LA RIFLESSIONE DI PADRE FELICE SCALIA: LA NOSTRA GUERRA CONTRO VITA E TERRA

23 Marzo 2020 Culture

di Padre Felice Scalia – Se ne sentono e se ne vedono di tutti i colori in questi tempi di guerra all’invisibile mostriciattolo che ha reso l’Occidente – e non solo – un immenso carcere a cielo aperto. Chi non è all’ospedale non ha neppure il diritto di godersi un’aurora sul mare o un tramonto dietro i monti. Nel migliore dei casi, siamo tutti agli arresti domiciliari con droni che ci sorvegliano dall’alto e perfino militari in punti strategici, che, mitra in mano, ti dicono che è un delitto passeggiare all’aria aperta. Io, che non sono giovincello ed il clima dell’ultima guerra lo ricordo benissimo, posso dire che neppure a quei tempi eravamo così impediti. C’erano bombe dall’alto, ma eravamo avvertiti da sirene lugubri e solerti. Oggi il “nemico” è come il vento: non sai donde venga e neppure dove vada. Forse peggio, perché il vento lo senti sulla pelle, ma il coronavirus puoi averlo addosso come una maledizione e portartelo a spasso tra gli amici e le persone che ami. Siamo potenziali “untori” ed “unti”, e non lo sappiamo. E se vogliamo ancora indugiare sul macabro, in tempi come questi ritorna perfino il rovesciamento del significato delle parole sacre. Prima “Unto” – in ambito ebraico-cristiano – era il Messia atteso, oggi è il potenziale “untore”, il possibile assassino della tua vita. Non è dunque che non abbiamo il diritto di avere paura. Forse ne abbiamo il dovere. Attenti tuttavia al fatto che la paura genera mostri. Ed è quello che sta capitando.

Si cerca l’untore numero 0, cioè la “causa prima” del disastro, chi ha architettato questa morte universale. Se il primo untore fosse “cinese” o “americano” sembrava all’inizio una spassosa lite tra  i due “grandi” del mondo; oggi ci ridiamo di meno, perché la faccenda è tanto seria quanto  macabra.

Per tanti, tutto parte da un aspirante dittatore che ne ha fin troppo della “democrazia” e, con i suoi “compari”, progetta un terrore universale che faccia dimenticare a tutti l’”età dei diritti” e restauri la beata età dei sacrosanti “doveri”, e dei non meno sacrosanti castighi.

Non è balzana l’idea, se è vero come è vero che il grande suggerimento dato da Burrhus Skinner al Dipartimento di Stato americano per fronteggiare l’opposizione popolare alla guerra in Vietnam, fu semplice: abolite libertà e dignità umana, andate oltre questi concetti “prescientifici”, se volete dare un futuro alla Nazione.

Si associano al primo altri “untori” originari: uno  sprovveduto ricercatore di armi batteriologiche che ha lasciato incautamente troppo aperta la gabbia della microscopica “bestia”; un delinquente che coscientemente, per qualche miliardo di dollari, vende il suo virus “ingegnerizzato” all’”aspirante dittatore” mondiale; noi umani che non abbiamo calcolato i rischi dell’elettrificazione e della straordinaria estensione mondiale del campo elettromagnetico, ecc. Il quarto “untore”, il più invincibile ed irrintracciabile, sarebbe il Padreterno che ci castiga per i nostri misfatti.

Sono diffidente verso il complottiamo e sono decisamente lontano dall’idea di un crudele Dio castigamatti. Ma ci sono stati nella storia troppe “nozze” tra potere e cinismo, per non lasciarmi scappare un quién sabe? Chi lo può sapere?

Trovare l’”untore 0” non è il mio campo. Buon lavoro a chi vuole! Io vivo in un altro timore, e cioè che quella ricerca ci faccia freudianamente “rimuovere” i due veri problemi da cui dipende il nostro futuro. Il primo: non è doveroso spostare il campo di osservazione e chiedersi se non è stata la massa umana planetaria, con superficialità e/o silenzio imperdonabile, a creare l’habitat ideale per il virus che ci strangola? Il secondo problema: che deve fare l’umanità se oggi prende coscienza che su quel silenzio “ecocida” ha costruito il suo sistema di relazioni infraumane e internazionali?

Detto in termini più chiari, mi chiedo se oggi non esista una guerra contro l’uomo, in fondo scatenata dallo stesso uomo comune, non tanto da quei pochi che il “complotto” potrebbero idearlo e metterlo in atto. La vera guerra che si evidenzia in questi giorni è la nostra guerra contro la vita e la Terra. Se noi, folli umanoidi, la vincessimo questa guerra, sarebbe davvero l’ultima. Non ce ne potrebbero essere altre, mancando sul Pianeta l’insipienza dell’homo sapiens.

Fu iniziata millenni fa, nella preistoria, questa nostra guerra contro la vita, ma oggi, dopo tante battaglie che noi umani abbiamo vinto, si innalza sul globo lo spettro di una vittoria (non definitiva – speriamo) della stessa nostra Madre Terra sul “virus” umano che la abita e che essa avrebbe voluto solo nutrire. E significherebbe trionfo della morte. Altro che su tela, come il celebre quadro di Bruegel, per le strade e su ogni pezzetto di suolo.

Se dovessimo ricordare che ne abbiamo fatto della Terra, non la finiremmo più. Ci tengo a precisare tuttavia, che il “virus” che uccide la Terra non è propriamente l’uomo in quanto tale, ma quell’uomo che accoglie nelle pieghe del suo cuore il demone del possesso assoluto di ciò che è più debole o addirittura inerme. È quell’uomo a cui pare troppo poco essere fatto di terra e bisognoso di quanto la terra produce in piante ed animali. Vuole il dominio su ogni realtà, lo sfruttamento di ogni bellezza, la mercificazione di tutto ciò che non è lui, l’autonomia nell’usare contro la vita di tutti, ciò che può favorire la sua vita e la sua grandezza. Quest’uomo non sopporta l’angoscia della sua piccolezza e mortalità, mentre si illude che nel possesso di cose e persone possa uscire dal suo stordimento per il vuoto infinito che lo circonda. Possa perfino, chissà, sfuggire al comune destino della morte ed alla insignificanza.

