MessinAccomuna: LO SPOT DELL’HOT SPOT. DEL LUCA TRA SCENEGGIATE E AUTODICHIARAZIONE DI INADEMPIENZE

19 Luglio 2020 Politica

Non ci piace intervenire sulle sciocchezze quotidiane del sindaco, ma ristabilire la verità violentata dalle sue mistificazioni è (troppo spesso) purtroppo necessario. Ieri l’ultima: l’ordinanza di chiusura per la struttura realizzata presso la Caserma Gasparro, a suo dire abusiva e frutto di uno scambio tra Accorinti e Renzi; quello spazio sarebbe stato “ceduto” in cambio dei fondi del Masterplan e del palagiustizia all’ospedale militare.

La ricostruzione storica con cui soddisfa il suo irrefrenabile bisogno di tirare in ballo Accorinti (proprio non può farne a meno) e il palagiustizia (ossessione tutta da indagare) è risibile e contraddittoria. La caserma Gasparro sarebbe stata “ceduta” in cambio del Masterplan già dal 2014, però Messina nell’ottobre 2015 risultava esclusa dal Masterplan, mentre il palagiustizia all’ospedale militare è stato codificato dal Governo nel febbraio 2017: come la mettiamo? Le date non tornano, e più ne cita, meno stanno in piedi. La contrarietà di Accorinti e della sua Giunta all’hot spot presso la Gasparro è nota a tutti: risulta da lettere, interventi, colloqui che l’allora sindaco ebbe a tutti i livelli. Il fatto è che sulle aree militari il sindaco non ha alcun potere (a Fiumedinisi e S. Teresa non lo si percepisce, ma le planimetrie dei PRG delle grandi città “oscurano” le aree militari). Il Ministero dell’Interno, poi, ha una competenza esclusiva sull’accoglienza dei migranti. Piuttosto, sembra che De Luca metta le mani avanti. Dice che la struttura temporanea attivata dal Ministero nel settembre 2017 avrebbe dovuto durare due anni, dopo di che avrebbe dovuto cessare. Il termine, dunque, scadeva nel settembre 2019. Chi era sindaco di Messina da più di un anno a quella data? È stato lui a non chiudere (se ne fossero ricorse le condizioni) la tensostruttura della Caserma. Dice che si tratta di un abuso. E dice di saperlo già dal 27 agosto 2018. Chi, dunque, ha consapevolmente tollerato una struttura che oggi dichiara illegittima e inaccettabile? Chi ha omesso per due anni interventi che dichiara dovuti? Cateno De Luca si è autodenunciato, qualcuno lo ascolti. La sua ordinanza, poi, è un semplice show. Non ha competenza sulle aree militari, non ha competenza sull’accoglienza dei migranti, non si sono registrati episodi di violazione dell’ordine pubblico, non ci sono attentati alla salute (il Ministero certifica) la negatività degli ospiti. Per le modalità con cui ha luogo, il provvedimento è solo la conferma della sua subcultura xenofoba, già evidenziata quando in campagna elettorale si stracciava le vesti per il progetto “AccogliME” al terminal crocieristico (che poi ha proseguito), quando ha cancellato il progetto per l’integrazione dei ROM sul PON-Metro, quando ha violato le norme sulla riservatezza mandando su FB il riconoscimento dei migranti al palacultura, quando si è filmato “sceriffo dei poveracci” ad allontanare (di quanti metri, poi?) i lavavetri davanti alla Prefettura. De Luca non fa il sindaco: cerca solo personali ribalte locali e tentativi di proiezioni nazionali.

De Luca è nato nella culla della DC, si è abbeverato al latte di Cuffaro, si è svezzato con Raffaele Lombardo, ha tentato di sbarcare nella “Scelta Civica” di Monti (respinto), ha bussato (a vuoto, in quel momento) alla porta dell’allora Ministro Salvini, ha fatto patti elettorali con Gianfranco Miccichè in Forza Italia, continua a tirare la giacchetta di D’Alia per attaccare Accorinti. Evidentemente non sa concepire la politica se non in termini di accordi da dietro le quinte. Lo si è toccato con mano con le nomine del suo sottogoverno, lo si è visto con le sceneggiate in Consiglio, con la farsa del “cambio di passo”. Incontri, riunioni notturne, negoziati. Un modo di vivere e pensare la politica diametralmente opposto a chi lo ha preceduto. Ma lui non è in grado di recepirlo. Oppure se ne rende conto benissimo, sa che la distanza di stile e di atti con chi lo ha preceduto è siderale e tenta disperatamente (e risibilmente) di gettare l’ombra del discredito.

Si agita a vuoto, sindaco: la gente sa chi fa politica per mestiere da quarant’anni (lei) e chi lo ha fatto venendo dalla società e dall’impegno civile, e tornandovi al termine dell’esperienza amministrativa. Quest’ultima è la politica vera, la sua una farsa di potere e accordicchi buona per le sue scenette da avanspettacolo.

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