Rimborsi “gonfiati” a MessinAmbiente. In appello rimane solo una condanna

4 Luglio 2020 Senza categoria

Si conclude in appello con una condanna ridotta e una dichiarazione di prescrizione il processo scaturito dall’inchiesta sui rimborsi “gonfiati” a MessinAmbiente, che negli anni scorsi era la partecipata del Comune di Messina per la gestione dei rifiuti.

Ieri sera la sentenza è stata emessa della seconda sezione penale della corte d’appello presieduta dal giudice Francesco Tripodi, per un processo che vedeva coinvolti – le qualifiche si riferiscono all’epoca dei fatti, siamo tra il 2011 e il 2014 -, il direttore tecnico Roberto Lisi e il dipendente Claudio Sindoni. Non tutti avevano in contestazione gli stessi capi d’imputazione, le accuse erano diversificate. I due sono stati assistiti dagli avvocati Antonio Roberti e Carmelo Scillia.

La sentenza. Per Sindoni i giudici hanno dichiarato il “non doversi procedere” per intervenuta prescrizione, ed hanno anche revocato a suo carico la pena accessoria dell’interdizione temporanea dai pubblici uffici. L’ingegnere Lisi ha invece registrato una rideterminazione della pena, che adesso è di un anno e 6 mesi più 600 euro di multa (pena sospesa).

In primo grado, nell’aprile dello scorso anno, i giudici della seconda sezione penale del tribunale avevano inflitto 2 anni e 6 mesi a Lisi, e 2 anni a Sindoni (in questo secondo caso la pena era stata dichiarata sospesa).

Il processo trattava in pratica un fascicolo secondario della maxi inchiesta gestita a suo tempo dalla Procura sulla ormai ex partecipata comunale per la raccolta dei rifiuti, e che portò all’arresto dei vertici della società. Un’inchiesta coordinata dall’allora procuratore aggiunto Sebastiano Ardita e dal sostituto procuratore Stefania La Rosa, che prese in considerazione il periodo di gestione tra il 2009 ed il 2013. A lavorare all’indagine furono sul piano investigativo la Sezione di polizia giudiziaria della polizia e il Nucleo investigativo dei carabinieri.

In questo secondo caso, ovvero il processo che si è chiuso in appello ieri, invece i fatti risalivano al periodo dal 2011 al 2013. Secondo le indagini, in molte circostanze sarebbero stati gonfiati i rimborsi relativi a trasferte di lavoro oppure sarebbe stato dichiarato un aumento della durata dei viaggi, per usufruire così di straordinari e indennità varie. I reati ipotizzati, a vario titolo dall’accusa, erano peculato, truffa e falso. Nella sede di MessinAmbiente gli investigatori si presentarono nell’aprile del 2014, quando focalizzarono l’attenzione su tutta la contabilità della società partecipata. Fonte: Gazzetta del Sud Autore: di Nuccio Anselmo

 

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