Sonia Alfano: “Quello che sta succedendo nelle carceri? È l’apoteosi del ‘Protocollo Farfalla’”

9 Maggio 2020 Inchieste/Giudiziaria

Sulla ricostruzione fatta da Di Matteo dell’incontro con Bonafede ”ci metto la mano sul fuoco”, quanto a Bonafede, è ”un paracadutato” che, con la scarcerazione dei boss, ”ha giustiziato, a nome dello Stato”, i familiari delle vittime della mafia, ma nonostante ciò ”non ha nemmeno la bontà di dimettersi cospargendosi il capo di cenere”. L’ipotesi che il ministro abbia potuto ricevere delle ”pressioni” per non nominare Di Matteo al Dap? “E’ l’unico alibi per non giudicarlo colpevole”. E’ così che interviene all’Adnkronos Sonia Alfano, figlia del giornalista Beppe assassinato da Cosa Nostra l’8 gennaio 1993, ex eurodeputata e presidente della Commissione speciale antimafia, riguardo le polemiche degli ultimi giorni sulle dichiarazioni del pm Nino Di Matteo nei confronti del ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede per la mancata nomina al Dap (Dipartimento degli affari Penitenziari). ”Conosco sia Di Matteo che Bonafede – ha detto l’Alfano –, la mia stima per Di Matteo è piena e immutata, so chi è, e se lui afferma di aver avuto quel tipo di dialogo, io ci metto la mano sul fuoco”. Mentre per quanto riguarda il ministro Bonafede “io conosco personalmente perché militava nei meetup ai tempi in cui io fondai il movimento di Beppe Grillo, ed è un paracadutato, uno che, pur essendo ministro da due anni, ancora non ha capito come funzionano le dinamiche, e continua a dimostrarlo. – ha poi proseguito – Prima ha affermato che non era stato scarcerato nessuno, poi sono stati snocciolati i nomi, poi in aula, nel corso dei question time, ha dichiarato che quelli scarcerati sono forse due, forse tre, forse non se n’è accorto ma sono più di 380, e adesso dice che con un atto li riporterà tutti in carcere, ma qualcuno gli dica che il ministro non ha questo potere, che si dovrebbe occupare di altro e dovrebbe saper gestire meglio i suoi quattro dipartimenti”. Secondo l’ex europarlamentare oggi ”non si vuol capire che i diritti degli imputati e dei condannati non possono assolutamente calpestare il diritto sacrosanto delle vittime e dei familiari delle vittime innocenti della mafia. Eppure adesso c’è gente condannata all’ergastolo, anche a più di un ergastolo, che è serenamente e bellamente a casa sua, in mezzo ai suoi familiari e ai suoi sodali, perché forse qualcuno può escludere che queste persone non abbiano ripreso contatti con l’esterno qualora mai si fossero interrotti? No! Gli unici che pagano l’ergastolo, il ‘fine pena mai’ per il proprio dolore, siamo noi familiari”. Sempre riguardo Bonafede, l’Alfano ha detto che ha ”giustiziato, questa volta a nome dello Stato, i nostri familiari, e non ha nemmeno la bontà, il buon senso e la coscienza di dimettersi, cospargersi il capo di cenere e chiedere perdono, dicendo che ha sbagliato su tutta la linea”. “Io me le ricordo ancora le battaglie del M5S, quando dicevano che avrebbero portato Di Matteo al governo, e dov’è Di Matteo? – ha aggiunto – Lo stanno attaccando, lo stanno polverizzando, ma questo è un loro modo di fare, purtroppo, fatto di squadrismo, chiunque osi contraddire il M5S deve essere abbattuto”. Secondo la figlia di Beppe Alfano in questo Paese “non c’è più il rispetto per le vittime innocenti della mafia e per chi il giorno prima loro osannavano, perché fino a ieri Di Matteo era il loro lasciapassare. E oggi cos’è successo? Solo perché Di Matteo racconta i fatti?’’. Secondo l’ipotesi che il Guardasigilli abbia potuto ricevere pressioni e tornare sui suoi passi riguardo la nomina del pm della Trattativa Stato-Mafia al Dap, Sonia Alfano non ha dubbi: “Credo che a Bonafede convegna che passi la teoria che non abbia nominato Di Matteo al Dap perché ha subito delle pressioni da parte dei mafiosi in carcere, credo sia l’unico alibi per non giudicarlo colpevole, altrimenti significa che la sua responsabilità è ancora più alta. Se devo proprio trovare una giustificazione, tra virgolette, preferisco che abbia subito delle pressioni e non che da solo abbia preso quelle decisioni, perché sarebbe ancora peggio. È terribile ma è così”. Ma “quello di cui noi oggi stiamo discutendo – ha concluso l’ex eurodeputata –, e cioè Bonafede che subisce delle minacce, delle pressioni, altro non è che l’apoteosi del ‘Protocollo Farfalla’, l’accordo fra il Dap e i servizi segreti per tenere sotto controllo la situazione nelle carceri ed evitare che qualcuno possa parlare o andare oltre. Oggi si esprime in un altro modo, ma quello è, coi detenuti che dicono di non volere Di Matteo perché altrimenti butta le chiavi e li fa marcire in carcere.

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