IL NEOMELODICO NIKO PANDETTA IN CONCERTO A MESSINA. LE DEDICHE A ‘ZIO TURI’ E UNA PALESTRA INADEGUATA

20 Febbraio 2020 Culture

di EDG – Neanche il tempo di archiviare le polemiche sul concerto al Palacultura di Messina del cantante neomelodico Gianni Celeste, poi annullato dalla stessa organizzazione per problemi ‘personali‘, che una nuova esibizione in una struttura comunale di uno dei più seguiti ‘cantanti di periferia’, Niko Pandetta, siciliano votato al genere napoletano, che da qualche anno ha invaso locali, bar e ristoranti di tutta Italia, potrebbe far nascere in città, per una serie di motivi, accese polemiche. Pandetta ha al suo attivo milioni di visualizzazioni su Youtube con canzoni d’amore come “Mamacita”, “Natavota”, “Vasame”, ma il suo discusso passato, le sue censurabili ‘uscite’ pubbliche, la stretta parentela col boss e i testi delle canzoni con le sviolinate ai detenuti al 41 bis lo hanno spesso fatto finire agli onori della cronaca, soprattutto giudiziaria.

A «zio Turi», ad esempio, ha dedicato una delle sue ultime esibizioni in un centro commerciale di Fisciano, in provincia di Salerno. Dedica allo zio e a tutti i detenuti al «41 bis». Perché Vincenzo «Niko» Pandetta, cantante neomelodico di origini catanesi, è il nipote di uno dei più importanti boss della mafia catanese e detenuto a L’Aquila in regime di carcere duro, Salvatore Cappello, detto appunto «Turi».

Zio Turi è una delle figure di maggiore rilievo della mafia etnea. Portano la firma di zio Turi molti dei centocinquanta omicidi della guerra di mafia che ha insanguinato Catania tra l’86 e i primi anni Novanta. Tra le sue gesta più spietate, l’uccisione dei due ladri che gli avevano rubato la macchina a Torino e il raid nell’agosto del ’90 in una macelleria del quartiere di Canalicchio.

Un’ascesa inarrestabile che ha permesso a Cappello di guidare uno dei clan più agguerriti della storia della mafia siciliana. Una posizione di potere che, sulla base delle indagini, non si è esaurita neanche dopo oltre 20 anni di carcere duro.

Un’egemonia impostata con le armi e mantenuta anche negli anni di detenzione anche grazie a Maria Rosaria Campagna, la fedele compagna che ha continuato a esercitare il potere del boss guidando la cosca e curandone gli affari milionari.

Il nipote artista, Niko Pandetta però — una fresca condanna a 6 anni e 8 mesi di carcere per spaccio di sostanze stupefacenti (e una multa di 30 mila euro, il divieto di espatrio, la sospensione della responsabilitá genitoriale e il ritiro della patente per un anno; scontata la pena, il cantante neomelodico sarà sottoposto ad un periodo di libertà vigilata per un minimo di due anni) —  ha di recente sottolineato come la sua vita oggi sia cambiata. Mi sono fatto 9 anni e 8 mesi di carcere, da minorenne ho sbagliato: rapine, spaccio e furti. Sono diventato famoso durante gli arresti domiciliari. Sono uscito e ho fatto una canzone, 2 milioni di visualizzazioni. Poi ne ho fatto un’altra e ne ho fatto 7. Poi mi ha chiamato un’etichetta discografica e ho fatto il cd”.

 

Niko Pandetta dovrebbe esibirsi, insieme ad altri misteriosi ospiti, in una struttura di proprietà comunale, la Palestra Montepiselli, sabato 7 marzo alle 21. Un evento organizzato dai messinesi Salvatore Celona e Giuseppe Salvatico. L’entrata è gratuita. Lo stesso Pandetta ha confermato la sua presenza in un video pubblicato su Facebook dagli stessi organizzatori (vedi sotto). La struttura che dovrebbe ospitare, usiamo volutamente il condizionale, non sembra avere i requisiti di agibilità e adeguatezza per una manifestazione del genere. Una sola strada di accesso, nessuna tribuna. E poi il profilo discutibile di un personaggio pubblico che, oltre ad avere già subito una grave condanna per spaccio di stupefacenti, nei testi delle sue canzoni inneggia alla mafia, all’omertà e a non essere ‘infami’. In una città che soltanto pochissimi anni fa ha dato la cittadinanza onoraria al magistrato antimafia Nino Di Matteo e ha ospitato la Giornata nazionale della Memoria per le vittime di mafia il 21 marzo del 2016, la notizia che una struttura comunale possa ospitare uno spettacolo del genere diventa ancora di più insopportabile.

Il cantante siciliano avrebbe dovuto tenere una serata nella stessa data, il 7 marzo come si legge nella locandina che pubblichiamo, organizzata dalla «Concerti neomelodici Milano», al Teatro Fiera di Abbiategrasso. Un evento fortemente pubblicizzato sui social e che non si terrà più proprio dopo le numerose polemiche nate al momento dell’annuncio del concerto in una struttura di proprietà comunale.

In seguito alle molteplici polemiche l’organizzazione ha infatti chiesto l’annullamento dei concerti già annunciati per marzo e novembre. La notizia è giunta anche alla Carovana Antimafia dell’Ovest Milano che aveva, a sua volta, chiesto al sindaco Nai di “opporsi a simili eventi”. Anche Monica Forte (Movimento 5 Stelle), presidente della Commissione regionale Antimafia, aveva chiesto l’annullamento del concerto. Gli organizzatori però assicurano che non si conosce la data, ma il concerto si farà e che Pandetta canterà ad Abbiategrasso, anche se non in uno spazio pubblico. Ma i guai per il cantante catanese non sono finiti. Dopo Abbiategrasso anche a Bollate ha detto no a un suo concerto che si sarebbe dovuto tenere il 7 febbraio scorso. L’amministrazione, più di 40 associazioni, cittadini, gruppi politici e la commissione Legalità hanno bloccato l’esibizione con queste motivazioni: «Pandetta è conosciuto per le sue inaccettabili esternazioni sulla mafia, per le sue canzoni dedicate ai ‘poveri’ detenuti sottoposti al regime carcerario duro», si legge nella nota diffusa dai firmatari della mobilitazione. «Chi è stato condannato al 41-bis subisce questa pena perché si è macchiato di crimini gravi ed efferati e pertanto non merita dediche o canzoni che li dipingano come eroi o vittime dello Stato», aggiungono gli interessati.

Una carriera che nasce in salita per Niko che qualche anno fa viene arrestato per rapina e spaccio di stupefacenti. Quattro anni dopo, mentre era sottoposto agli arresti domiciliari, si fa pizzicare dalle forze dell’ordine mentre, grazie al supporto di due complici, era intento a spacciare droga: Pandetta si affacciava dal balcone dell’appartamento al primo piano in via Plebiscito a Catania, dove stava scontando la pena e lanciava ai due compari degli involucri contenenti la droga da smerciare; questi ultimi provvedevano a venderla ai clienti in transito.

Alle domande dei giornalisti sul suo presunto “appoggio” alla mentalità mafiosa Pandetta nelle settimane scorse aveva risposto in alcune interviste spiegando che «la mafia non esiste più perchè è stata sconfitta dallo Stato, oggi è un’altra cosa e quello che so di questa cosa come voi la chiamate, l’ho letto su google». Pandetta ha anche precisato in un recente incontro con la stampa che «non è giusto continuare a ghettizzarmi per il mio passato criminale. Ho chiuso con quella vita e ho scelto la via della musica neomelodica per riscattarmi e fare qualcosa di buono anche per gli altri.

 

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