Sanremo 2020, una prima serata sulle ali della bellezza. La riflessione di Vincenzo Cardile

5 Febbraio 2020 Culture

Di Vincenzo Cardile – La prima serata del settantesimo festival di Sanremo, è cominciata e si è conclusa sulle ali della bellezza.

Deluso dalla gara canora, mi piace focalizzare l’ attenzione sull’idea traversale di bellezza, che la Kermesse mi ha trasmesso.

Le parole più belle, senza dubbio quelle Rula Jebral, sintesi la libertà di essere se stessi, sempre e comunque, della libertà di essere donna, nonostante la violenza accecante esistente nel nostro tempo, che fa di tutto per abortirla, e l’incapacita omofoba, che fa di tutto per non capirla, ed accecarla.

Tutto ciò, a mio modesto avviso, strideva con il monogolo della ipocrita Leotta, centrato sulla idea di  bellezza esteriore della donna, che muta col passare del tempo, e sull’arte quindi, dell’accettarsi.

Ipocrita perché, anziché basare il monologo sull’idea dell’accettazione di se stessi e della propria bellezza mutevole, sempre e comunque, Diletta avrebbe potuto essere realmente essere stessa, dichiarando ed affermando apertamente il diritto di ogni donna, a non accettarsi, e di ricorrere quindi, anche alla chirurgia estetica, per potersi così accettare, nonostante il tempo: paladina ipocrita.

E allora, viva la bellezza, che non è altro che la  libertà di essere se stessi. 

E quindi, viva  Achile Lauro, che sfoggiando una tutina aderente nella sua performance canora, fregandosene del mondo impellicciato e infracchettato delle prime file, che lo guardava, quasi inorridito, ha rivendicato invece la sua, di libertà di ogni uomo e di ogni donna, libertà di essere se stessi, nonostante tutto, e nonostante tutti: paladino di libertà.

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