L’INDISCREZIONE: RIAPRE L’EX BAR BILLE’ ACQUISTATO DALLA FAMIGLIA URBANO. CON LA CUCINA DELLO CHEF LA MANTIA

di EDG – La tante volte annunciata apertura dell’ex Ritrovo Billè, acquistato da tempo dalla famiglia Urbano, proprietaria di ‘Miscela d’Oro’, diventa finalmente realtà. Lo storico bar (che prenderà il nome della storica azienda, ‘Miscela d’oro’) di Piazza Cairoli verrà inaugurato tra qualche settimana con una cerimonia che gli organizzatori stanno curando nei dettagli. I lavori di ristrutturazione erano iniziati a luglio 2017, poi un lungo stop fino all’inizio del 2018. I lavori dell’impresa Cogedis s.r.l., sotto la supervisione dell’ ingegnere Luciano Taranto, sono poi ripartiti lentamente per la manutenzione straordinaria del locale e per rimettere a nuovo gli interni dei locali chiusi da anni, lavori questi ultimi seguiti dalla ditta Lissoni Associati s.r.l. di Milano. Cambia tutto all’interno del locale, che non avrà più nulla a che vedere con la precedente impostazione (non ci sarà più il piano rialzato), una ‘svecchiata’ quindi e al contempo la necessità di caratterizzarlo col nuovo marchio. Previsti una caffetteria, l’angolo dedicato ai cocktail, un bistrot e uno spazio per la gastronomia.

COCKTAIL, BISTROT E GASTRONOMIA.

La grande novità sarà la consulenza del noto chef palermitano Filippo La Mantia che metterà la propria firma, che farà certamente la differenza, sulla cucina e sul menu del bistrot e dell’angolo dedicato alla gastronomia. Proprio in questi giorni ci si sta occupando anche della formazione del personale, dal cassiere al cuoco, confermando le indiscrezioni di due anni fa che lo davano interessato a una iniziativa imprenditoriale in città.

Chi è La Mantia

La Mantia, passato da fotoreporter a cuoco – che con Davide Oldani qualche anno fa è stato giudice del talent culinario di La 5, The Chef – è noto per aver ripreso in versione più light e fresca, la cucina tradizionale siciliana, quella di famiglia, da cui ha bandito completamente aglio e cipolla, sughi grassi e i soffritti in generale, proponendo invece il pesto alla siciliana in più varianti spesso profumato agli agrumi, e una caponatina che lo ha reso popolare.

Dal carcere alla grande cucina

La Mantia era un apprezzato fotografo a Palermo. «Nel 1982, a 21 anni, avevo realizzato gli scatti dell’omicidio del generale dalla Chiesa che erano finiti sulle prime pagine dei giornali — prosegue — e nella mia città insanguinata dalla guerra di mafia lavoravo tanto, venivo pagato bene e mi sentivo di aver tutto: soldi, moto potenti e amici con cui ci divertivamo dopo il lavoro». Poi, all’improvviso, l’arresto. «A 25 anni, mi sono trovato rinchiuso all’Ucciardone con un’accusa infamante sul groppone». Avevano ammazzato barbaramente il vicequestore aggiunto Ninni Cassarà e La Mantia viene coinvolto nell’indagine. «Gli inquirenti sospettavano che i proiettili fossero partiti da un appartamento di cui io risultavo essere l’ultimo affittuario registrato — dice — ma io quella casa l’avevo lasciata mesi prima dell’omicidio e mi ero trasferito a vivere a Mondello. Palermo era davvero una città sotto assedio e divisa: tutti colpevoli o tutti innocenti. Sin quando non è arrivato il provvedimento di Falcone mi sono fatto forza solo grazie al sogno degli odori e sapori familiari». I ricordi sono ancora vivi. «Uno è indelebile, le porte dell’Ucciardone che si chiudono dietro di me e la certezza che con loro si chiudeva anche il mio passato di fotoreporter. Così, dopo un periodo in cui mi sono riappropriato della mia vita, ho iniziato ad avere un nuovo sogno: cucinare per professione».

Manca poco

Ancora quindi poche settimane per saperne di più. E per poter rivedere nuovamente rialzate le saracinesche più centrali e tra le più storiche della città in una piazza che si è fatta sempre più deserto.

 

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