STADIO SCOGLIO: Lettera aperta di Sergio Bruno, ingegnere e attivista M5S, che chiede all’assessore allo Sport Pippo Scattareggia di ritirare la “improbabile” procedura

19 Maggio 2020 Culture

Non si fermano le polemiche sul bando di gestione dello stadio Franco Scoglio di San Filippo, con la pubblicazione dello schema di gara e degli atti propedeutici (ma non del bando in sè). Dopo il Pd oggi tocca a Sergio Bruno, ingengnere e attivista del Movimento 5 stelle, che la questione la affronta dal punto di vista sportivo e imprenditoriale. Di seguito la sua lettera aperta.

Mi chiamo Sergio Bruno, e scrivo nelle vesti di cittadino, di sportivo e di tifoso (con la t minuscola perché i tifosi con la T maiuscola sono pochi e io non sono fra questi) che per 41 anni è stato in curva ogni domenica dall’eccellenza alla serie A, e ogni tanto anche in trasferta. Le mie considerazioni discendono dalla professione di ingegnere che svolgo da 26 anni senza soluzioni di continuità: tanti anni di esperienza mi permettono sufficiente conoscenza delle evidenze pubbliche e delle logiche con cui le imprese vi partecipano, imprese che rappresentano gran parte della mia committenza. Da anni i club calcistici più famosi al mondo, come pure club di provincia meno famosi come l’Udinese, hanno intrapreso la procedura di affidamento privato dello stadio presente nella rispettiva piazza, in linea con le moderne modalità di gestione di società calcistiche di alto livello, al fine di abbattere i costi e produrre bilanci sostenibili. Un comune denominatore accomuna tutte queste piazze in cui lo stadio viene gestito dalle società sportive private: la preventiva presenza di una grande squadra e una società solida, condizioni dimostratesi necessarie e non sufficienti per la procedura di affidamento.

Orbene a Messina non abbiamo squadra nè società degne di questo nome in quanto una squadra di livello dilettantistico incapace di primeggiare in serie D non è qualificabile come rappresentativa degna della piazza. Posto che in nessuna piazza al mondo si è mai neanche pensato di proporre l’affidamento di un grande stadio a qualcuno in mancanza di una squadra forte e di una società solida , segue che il bando in pubblicazione ambisce a cambiare la storia, e dubito che a Messina ne siamo capaci. Ma potrebbe essere una mia impressione sbagliata, per cui vado oltre. Da 12 anni noi tifosi conviviamo con la speranza di rivedere la nostra squadra ad alti livelli e gestita da una società di livello: ciò non è accaduto perché lo stadio, immenso, è una grande risorsa solo potenziale, in quanto nei fatti è una struttura dai costi di gestione insostenibili che si sommano alle normali perdite di esercizio tipiche di tutte le gestioni sportive, a parte poche eccezioni a livello di serie A; ciononostante nessuno ci impedisce di sperare che un gruppo imprenditoriale si faccia avanti in futuro come accaduto a Reggio Calabria, laddove una persona facoltosa e appassionata ha immesso numerosi milioni e ha vinto il campionato, equazione semplice e immediata, con la preziosa e riservata mediazione del sindaco. E già sono in corso le operazioni preliminari per l’affidamento dello stadio Granillo alla società della Reggina; il tutto con linearità e senza la pretesa di cambiare la storia con improbabili forzature.

Tutto ciò a conferma che in presenza di squadra e società, la procedura di affidamento viene in automatico, non il contrario. Non lo dico io, lo dice la storia e lo dice il presente. Ma ripeto la procedura del bando va fermata non soltanto per questo, ma perché ogni impresa o raggruppamento di imprese, investe le proprie risorse per guadagnare, non per perdere. Questa procedura propone alle imprese partecipanti di spendere tanti milioni senza la minima possibilità di coprire tali spese. Infatti oltre alle normali perdite di esercizio della gestione sportiva, aggravata dagli elevati costi di gestione dello stadio, l’aggiudicatario dovrebbe pagare 300.000€ annui di canone al Comune con pesanti sanzioni in caso di ritardi, 300.000€ annui (sottostimati) di manutenzione ordinaria, una milionata di spese straordinarie di start up.

Non esiste una sola ragione per cui un gruppo serio desideroso di fare calcio, debba accollarsi tali ulteriori spese milionarie oltre a quelle normali, e col rischio di contenziosi decennali che bloccherebbero tutto a tempo indeterminato, salvo rivolgersi a profili poco raccomandabili che non abbiano nulla da perdere, come qualcuno che approfitti per ripulire capitali, o qualche avventuriero che campa di espedienti per lucrare qualche euro finché dura.

E ora arrivo al nocciolo: per programmare il futuro calcistico non occorre cambiare la storia, basta copiare quel che è stato fatto bene altrove. Premesso che oggi nessuno impedisce a un imprenditore facoltoso e appassionato di spendere per costruire una squadra forte (senza bisogno di vincere un bando e relativi oneri agginutivi) e dopo, non prima, di rilevare la gestione dello stadio con la forma corretta. Nelle more, per incentivare tale circostanza occorre che la gestione dello stadio diventi appetibile non potenzialmente ma sul serio, e per questo occorre presentare senza ulteriore indugio il nuovo piano regolatore o almeno le linee guida (che l’amministrazione si era impegnata a presentare già nel 2019) che ammettano in modo chiaro e inequivocabile l’utilizzo privato e polifunzionale dell’impianto, in quanto oggi nessuna attività è ammessa oltre a quella sportiva (al di là delle inesattezze riferite dagli organi di stampa locali), e tale circostanza è riportata dal regolamento di gestione degli impianti sportivi parte integrante dello stesso bando “sono ammesse tutte le attività purché compatibili con tutte le norme vigenti” Dopo aver generato le condizioni di appetibilità e il sostegno della politica e delle norme locali, sarà probabile l’interesse di qualche gruppo industriale serio e in automatico l’eventuale affidamento, esattamente come è accaduto altrove.

Ricordo che nel 2008 il gruppo Franza presentò una interessante proposta, ma incompatibile con le norme urbanistiche del tempo; oggi le norme sono le stesse di allora e da 12 anni aspettiamo che quella proposta o una similare diventi approvabile; questo la dice lunga sul disinteresse per lo sport delle ultime tre amministrazioni e di una politica miope e inadeguata. Infine, con andreottiana cattiveria, ritengo che in realtà esista un profilo teoricamente interessato, cioè il rischio più grande nascosto da questo bando: qualcuno che metta le mani sullo stadio per sempre, magari nascosto dietro un prestanome, e appena le norme lo consentiranno, ci farà dentro svariate attività imprenditoriali e/o commerciali, con ingenti guadagni, senza alcun obbligo di costruire una squadra di calcio, o magari limitandosi a una gestione giovanile o dilettantistica del ramo sportivo: questo rischio c’è ed è fondato, e probabilmente è per questo che nessun altro ha mai pensato a una simile genialata. Per queste ragioni prego l’amministrazione e l’assessore al ramo Scattareggia di sospendere la improbabile procedura del bando e procedere come sopra indicato per programmare il futuro, e senza permettersi per nessuna ragione di illudere la fede sportiva e la passione di noi tifosi già provati da 12 anni di cocenti delusioni.

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