prestigio istituzionale per accreditarsi con soggetti di certo calibro nella realtà imprenditoriale cittadina da quali ottenere, in cambio di interferenze nella vita amministrativa locale, veri e propri vantaggi, personali o comunque riconducibili a persone a lei vicine dalle quali era lecito attendersi una ricompensa, evidentemente in termini di sostegno elettorale. La funzione pubblica è stata così completamente stravolta e violentata nella sua essenziale verginità, deprimendone struttura e funzioni tipiche, resa del tutto asservita al perseguimento di scopi esclusivamente personali e privati”.

Care lettrici, cari lettori,
vi scrivo per chiedervi di sostenere il lavoro che quotidianamente vi offriamo, anche a costo di grandi sacrifici personali. Sostenere stampalibera.it significa infatti permettere a questa testata giornalistica, che vi accompagna da oltre 10 anni e che continuate a dimostrare di apprezzare sempre più, di crescere con il supporto di collaboratori retribuiti per migliorare la qualità della nostra informazione libera ed indipendente e di lavorare con tranquillità, coraggio e senza mai dover subire i ricatti della politica. In questi ultimi anni il sito è cresciuto molto. E non finiremo mai di ringraziarvi uno ad uno. Purtroppo però i ricavi della pubblicità, sempre di meno a causa della chiusura definitiva, cagionata dalla pandemia, di molte attività già in crisi, non sono sufficienti a coprire i costi. In un momento in cui quasi tutti i siti e i giornali si assomigliano abbiamo il dovere di fare di più con nuove storie, inchieste e notizie. Ed è anche per questo che vi chiediamo un piccolo ma importante contributo economico. Grazie.


Enrico Di Giacomo

 

 

E’ possibile sostenere stampalibera.it donando tramite bonifico al seguente IBAN: IT36P0760105138282454882455

oppure tramite PayPal cliccando su Donazione