Femminicidio a Messina, Antonio De Pace resta in carcere

Resta in carcere Antonio De Pace, 28 anni, di Dasà, sottoposto a fermo di indiziato di delitto per omicidio volontario, accusato di aver ucciso la fidanzata Lorena Quaranta, 27 anni, della provincia di Agrigento, in una villetta di Furci Siculo, nel Messinese. Il gip di Messina, Eugenio Fiorentino, non ha convalidato il fermo, ma al tempo stesso ha applicato nei suoi confronti la misura della custodia cautelare in carcere. Stamattina il giovane è rimasto in silenzio davanti al gip. Oggi pomeriggio è stata invece eseguita l’autopsia sul corpo della 27enne strangolata. Il sostituto procuratore Roberto Conte nella tarda mattina ha conferito l’incarico al medico legale Daniela Sapienza.

Quanto al movente, il gip nell’ordinanza di custodia cautelare in carcere rimarca che, allo stato, “non risulta del tutto chiaro il movente che ha animato l’azione delittuosa, profilo che necessità di adeguati approfondimenti”. Era stato lo stesso Antonio De Pace ad avvisare i carabinieri confessando di aver ucciso la fidanzata. Sempre in ordine al movente, il gip sostiene che “appare sostenibile – nei limiti propri di questa fase del procedimento e salvo gli ulteriori elementi che dovranno essere acquisiti – che la determinazione a compiere il reato sia sorta sulla base di uno stimolo esterno così lieve, banale e sproporzionato rispetto alla gravità di quanto commesso, da potersi considerare – sulla base comune del sentire – del tutto insufficiente a determinare la commissione del delitto, costituendo quindi più che la causa dell’agire del reo, un mero pretesto per dare sfogo al proprio impulso criminale”. In un altro passaggio del provvedimento il gip scrive che il giovane “non solo ha mostrato una particolare efferatezza nella brutale azione posta in essere, ma non ha mostrato alcun segno di resipiscenza nemmeno successivamente tanto da provare a giustificare sostenendo – falsamente come appurato grazie agli accertamenti effettuati – di aver agito in preda all’ansia dovuta alla circostanza di essere risultato positivo al coronavirus”.

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