L’allarme del Procuratore di Messina De Lucia: “Scarcerati 39 soggetti in regime di alta sicurezza”. “Taormina rischia di diventare una zona di riciclaggio per organizzazioni criminali dell’est Europa”

17 Giugno 2020 Inchieste/Giudiziaria

L'ondata di scarcerazioni avvenuta durante l'emergenza coronavirus per ridurre il rischio di contagio in cella "è stata un problema" perché solo a Messina sono usciti dal carcere "39 soggetti in regime di alta sicurezza". A lanciare l'allarme è stato ieri sera a Roma il procuratore capo della Repubblica presso il Tribunale di Messina, Maurizio De Lucia, durante l'audizione, durata meno di un'ora, davanti alla Commissione nazionale antimafia, accompagnato anche dal suo aggiunto Vito Di Giorgio e dal sostituto della Dda Fabrizio Monaco. "Purtroppo non c'è stato solo il caso di Porcino, a Messina ci sono stati 39 soggetti in regime di alta sicurezza, alcuni di spessore criminale assolutamente significativo, usciti dal carcere", ha spiegato infatti in serata il Procuratore siciliano nella Sala del Refettorio di Palazzo San Macuto.

"Scarcerazione dei boss è stata un problema".
De Lucia è stato chiamato a dare il suo punto di vista sul tema delle scarcerazioni davanti ai parlamentari proprio a seguito delle tante polemiche nate per le scarcerazioni e le misure alternative concesse a detenuti, in alcuni casi eccellenti, durante l'emergenza Covid. "Il decreto recente ha consentito per alcuni il rientro in carcere, mentre per Porcino il tribunale di sorveglianza di Milano ha ritenuto non ci fossero le condizioni per il rientro in carcere", ha sottolineato ancora De Lucia. Il riferimento è ad Angelo Porcino, elemento di spicco del clan di Barcellona Pozzo di Gotto che era detenuto per associazione mafiosa a Voghera (Pavia) dove stava scontando un residuo pena di una condanna a 11 anni prima di essere posto ai domiciliari a Barcellona Pozza di Gotto per motivi di salute dallo stesso Tribunale di sorveglianza di Milano.

Le realtà criminali nel territorio.

"La realtà criminale del territorio è variegata: ci sono 3-4 aree criminali", ha detto ancora il procuratore De Lucia. "C'è un’area, storicamente infettata dalla presenza mafiosa, quella tirrenica e della zona di Barcellona Pozzo di Gotto, sul 'modello di Palermo' - ha spiegato - Poi c'è un’area di grande interesse, anche dal punto di vista economico, quella dei Nebrodi, una sorta di paradiso in terra, simile alla Svizzera" che le organizzazioni mafiose "hanno imparato ad apprezzare prima di noi e a investire nel territorio con modalità nuove. C'è stata una spartizione ragionata e condivisa di quel territorio tra le famiglie mafiose che ha consentito a tutti di lucrare". C'è poi, ha proseguito De Lucia, "la zona ionica che confina con l'area di Catania" dove ci sono la presenza della "famiglia mafiosa Santapaola e una serie di altre organizzazioni mafiose". Riguardo poi alla zona di Taormina "c'è un rischio che esisteva già prima" ma ancor di più con le conseguenze legate "all’epidemia" Covid che "rende altissima la possibilità di investimenti di origine occulta su quel territorio". "Ci sono capitali che stanno affluendo dall'estero, non si capisce bene da dove vengano, pensiamo ad un tentativo di riciclaggio proveniente dall'Est Europa. Su questi interessi ci sono indagini in corso. Taormina rinvia di diventare una zona di riciclaggio per organizzazioni criminali dell'est Europa", ha spiegato De Lucia. E poi c'è Messina, "con la famiglia dei Romeo legata a Santapaola, una famiglia addirittura sovraordinata ai gruppi criminali peloritani che si rapportava a pezzi di borghesia mafiosa".

I problemi d’organico e di edilizia
De Lucia ha anche spiegato che nel distretto di Messina ci sono problematiche inerenti all'"edilizia giudiziaria" e quello degli "organici della magistratura messinese”. Secondo il magistrato l’attuale Palazzo di Giustizia pur "bellissimo dal punto di vista architettonico" è "inadeguato", ha spiegato il procuratore parlando di un "problema dolorosissimo che la città vive". L'altra "questione è quella degli organici e della magistratura messinese", ha concluso il procuratore, spiegando che "il numero di magistrati in servizio è insufficiente rispetto alle esigenze che la città ha".

L’attentato Antoci
Per quanto riguarda l’attentato a Giuseppe Antoci, ex Presidente del Parco dei Nebrodi, De Lucia ha spiegato che le indagini "non hanno consentito di identificare i colpevoli ma ciò non vuol dire che le indagini si fermino perché solo la prescrizione ferma l'azione penale non il decreto di archiviazione del gip che in qualsiasi momento può consentire una riapertura delle indagini". Secondo il pm “l’ufficio che io dirigo sull'attentato ad Antoci ha svolto un'attività investigativa durata oltre due anni, usando il contributo di reparti di élite dei carabinieri, il Ros, e strutture di élite della Polizia di Stato, non solo il servizio centrale operativo ma anche il gabinetto centrale della Polizia scientifica”. De Lucia ha poi osservato che “sono state profuse significative energie nel tentativo di ricostruire la dinamica dell'attentato e scoprire i reali autori, non sempre le attività della magistratura inquirente riescono a individuare il colpevole e tutte le volte che non succede il pubblico ministero fallisce”. "Per l'attentato ad Antoci continuiamo ad affermare che quella completezza indagini non consente di dire che quell'attentato non c'è stato - ha sottolineato -Tengo separati i campi di azione dell'attività inquirente" dalle altre "attività di inchiesta che più che legittimamente la politica fa, perché hanno finalità diverse. Il nostro è quello di accertare i reati e di individuare i colpevoli" mentre il fine della commissione di inchiesta regionale siciliana sulla mafia "non è rifare il lavoro dell'autorità giudiziaria, ma di individuare quali possono essere i suggerimenti per il legislativo per adottare rimedi che possono essere offerti alla legislazione siciliana in tema di infiltrazione e di appalti. Sono due piani separati totalmente perché i poteri sono diversi". "Le uniche indagini complete sono quelle dell'autorità giudiziaria", ha sottolineato il procuratore capo di Messina.

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