LE CHAT DI PALAMARA: IL MAGISTRATO DI MESSINA FELICE LIMA, “STESSO SCHEMA E LESSICO DELLA MAFIA”

19 Maggio 2020 Inchieste/Giudiziaria

Viaggiano nelle mailing List dei magistrati italiani gli scoop di Giacomo Amadori su La Verità sulle chat segrete di Luca Palamara e sollevano un fuoco incrociato sulla gestione del Csm e dei suoi protagonisti.

Tra i commenti più interessanti e severi pubblicati sulle chat c’è quello di un grande magistrato, Felice Lima, che negli anni delle stragi si è occupato di importanti inchieste sulle commistioni tra mafia, massoneria e politica, sia da giudice penale che da pubblico ministero. Lima si batte da sempre in difesa dell’indipendenza dei magistrati non solo dal potere politico, ma anche dai gruppi di potere interni alla magistratura. Alcuni anni fa ha dato vita, con altri colleghi, al blog ‘Uguale per tutti’.

Il sostituto pg di Messina, Felice Lima, usa toni forti e richiama la violentissima denuncia di un collega che, in tempi non sospetti, aveva parlato di ‘metodi mafiosi’ all’interno del Consiglio superiore della magistratura: “Hanno fatto gli indignati quando il magistrato veronese Andrea Mirenda ha fatto il paragone con la mafia, ma lo schema, l’iconografia, il lessico, le abitudini sono le stesse“. Gli uomini in toga, scrive ancora Lima nello spazio comune, “hanno un problema culturale: credono che mafia sia solo pistole e stragi. Essendo ignoranti, non sanno che la mafia è molto altro”.

Cita poi un articolo de La Verità sull’incontro tra Palamara e Francesco Greco, procuratore di Milano, che pure aveva stigmatizzato le manovre occulte a Palazzo dei Marescialli.

“E io ingenuamente gli ho creduto e, infatti, subito ho scritto qui che evidentemente Greco alla Procura di Milano lo aveva portato la cicogna”. Aggiungendo subito dopo: “Greco poteva giustamente disprezzare quelli che si incontravano a mucchi con Palamara negli alberghi, perchè lui Luchino lo incontrava da solo nel loro ‘solito posto'”.

La Verità riporta i commenti di altri magistrati, tra cui quello di Nicola Saracino, giudicante a Verona: Nessuno si chiami fuori… Alla logica spartitoria – sposata da tutti – è ineluttabilmente correlata la rinunzia al controllo sui prescelti per ogni tipo di incarico”.

 

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