La Filcams-Cgil: «Lavoratori delle mense scolastiche e universitarie fortemente penalizzate dall’emergenza sanitaria»

12 Maggio 2020 Cronaca di Messina

«Gravissima la situazione dei lavoratori delle mense scolastiche e universitarie che da marzo scorso non prendono retribuzione». È quanto denuncia la Filcams-Cgil di Messina, evidenziando come questi lavoratori stiano subendo conseguenze pesanti per l’emergenza sanitaria.

«A differenza di altri settori produttivi – fanno presente Francesco Lucchesi, Giselda Campolo e Nino Fazio della Filcams territoriale – che con le aperture scaglionate e programmate adesso potranno riprendere a svolgere l’attività lavorativa pure contingentata, i lavoratori di questo settore saranno fermi fino alla riapertura delle scuole. E anche allora non avranno, a causa della riduzione delle classi e aule universitarie, lo stesso numero di pasti e dunque la stessa retribuzione».

«La situazione è particolarmente grave per diversi aspetti – evidenziano gli esponenti della categoria che rappresenta i lavoratori dei servizi in appalto -, alle già esistenti difficoltà per redditi bassi per via di part-time minimi e per il fatto che i contratti della refezione scolastica, pur essendo a tempo indeterminato, prevedono dei periodi di sospensione non retribuita nei mesi in cui le scuole rimangono chiuse si aggiungono quelle legate agli importi irrisori degli ammortizzatori sociali che questi lavoratori si ritroveranno e ai ritardi legati a questi ultimi. Inoltre – aggiungono – le aziende che svolgono i servizi di ristorazione delle mense universitarie e scolastiche, anche se solide e di rilievo nazionale, non hanno voluto anticipare gli importi dell’ammortizzatore ai lavoratori».

«Per questi lavoratori per quest’anno non è previsto lo stipendio per oltre sei mesi», fa presente la Filcams, che esprime anche preoccupazioni per le prospettive di lavoro: «Il contingentamento del numero degli alunni nelle classi e le misure adottate nelle Università comporteranno la riduzione dei pasti e dunque la riduzione dell’attività lavorativa con la conseguente contrazione delle retribuzioni»·

“È necessario – concludono Lucchesi, Campolo e Fazio – che il Governo preveda l’estensione degli ammortizzatori sociali per Covid-19 almeno sino alla riapertura dei servizi, anche perché parliamo di realtà per le quali gli ammortizzatori ordinari sono già ampiamente sfruttati e in conseguenza di ciò spesso non è possibile attivarli per periodi adeguati».

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