CUCINA: “Norma 3d” dello chef Pasquale Caliri, un raviolo a forma di Sicilia

19 Febbraio 2020 Cronaca di Messina

Dopo il pane di Francesco Arena  arriva la pasta prodotto con i grani antichi coltivati in provincia di Messina.

E’ la “Norma 3d” dello chef Pasquale Caliri; un raviolo a forma di Sicilia un vero tributo all’isola che l’eclettico cuoco siciliano ha realizzato con l’ausilio delle stampanti in 3d.

“La pasta era la coniugazione naturale per un cuoco – spiega Caliri – ed i risultati sono stati incredibili. Il gusto del grano è esaltato alla massima potenza. Ho voluto realizzare un raviolo ripieno di mousse di melanzana, ricotta e basilico ingredienti della Norma piatto siciliano per eccellenza. La forma serve ad esaltarne l’impatto simbolico. Come Ambasciatori Del Gusto siamo orgogliosi del progetto “Diamo una mano al grano” che ha dato vigore alle coltivazioni di terre dimenticate a Galati Mamertino. Siamo stati testimonial – continua- di una realtà che coinvolge contadini e produttori del luogo che da anni vivono ed operano in quelle zone. Il nostro contributo serve a puntare i riflettori su questa bellissima realtà che continua a vivere nelle loro attività. Da parte nostra – prosegue Caliri – garantiremo nei nostri piatti questa eccellenza tutta nostrana”.

“Diamo una mano al grano” è il progetto nato lo scorso anno sotto l’impulso dell’apicultore Giacomo Emanuele che ha voluto coinvolgere i tre Ambasciatori Del Gusto messinesi: Francesco Arena, Lillo Freni e Francesco Arena.

Venti ettari sui Nebrodi ripuliti e coltivati con cinque varietà di grano siciliano: Senatore Cappelli, Perciasacchi, Bufala Nera, Maiorca e Russello. Nello scorso Luglio i tre ambasciatori del gusto hanno partecipato direttamente alla semina.

“Messina ha la sua pasta” ha dichiarato soddisfatto  Chef Pasquale Caliri che col grano ha un rapporto particolare: “la prima volta che ho assaggiato questa pasta mi sono commosso, una fragranza unica, un piacevolissimo aroma di grano autentico. Andrebbe benissimo anche cucinata con un filo di olio extravergine siciliano e del buon pomodoro senza ulteriori artifici. Perché- conclude- in presenza di una grande materia prima la semplicità vince sempre.

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