Caso Siracusa bis, la procura di Messina chiede 5 condanne

9 Luglio 2020 Inchieste/Giudiziaria

La Procura di Messina ha chiesto la condanna nei confronti dell’imprenditore Ezio Bigotti, dei consulenti Francesco Perricone, Vincenzo Ripoli e Cesare Pisello e dell’ex dirigente del Comune di Siracusa e assessore a Priolo Mauro Calafiore. Il Pm peloritano ha avanzato richiesta di 7 anni e 9 mesi per Bigotti, 6 anni e 3 mesi per Ripoli, 6 anni per Perricone, 4 per Pisello e 2 per Calafiore.

Si tratta dell’inchiesta per corruzione in atti giudiziari che nel aveva portato all’accusa di corruzione in atti giudiziari e falso ideologico commesso da pubblico ufficiale. Il procedimento è legato all’indagine della Procura di Messina, guidata da Maurizio de Lucia, sul “Sistema Siracusa” che portò all’arresto di numerose persone accusate di far parte di un “comitato di affari” capace di condizionare indagini e procedimenti giudiziari. Non solo a Siracusa.

Bigotti (assieme al tecnico petrolifero Gaboardi, posizione stralciata) è stato chiamato in causa dopo le dichiarazioni dell’avvocato Piero Amara e del collega Giuseppe Calafiore su alcune vicende pilotate e risolte grazie alla complicità dell’ex Pm di Siracusa, Giancarlo Longo, e di alcuni consulenti della Procura nominati da quest’ultimo.

Ripoli è imputato per corruzione in atti giudiziari perché in qualità di consulente tecnico nominato dal Pm Giancarlo Longo avrebbe ricevuto il pagamento del proprio compenso (10 mila euro) dopo aver prodotto una consulenza con “conclusioni ideologicamente false” per favorire Bigotti nel procedimento penale e in sede tributaria.

Ripoli e Mauro Calafiore (assieme agli avvocati Piero Amara e Giuseppe Calafiore e al Pm Giancarlo Longo, le cui posizioni sono già stralciate e si è proceduto separatamente) sono imputati per falso ideologico in concorso perché il primo nella qualità di consulente tecnico e il secondo quale ausiliario e coautore della relazione, avrebbero formate consulenze “ideologicamente false” su impulso di Longo, Amara e Calafiore.

Ripoli (che ha uno studio associato con Giuseppe Cirasa, commercialista ed ex consulente di parte sulla vicenda Fiera del Sud che ha già patteggiato nell’ambito del Sistema Siracusa) nella relazione depositata a marzo 2016 arrivava a conclusioni – sulla vicenda riguardante le imprese di Bigotti – sull’effettiva presenza di prestazioni e pagamenti riportati nelle fatture analizzate senza verificare la documentazione (non presente agli atti) né le registrazioni contabili dei pagamenti e i contratti. Bigotti sarebbe stato “aiutato” anche in sede tributaria all’esito della richiesta di collaborazione volontaria con il fisco avanzata da una società del suo gruppo in relazione ad accertamenti dell’Agenzia delle Entrate. Ripoli, infatti, nella relazione affermava, contrariamente al vero, che non vi fossero anomalie relativamente all’accesso alla voluntary disclosure da parte di Exitone, riferendo invece di rapporti non anomali.

Assieme all’ingegnere Calafiore, invece, nella relazione depositata a settembre 2016, i due consulenti tecnici arrivavano a conclusioni sull’effettività delle prestazioni su fatture limitandosi esclusivamente a illustrare in maniera generica le attività svolte dalle società analizzate che coinvolgevano Bigotti.

Di fatto, quindi, il consulente e il suo ausiliario si sarebbero limitati a rappresentare le attività svolte dalle due società, senza analizzare se fossero state realmente svolte.

Calafiore (Mauro) è stato anche uno dei protagonisti durante l’iter autorizzativo che ha portato alla realizzazione del centro commerciale Fiera del Sud: dopo aver preso il posto del collega Natale Borgione che aveva negato l’atto, l’ingegnere oggi ex assessore annullò l’atto di negazione in contrasto con quanto suggerito per iscritto dall’avvocato Nicolò D’Alessandro, consulente legale esterno del Comune, che venne a sapere di questa intenzione durante una seduta di discussione al Tar in cui dovevano decidere proprio sulla vicenda Open Land.

Oltre alle perizie, Longo interroga Bigotti e il dirigente della Exitone Cesare Pisello, indagato per falsità materiale e ideologica. Due verbali che contribuirebbero a scagionare l’imprenditore piemontese, redatti in maniera quanto meno anomala, senza la presenza di un assistente giudiziario. Calafiore (Giuseppe) riesce a dare una spiegazione: le dichiarazioni, già precompilate a Roma da Amara, erano state sottoscritte sul cofano di una macchina parcheggiata in viale Scala Greca. Dopo la firma, l’avvocato le consegnò a Longo, sui cui computer non risulta alcun file sui due verbali.

Amara nel frattempo ha patteggiato in continuazione la pena di un anno e due mesi di reclusione e 89 mila euro di multa (a Roma erano 3 anni) aumentando la precedente richiesta di 9 mesi e 6 giorni ma considerando la riunione dei procedimenti e dei capi di accusa.

Il socio Calafiore, invece, sta ancora cercando di patteggiare: l’ultimo giudice ha ritenuto non congrua la pena di  9 mesi e 2 giorni in continuazione con il patteggiamento di 2 anni e 9 mesi già concordato con la Procura di Roma per l’accusa di corruzione in atti giudiziari. Era il terzo, ed è stato ricusato. Il quarto giudice, invece, è andato in pensione e l’udienza fissata per il 15 luglio sarà probabilmente rinviata ad altra data, mentre il presidente del tribunale di Messina dovrà nominare il quinto giudice. E Calafiore patteggiare la pena.

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