MESSINACCOMUNA: CAMBIO DI PASSO: NON VINCE DE LUCA, PERDE MESSINA

28 Gennaio 2020 Politica

L’inutile e sbrodolata kermesse del “cambio di passo”, con psicodrammi, fughe dietro la Santa, minacce, appelli, trattative, obiettivi non raggiunti e conseguenzialità non rispettate rivela accordi e alleanze che risalgono a prima del 10 o del 24 giugno 2018. E restituisce l’opposto della superficiale immagine di cavaliere solitario che viene cucita sopra De Luca.

Il sindaco ha vinto le elezioni non per caso o per sua forza elettorale, ma per alleanze precostituite. Dietro di lui ci sono (e c’erano): D’Alia, Picciolo, Navarra, Calderone, BuzzancaDe Luca non è un personaggio singolare, un po’ pazzo e un po’ maleducato. È un parvenu che siede al tavolo dei “pezzi grossi”(?) locali; è il punto di riferimento delle lobby e delle logge che hanno guidato la politica messinese nei decenni scorsi, fatta salva la parentesi accorintiana.

Accorinti aveva vinto col voto di opinione e per fiducia nella sua storia personale. Chi voleva sconfiggere Genovese si era aggregato, senza poter negoziare nulla. Franza, che voleva finanziare parte della campagna elettorale, si è sentito rispondere: “no, grazie; noi andiamo a mani nude contro le portaerei nucleari. E gli emissari del clan Santapaola, intercettati, dicevano dell’amministrazione Accorinti: “in tre minuti ho capito (e io coi politici ho esperienza) che non è gente influenzabile dalla vecchia casta”. Di qui la necessità di estinguere questa esperienza. Per chi non l’avesse capito, la candidatura di Antonio Saitta serviva a togliere ad Accorinti il voto della “borghesia delle ztl”. I voti controllati dai ras erano invece destinati a De Luca, per portarlo al ballottaggio.

Oggi questa realtà diventa, semplicemente, evidente.

Ma (è altrettanto evidente) non è De Luca a vincere: dietro i suoi affamati alleati, è in realtà Messina a perdere.

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