Coronavirus, a Villa ancora 100 persone stremate in attesa di sapere cosa fare

25 Marzo 2020 Mondo News

Continua lo stallo a Villa San Giovanni, sullo Stretto di Messina, dove quasi cento persone sono ancora in attesa al piazzale Anas in attesa di potersi imbarcare per la Sicilia. A differenza dei circa 130 che in nottata, dopo un’intera giornata di trattative sono riusciti a traghettare, per tutti gli altri sarebbero state individuate due strutture alberghiere nel reggino dove trascorrere la quarantena, ma solo quaranta, ormai stremati, avrebbero accettato. La maggior parte non ha intenzione di rimanere in Calabria.

Tutti o quasi hanno residenza o casa nell’isola quindi né comprendono la ragione, né hanno intenzione di rimanere sul lato calabrese dello Stretto. In larga parte si tratta di lavoratori meridionali impegnati nei cantieri al Nord, che da un giorno all’altro si sono trovati senza lavoro e spesso senza tetto sulla testa perché le imprese per cui lavoravano hanno smesso di garantire vitto e alloggio. Tutti o quasi regolarmente registrati sul portale on line della Regione Sicilia che censisce chi torna da fuori regione, sono stati sorpresi in viaggio dal decreto che blinda chiunque nel Comune in cui si trova.

“Siamo in continuo contatto con la Prefettura per capire come procedere” dice il sindaco facente funzioni di Villa San Giovanni, Maria Grazia Richichi, “Sulla carta noi siamo pronti. Un noto gruppo alberghiero di Reggio Calabria ha messo a disposizione due piani di una delle proprie strutture dove alloggiare i viaggiatori rimasti bloccati qui e il Grande Ospedale Metropolitano di Reggio Calabria che sta gestendo l’emergenza Covid19 qui sta organizzando il piano di monitoraggio. Sono già stati acquistati anche dei termometri da distribuire per permettere a chi sarà in quarantena di controllare regolarmente i parametri”. Peccato che in molti non ne vogliano sapere. Lo considerano un abuso perché “noi – dicono- stiamo solo chiedendo di tornare a casa”. Le trattative sono in corso, mentre la Protezione civile regionale è al lavoro per distribuire coperte e pasti caldi alle quasi cento persone da giorni sotto la pioggia.

“Trovo vergognoso – dice il sindaco metropolitano di Reggio Calabria, Giuseppe Falcomatà – che rimangano ancora un centinaio di persone in attesa a Villa San Giovanni perché chi di dovere non è capace di assumersi la responsabilità di decidere”.

Nel frattempo è giallo (politico) sull’iter che alla fine ha portato la Prefettura di Reggio Calabria ad attivarsi per gestire la quarantena dei cento viaggiatori in territorio calabrese. Al momento, non è dato sapere se alla base ci sia un accordo fra i due governatori, Nello Musumeci per la Sicilia e Jole Santelli per la Calabria, magari mediato in serata dal ministero dell’Interno, o se alla fine ci si sia dovuti piegare all’irrigidimento della Regione Sicilia. Di certo dall’isola, in serata, è arrivata una forzatura. Palazzo d’Orleans ha emanato una sua ordinanza restrittiva per impedire ai viaggiatori in attesa di imbarcarsi di traghettare. In più, otto deputati dell’Ars, l’assemblea regionale siciliana, hanno presentato una mozione con cui chiedono che Messina sia dichiarata “zona rossa” da cui sia impossibile uscire o entrare, se non per il personale sanitario.

Un incubo per l’esercito di pendolari dello Stretto che quotidianamente si spostano fra le due sponde per lavorare. Ma per Marianna Caronia, Giovanni Bulla e Antonio Catalfamo (Lega), Luisa Lantieri e Giuseppe Gennuso (Ora Sicilia), Carmelo Pullara e Giuseppe Compagnone (Popolari-Autonomisti) e Stefano Pellegrino (Forza Italia), si tratterebbe di “una decisione necessaria, a fronte dei focolai presenti in città”. Secondo i deputati che hanno sottoscritto la richiesta “non è più possibile indugiare e qualunque ritardo può trasformarsi in danno. Tutti devono fare la propria parte, soprattutto in vista del picco epidemico previsto tra fine marzo e inizio aprile”. In realtà, secondo i più si tratterebbe solo di una manovra per blindare lo Stretto e impedire di fatto il traghettamento.