Scontri al G7 di Taormina nel 2017, giudizio immediato per 41 manifestanti

16 Maggio 2020 Inchieste/Giudiziaria

Giudizio immediato per 41 manifestanti al G7 di Taormina del 2017. Sono accusati di resistenza a pubblico ufficiale e di «manifestazione illecita», per aver tentato di dirottare il corteo del 27 maggio verso la zona rossa, alcuni dei quali a volto coperto.

Il corteo si svolse a Giardini Naxos, alle pendici di Taormina dove si trovavano Donald Trump e gli altri big del mondo, tanto che il Viminale aveva inviato settemila agenti in Sicilia. Sul lungomare sfilarono oltre tremila persone, fino al tentativo di violare la zona rossa, stoppato dalle cariche delle forze dell’ordine che esplosero anche dei lacrimogeni. Fu un black out di alcuni minuti, in cui avvennero gli scontri.

Alla manifestazione parteciparono numerosi attivisti provenienti dall’intera penisola, alcuni dei quali finiti tra l’elenco degli indagati indagati per cui la Procura di Messina (sostituto procuratore Roberta La Speme) ha disposto un decreto di citazione diretta a giudizio.

Tra le persone che dovranno comparire davanti al giudice monocratico del Tribunale di Messina il prossimo 14 ottobre, anche due volti simbolo dell’attivismo antagonista: Ernesto Palatrasio di 72 anni e Margherita Calderazzi di 69 anni, entrambi di Taranto. Quest’ultima nel 2018 finì ai domiciliari per un mese, in seguito alle proteste con il movimento dei 'Disoccupati organizzati' che organizzò un picchetto permanente nei pressi della sede del comune di Taranto.

Nel corso dell’indagine sul corteo al G7 di Taormina gli investigatori hanno ricostruito la punta avanzata del corteo che tentò di deviare verso la zona rossa. «Arrivando a contatto con il contingente delle forze dell’ordine che avevano formato un cordone di sbarramento e contro il quale esercitavano pressione e spinte, si opponevano ai militari in uniforme che erano costretti ad effettuare interventi di dissuasione ed alleggerimento con lanci di lacrimogeni», si legge nei carteggi dei pm di Messina.

Tre manifestanti inoltre «partecipavano al corteo con il volto coperto rendendo in tal modo difficoltoso il loro riconoscimento», ma alla fine sono stati individuati. Nella lunga lista anche manifestanti residenti a Bergamo, Brescia, Pisa, del pugliese e del napoletano, oltre che un gruppo di Palermo nel 2015, alcuni dei quali sottoposti all’obbligo di firma su disposizione dei pm palermitani (procuratore aggiunto Leonardo Agueci, sostituiti procuratore Emanuele Ravaglioli e Gery Ferrara).

Una parte di loro inoltre fu coinvolta nelle indagini sugli scontri al bar Aluia dell’aprile 2016 tra tifosi in occasione della partita di campionato Palermo-Lazio e sull'aggressione del febbraio 2018 al leader palermitano di Forza Nuova.

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