‘Ndrangheta: Indagato anche il deputato leghista Furgiuele

28 Maggio 2020 Inchieste/Giudiziaria
C’è anche il deputato della Lega, Domenico Furgiuele, 37 anni - eletto alla Camera nel 2018 come capolista del partito di Matteo Salvini nella circoscrizione Calabria - tra gli indagati della maxi operazione della Dda di Reggio Calabria, ribattezzata «Waterfront», che questa mattina ha portato in carcere più di 60 persone accusate a vario titolo di essere affiliate, contigue e concorrenti dello storico casato di ‘ndrangheta Piromalli, padrone della Piana di Gioia Tauro.Laureato in Scienze dell’educazione all’università di Messina, già imprenditore nel ramo dell’edilizia con specializzazione in pavimentazioni stradali (aveva lasciato tutti gli incarichi pochi mesi dopo l’elezione a Montecitorio), Furgiuele - prima in Alleanza Nazionale e poi nel partito «La Destra» – è genero dell’imprenditore Salvatore Mazzei, già condannato per tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso ed  è tra numerosi imprenditori finiti sotto la lente della procura guidata dal capo dei pm reggini Giovanni Bombardieri. E di imprenditori l’inchiesta condotta dall’Aggiunto Gaetano Paci e dal pm Luca Gelso, si è occupata a fondo. Un cartello di attività che sarebbe riuscito ad aggiudicarsi diversi appalti nella Piana e in altre regioni d’Italia: affari in cui i Piromalli erano protagonisti. Secondo quanto si apprende da fonti investigative di Reggio Calabria, Furgiuele sarebbe indagato per concorso in turbativa d’asta nell’ambito di due distinte gare d’appalto: una per un ripristino della viabilità a San Giorgio Morgeto (Rc) e l’altro per la realizzazione della pista per l’elisoccorso a servizio dell’ospedale di Polistena (Rc): bandi a cui l’azienda che faceva riferimento al deputato avrebbe partecipato ma che non si sarebbe aggiudicata. Il perno dell’inchiesta è lo strapotere economico del clan Piromalli che poteva contare anche sulla complicità di 11 funzionari comunali. Risultato? Gare d’appalto aggiustate, assegnazioni delle gare a ditte «amiche». Gli arresti – firmati dal gip Filippo Aragona -  portati a termine dalla Guardia di Finanza sono più di 60, più di venti invece le gare che sarebbero state «truccate» in tutta Italia anche attraverso offerte concordate.

Le perquisizioni sono scattate in Calabria ma anche a Messina, Palermo, Trapani, Agrigento, Benevento, Avellino, Milano, Alessandria, Brescia, Gorizia, Pisa, Bologna e Roma: gli imprenditori coinvolti non sono soltanto calabresi. Il valore dei beni sequestrati ammonta a circa 103 milioni di euro.

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