FALLIMENTO ‘MEROPE SRL’, I NOTAI PADERNI A GIUDIZIO

14 Febbraio 2020 Senza categoria

Il gup Salvatore Mastroeni ha rinviato a giudizio i notai Stefano e Francesco Paderni, e la loro madre Annamaria Bettaglio, in relazione al fallimento della società Merope srl, fondata dal padre. Il fallimento fu dichiarato il 1° febbraio 2017, nella società quest’ultima risultava amministratore unico e i due notai amministratori di fatto. I tre – come pubblicato da Gazzetta del Sud – sono stati assistiti dagli avvocati Alessandro Billè e Pietro Fusca. Il gup ha colto la richiesta del pm Alessandro Liprino. Il processo inizierà il 21 maggio davanti ai giudici della prima sezione penale. La società fu poi affidata al curatore fallimentare, e ieri la curatela si è costituita parte civile. Al centro della vicenda, secondo l’accusa, il fatto che intanto non sarebbe stato richiesto il fallimento, visto che le perdite risalivano già al 2012, e poi alcune spoliazioni. In particolare un acconto di 60mila euro per la cessione di un contratto di leasing, con fattura emessa dalla società allo studio Paderni, e poi un importo di 15 mila euro in favore dello studio Paderni, per la cessione di quote di partecipazione della società Merope srl nell’ambito della P&P Investimenti. La teoria della Procura è in sostanza che la Merope srl abbia svolto il ruolo di “mero schermo”, per consentire agli imputati “l’utilizzazione personale di beni voluttuari di lusso, falsamente rappresentati quali beni concernenti l’attività di impresa, nonché la formalizzazione di asseriti costi posti a carico dello studio notarile al solo fine di abbatterne la base imponibile”.

Secondo i difensori i due fratelli Paderni, proprio al fine di sollevare la madre da responsabilità gestionali, sorte per ‘cause di forza maggiore (la più importante fu l’avaria di un’imbarcazione di lusso dalla quale la società acquisiva ricavi), si fecero carico del leasing per l’uso dell’immobile che ospitava la sede legale della Merope srl. Questa operazione da solo sollevò la società di oltre 700mila euro di debiti. Secondo i legali, poi, nessuno dei beni di proprietà della Merope srl fu acquistata nel periodo oggetto di accertamento, trattandosi di beni già requisiti da anni al patrimonio della società. Secondo i difensori, infine, l’ipotesi di reato è destituita di fondamento perchè i fratelli Paderni anziché aggravare il dissesto avrebbero sollevato la società da debiti rilevanti.

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