Ponte o tunnel, ora il governo riparte sullo Stretto di Messina. Sarà finanziato uno studio per valutare le opzioni di collegamento stabile

7 Luglio 2020 Mondo News

Ora che il governo Conte – con il premier e con la ministra delle Infrastrutture Paola De Micheli – si è intestato il progetto del completamento dell’Alta velocità di rete-Avr (reintitolato #italiaveloce) con l’avvio del progetto della linea ferroviaria veloce Salerno-Reggio Calabria e l’accelerazione del progetto della Catania-Messina-Palermo, era ineludibile che si sciogliesse anche l’ultimo nodo restante sulla rete, quello del collegamento stabile, ferroviario e autostradale, fra Calabria e Sicilia sul Ponte dello Stretto.

A ore – come scrive il Sole24ore – il premier e la ministra daranno l’annuncio della decisione di procedere con un nuovo progetto di fattibilità tecnico-economica (e anche ambientale) che metta a confronto le diverse opzioni possibili per l’attraversamento dello Stretto: ci sarà inevitabilmente il vecchio progetto del ponte a campata unica della società Stretto di Messina, per cui è ancora in corso un contenzioso con il general contractor Eurolink; ci sarà quasi certamente un nuovo progetto di ponte a più campate; rispunterà anche l’ipotesi del tunnel o dei tunnel subalvei.

Sono pronti una cinquantina di milioni di euro per decidere quale sia la soluzione più opportuna per garantire la realizzazione dell’anello mancante nel disegno di mettere nella rete dell’Alta velocità l’intero Paese.

Il rilancio sullo Stretto di Messina suonerà a molti anche come una prova dell’accelerazione che il premier vuole imprimere ai programmi infrastrutturali del suo governo. E di quelli per lo sviluppo del Mezzogiorno, in particolare. Una conferma che sulla doppia partita delle grandi opere e del Mezzogiorno il premier fa sul serio.

Conte per altro incontrerebbe il favore di una larga parte del M5s a questa scelta che risulterebbe digeribile – messa in termini di Alta velocità di rete – anche al Partito democratico, contrario all’opera quando fu proposta e progettata dai governi Berlusconi e dalla società Stretto di Messina.

La cautela politica impone di dire che nulla sarà effettivamente deciso fino al confronto che sarà innescato (anche con un procedimento di dibattito pubblico) dal progetto di fattibilità, ma il cambio di marcia è evidente.

 

“Italia Veloce”. Dalla Palermo-Catania alla Gronda, Governo punta su 130 opere strategiche. Strade, treni, dighe, sono 36 le opere commissariate nel piano di investimenti per il rilancio dell’economia messo a punto dal Ministero delle Infrastrutture che affianca il DL Semplificazioni

Sono 130 le opere, gli interventi e i programmi inseriti in “Italia veloce”, il piano di investimenti per il rilancio dell’economia messo a punto dal ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti che affianca il Decreto Semplificazioni.

Si va dai porti alle direttrici ferroviarie (come il nodo di Genova, il Terzo Valico di Giovi, la Pontremolese e la Palermo-Catania-Messina) fino agli aeroporti, alle città metropolitane e alle strade e autostrade (come la Pedemontana lombarda, il potenziamento a 4 corsie della Salaria, la Salerno-Potenza-Bari). Sono 36 le opere commissariate: si tratta di 12 opere idriche (dighe o acquedotti) di nuova realizzazione o di messa in sicurezza, 15 opere ferroviarie (valico di Giovi, Napoli-Bari, Roma-Pescara ect) e 9 infrastrutture stradali come la Grosseto-Fano, la Roma-Latina, la SS106 Ionica e la Tarquinia San Pietro in Palazzi. Tra le opere strategiche ci sono “la Salerno-Reggio Calabria, la Palermo-Catania-Messina, la Pescara-Roma, la Pescara-Bari, la Venezia-Trieste, la Gronda, la Ionica, l’ampliamento della Salaria, la Pontina” spiega il presidente del Consiglio Giuseppe Conte in conferenza stampa, passando poi a illustrare il il Decreto Semplificazioni approvato “salvo intese” nella notte. ”È il trampolino di lancio di cui l’Italia ha bisogno in questo momento”. Secondo il premier con questo provvedimento “alziamo il limite di velocità, l’Italia deve correre, ma manteniamo gli autovelox: non vogliamo offrire spazio ad appetiti criminali che alterano la concorrenza e fanno guadagni indebiti”.

“Basta paura: conviene sbloccare” dice Conte. “Arriva una piccola rivoluzione per i funzionari pubblici. Con la nuova normativa ci saranno più rischi per il funzionario che tiene ferme le opere, non per quello che li sblocca: siamo arrivati a una situazione perversa per cui fa carriera chi non firma e chi si assume responsabilità rischia di esporsi a un soverchio danno. Dobbiamo fermare la paura della firma”. Il decreto prevede che vengano dati “poteri regolatori a tutte le stazioni appaltanti: non serve necessariamente un commissario per procedere velocemente ma prevediamo che in casi complessi sia possibile nominare commissari sulla scia di Expo e del Ponte Genova”

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