Detto in altri termini, nemico della Terra è l’uomo che ha dimenticato di essere affamato di ben altro che il solo pane, quell’uomo che ha rimosso la sua sete di verità e giustizia, di bontà e condivisione, che si contenta di un fugace segmento di vita, di una avventuretta amorosa, anche se per questo deve rinunziare alla Vita e all’Amore. Quest’uomo non sopporta l’inquietudine insita nella ricerca continua di sé e della verità della vita; non sopporta che, pur sapendo tante cose, quasi nulla sappia di “definitivo” su Dio e dunque sul senso dell’esistenza. Non vuole la Vita quest’uomo. Vuole “sicurezza” e quindi potere, soldi, successo, superiorità su tutto e tutti, a costo anche della sua vita e della vita sulla Terra. E ancora: quest’uomo-virus si è tanto appiattito da non avere più “sogni” da coltivare, attese da accogliere. Non ha “Parole di vita” davanti a sé, ma di ferocia, impedendo così ai suoi figli di profetizzare, cioè di dire parole “vere”, che siano eco della Parola di verità.

Papa Francesco, che spesso si augura che i vecchi abbiano sogni ed i giovani profetizzino, ne ha di “sogni”. Uno in particolare lo coltiva dal tempo della “Laudato sì” ed oggi ce lo rivela in“Querida Amazonia”. Scrive cose affascinanti per una ecologia globale e cosmica: “Noi siamo acqua, aria, terra e ambiente di vita creato da Dio. Pertanto, chiediamo che cessino gli abusi e la distruzione della Madre Terra. La Terra ha sangue e sta sanguinando, le multinazionali hanno tagliato le vene alla nostra Madre Terra”. Ed eccolo il “sogno”: ridare vita alla “Madre” agonizzante, e dunque ai figli di questa Madre Terra.

La Terra sanguina, gli infetti in questi giorni tremendi vanno sotto terra, diventano cenere sparsa al vento, ma gli assalitori, i nemici della Terra restiamo noi, fino ad oggi vivi. Il succo di tutto questo è che, a quanto pare, l’uomo non è la vittima della natura che si ribella, ma il carnefice di essa.

Non so che sta succedendo tra i movimenti fondamentalisti di Oltre Oceano. Orecchio qualcosa che succede tra i nostrani. Per essi si sta avverando l’Apocalisse che nello scontro di Armageddon (Ap 16,1 ss), in questa battaglia finale, viene “versata la sesta coppa” e Dio dona la vittoria definitiva ai figli del Regno, agli eletti, e stermina tutti gli empi della Terra.

In termini più vicini a noi, semplicismi esegetici a parte, non è assurdo che qualche fanatico stia oggi godendo di quanto succede perché finalmente  – pensa – il regno del bene sta per sconfiggere l’Impero del male ed ogni nazione canaglia, mentre per i “santi” si prepara il trasferimento in un mondo nuovo, fatto solo di luce. Ritengo tuttavia che il fanatismo non abbia contagiato i più saggi ed accorti dei fondamentalisti. Ma credo anche io che siamo veramente se non alla “fine dei tempi”, certo alla necessaria fine di “questo tempo” di guerra alla vita, di predominio della morte come indice di potenza militare e di onnipotenza personale, di insensatezza, di voracità universale. Siamo ad un punto clinamico, ad una di quelle svolte della storia di cui parlava la metafisica epicurea. E dovremmo renderci conto che è urgente e necessario, quali che siano i costi economici e la serenità pingue dei nostri stili di vita, voltare pagina. Oggi l’uomo non deve combattere contro un virus esterno a lui, ma contro se stesso diventato virus letale della vita. L’uomo non è solo il soggetto da salvare, è il nemico da sconfiggere. Parlo sempre di quell’uomo che siamo diventati. Ridurremmo a ben poco la posta in gioco oggi, avremmo sofferto invano, se passata la pandemia, tutto continuasse come prima. Se, insomma, noi non rinsavissimo.

La guerra di oggi è certo di ordine “sanitario”, ma nel senso pieno di “salute-fisica” da custodire e, insieme, di salvezza-spirituale” da riconquistare.

Lo vogliamo? La guerra contro (quei) noi stessi è un’opera immane che durerà a lungo.

Personalmente vedrò che qualcosa di nuovo sorge all’orizzonte quando vedrò più gentilezza e cortesia, più amore e  responsabilità solidale, quando smetteremo di spargere ai quattro venti l’amianto scavato in Val di Susa, quando metteremo in discussione il sistema Mous che circonda il globo e semina attorno sterilità e morte, quando toglieremo le tante Taranto del Pianeta dal dilemma “o morti per fame o morti per inquinamento da lavoro”, quando la pianteremo con i tagli criminali alla sanità, quando la politica smetterà di chiudere gli occhi sullo smaltimento dei rifiuti tossici nelle mille Terre del Fuoco, quando metteremo un argine al riscaldamento globale, quando la finiremo di considerare la morte ed i coronavirus di oggi, quali effetti collaterali del nostro benessere, quando considereremo osceno calcolare nel PIL i profitti dello Stato biscazziere e piazzista di armi, quando avremo svegliato – per dirla con Neruda – la primavera, pur avendone devastato tutti i fiori. Questi inizi sono, pur a diversi livelli, nella mani di tutti noi.