Novantenne violentata e rapinata a Messina, condannati due ragazzi di 17 e 14 anni

20 Maggio 2020 Inchieste/Giudiziaria

Il collegio G.I.P. presso il Tribunale per i minorenni di Messina, presieduto dalla dr.ssa Claudia Bernardo, all’esito della requisitoria del Procuratore della Repubblica Andrea Pagano e delle arringhe degli avv.ti Giuseppe Carrabba, Alessandro Trovato e Ernesto Marcianò, ha definito il giudizio riguardante la brutale aggressione perpetrata il 14.9.19, a Messina, da due giovani (rispettivamente, di diciassette e quattordici anni, all’epoca dei fatti), ai danni di una donna novantenne, mentre si trovava all’interno del proprio domicilio. Entrambi i minori sono stati condannati per concorso in rapina e tentato omicidio; il diciassettenne è stato altresì condannato per la detenzione di un coltello e per resistenza a pubblico ufficiale (per la violenza opposta all’atto dell’arresto); il quattordicenne è stato condannato anche per violenza sessuale ai danni della malcapitata vittima (accusa dalla quale è stato assolto il diciassettenne): essi hanno riportato condanne rispettivamente pari ad anni sette mesi dieci e ad anni otto mesi otto di reclusione (così ridotte di un terzo, per effetto della scelta del rito abbreviato). Sono state riconosciute tutte le aggravanti contestate, tra le quali quella di aver agito con crudeltà, per la particolare intensità e ferocia della violenza adoperata in danno della donna, colpita ripetutamente al capo, anche con una statuetta in ceramica, mentre si trovava, inerme, riversa al suolo, in una pozza di sangue. I minori erano stati tratti in arresto nell’immediatezza del fatto, da parte di personale dell’U.P.G. e S.P. della Questura di Messina, diretto dal dr. Giovanni Puglionisi, sulla base delle indicazioni fornite dalla stessa vittima, che conosceva i due imputati, in quanto compagni di un nipote della donna. Essi erano già stati in quell’abitazione e proprio per questo non avevano avuto alcuna difficoltà a farsi aprire dall’anziana, carpendone la fiducia. Le successive indagini, coordinate dal Sostituto Procuratore Annalisa Arena, avevano, poi, consentito di far luce sugli aspetti più inquietanti della vicenda (tra cui la violenza sessuale anzidetta) e di appurare che i due giovani, nel corso della dinamica delittuosa, avevano agito al fine di uccidere la persona offesa (precipuamente, al fine di evitare che ella potesse successivamente riconoscere i propri aguzzini, come invece è avvenuto). Essi, in particolare, dopo aver lasciato la donna nell’abitazione in stato di incoscienza, mentre perdeva sangue dalla testa, erano successivamente ritornati nell’appartamento, adoperando le chiavi precedentemente sottratte (con ogni verosimiglianza, proprio al fine di sincerarsi dell’avvenuto decesso della vittima); avevano appreso, sennonché dalla stessa donna, che ella era riuscita a chiamare i soccorsi e si erano dati, pertanto, alla fuga.

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