Il pm Ardita: «I poster con Morabito e Messina Denaro misero in subbuglio le prefetture»

20 Giugno 2020 Inchieste/Giudiziaria

I poster con Matteo Messina Denaro ma anche Rocco Morabito, Nicola Assisi in versione “transessuale” misero in subbuglio le prefetture di mezza Italia che evidentemente temevano una reazione degli interessati. A rivelarlo nel suo ultimo libro Cosa Nostra Spa è il magistrato Sebastiano Ardita, magistrato e membro del Csm. Il pm catanese parla dei manifesti dei boss come Matteo Messina Denaro e Rocco Morabito in versione drag queen che nel 2017 invasero molte città italiane realizzati da Klaus Davi.

«Una mattina – scrive Ardita nel suo libro – nelle piazze di città della Calabria e della Sicilia, ma anche di Milano sono comparsi manifesti raffiguranti la loro immagine con un travestimento da donna. Si trattò di una azione provocatoria e frontale in antitesi all’atmosfera paludata e fighetta della falsa antimafia. In questo esperimento vi è di più, - scrive Ardita - il tentativo di trascinare i boss sul terreno dell’onore personale per porli nell’alternativa tra la natura violenta e orgogliosa di una possibile reazione e un profittevole silenzio».

«Nonostante la forte provocatorietà dell’esperimento che - scrive il magistrato - ha messo in subbuglio le prefetture di mezza Italia, i mammasantissima sono rimasti in silenzio». Ma poche settimane dopo l’appartamento di Davi a Reggio Calabria veniva danneggiata. «Anche la strategia della tolleranza adottata dalla ‘ndrangheta verso le sue provocazioni potrebbe avere un limite» conclude Ardita.

 

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Dopo Reggio Calabria, Milano ora tocca a Palermo. Il capoluogo di regione siciliano è stato invaso da circa 70 poster raffiguranti il capo dei capi della mafia in abiti femminili. Non solo lui. In vari quartieri della città siciliana si possono vedere i poster di altri due boss della ‘Ndrangheta cioé Rocco Morabito, latitante da oltre 25 anni probabilmente riparato in Brasile, e Nicola Assisi uno dei più potenti e pericoloso narcos a livello internazionale  e introvabile da anni. I poster sono visibili in vari quartieri di Palermo tra cui il celebre Zen, la zona di Via d’Amelio, la Zona del Porto, le strade che costeggiano l’ingresso dell’autostrada, il Centro storico. Autori della campagna Klaus Davi giornalista e massmediologo e il pluripremiato pubblicitario Pasquale Diaferia.

Il claim spiega la ratio della originale scelta “i magistrati hanno più volte raccontato che i boss per fuggire si travestono da donna. Emblematico fu il caso del boss della Camorra Gionta che fu arrestato vestito in abiti femminili. Per chi avesse informazioni….e segue il numero di telefono da contattare“. Un vero e proprio foto kit con lo scopo di aiutare la ricerca dei boss ma in modo originale e che farà sicuramente discutere. Davi e Diaferia si sono ispirati a una dichiarazione di Raffaele Cantone che in una recente  intervista allo stesso Davi spiegava come questa scelta “non  c’entrasse nulla con l’omosessualità. E’ solo uno dei tanti stratagemmi per non farsi riconoscere e che i boss abitualmente utilizzano cosi come altre tecniche di mimetizzazione “.

La campagna realizzata da Davi e Diaferia è completamente autofinanziata. E’ stata proposta al comune di Castelvetrano ma la società di affissione l’ ha rifiutata. Anche il Comune di Roma ha rifiutato le campagne di Davi e Diaferia “ma la Raggi puo stare certa che torneremo alla carica . Nessun veto invece dai comuni di Milano e Reggio Calabria“.

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