#I NOMI – Assenteismo alla Provincia, ecco la sentenza d’appello. 18 assoluzioni e 20 condanne

24 Luglio 2020 Inchieste/Giudiziaria

Di Enrico Di Giacomo – Si chiude anche in secondo grado il processo per i casi di assenteismo all’ex Provincia regionale di Messina davanti la Corte di Appello in composizione monocratica, Francesco Carmelo Tripodi il giudice che ha letto in aula la sentenza. Il processo era nei confronti di 38 tra dipendenti e funzionari di Palazzo dei Leoni, la Corte d’Appello ne ha assolti 18 mentre per gli altri 20 ha confermato la sentenza di primo grado.

In parziale riforma della sentenza emessa l’11 luglio dello scorso anno, il giudice monocratico ha assolto Carmelo Gambadoro e Natale Chillè perché il fatto non sussiste.

Assolve inoltre, perché non punibili ai sensi dell’art. 131 bis cp per la particolare tenuita’ del fatto, Graziella Currenti, Santo Arro’, Anna Burrascano, Giovanni Loria, Andrea Valenti, Antonino Infondenti, Giovanni Liotta, Gaetano Mangano, Giovanni Tripodo, Daniela Cafeo Cucè, Domenica Di Fini, Francesca Sofia, Demetrio La Torre, Giovanni Pinto, Santo Patane’ e Angela Criscillo. 

Per tutti gli assolti revocate le statuizioni civili.

Conferma nel resto la sentenza (vedi sotto).

L’INCHIESTA

Si tratta dell’indagine della Digos che fu gestita a suo tempo dal pm Antonio Carchietti. Erano coinvolti nel processo parecchi dipendenti di Palazzo dei Leoni a più livelli, dai dirigenziali agli impiegati.

Agli atti dell’inchiesta sono stati cristallizzati a suo tempo ben 38 capi d’imputazione. In 36 casi di tratta di truffa ai danni dello Stato, che secondo la Procura sarebbe stata orchestrata con il classico “accordo del badge”. Lo spettro temporale che all’epoca la Digos prese in osservazione fu il dicembre del 2012, gli accertamenti scattarono il 6 e si conclusero quasi sotto Natale. La tipologia dei 36 casi di truffa è praticamente in fotocopia: un dipendente che «si assentava dal luogo di lavoro, e tuttavia dissimulava tale assenza conferendo il proprio “badge segnatempo”» a un collega «il quale provvedeva – tramite la timbratura (“strisciata”) del predetto badge, effettuata, in luogo del collega, nell’apposita apparecchiatura elettronica predisposta dall’amministrazione di appartenenza per la rilevazione ed il controllo dell’entrata e dell’uscita dal luogo di lavoro – a far falsamente apparire» il collega «presente nelle ore in cui costui era, in realtà, assente dal luogo di lavoro».

Ci sono poi due episodi di danneggiamento che riguardano esclusivamente altri due imputati, e sono casi molto singolari. Il 10 dicembre del 2012 un dipendente si rese evidentemente conto che era stata installata una telecamera dagli investigatori della Digos nel corridoio del piano terra vicino all’ingresso principale di corso Cavour della Provincia, quindi prese un bel bastone telescopico («si muniva di bastone allungabile») e cominciò a menare fendenti a destra e a manca fin quando la telecamera si frantumò («rimossa dal suo alloggiamento prendeva a penzolare e, ulteriormente colpita dall’indagato, subiva il distacco del circuito»). Il 14 dicembre, quindi pochi giorni dopo, un altro impiegato si accorse della telecamera che era stata collocata all’altro ingresso di via XXIV Maggio, prese il manico di una scopa e spostò le telecamere una per volta, rivolgendole verso il muro.

Le condanne di primo grado. 

Le condanne decise sono state complessivamente 39 (per tutti pena sospesa e non menzione): Rosario Anastasi e Paola Franciò, un anno e 4 mesi più 500 euro di multa; Francesca Sofia e Teodoro Scandurra, un anno e 2 mesi più 400 euro; Umberto Andò, un anno e 10 mesi più 800 euro (è la pena più alta decisa dal giudice); Demetrio La Torre, un anno e 4 mesi più 500 euro; Giovanni Pinto, un anno e 2 mesi più 400 euro; Graziella Currenti, un anno e 2 mesi più 400 euro; Santo Arrò e Andrea Valenti, un anno e 2 mesi più 400 euro; Antonino Bonansinga e Ettore Grimaldi, un anno e 4 mesi più 500 euro; Gaetano Mangano, un anno e 2 mesi più 400 euro; Roberto Branca, un anno e 6 mesi più 600 euro; Giovanni Liotta, un anno e 4 mesi più 500 euro; Antonino Infondenti, Giovanni Tripodo, Anna Burrascano, un anno e 2 mesi più 400 euro; Daniela Cucè Cafeo e Giovanni Loria, un anno e 2 mesi più 400 euro.

Alfio Tiano e Salvatore Libro, un anno e 4 mesi più 500 euro; Giuseppe Gemelli e Santo Mondello, un anno e 4 mesi più 500 euro; Maurizio La Spina e Maria Caputo, un anno e 4 mesi più 500 euro; Orazio Lombardo e Maria Giovanna Militello, un anno e 2 mesi (solo in relazione alla condotta del 7 dicembre 2012); Carmelo Gambadoro e Natale Chillemi, un anno e 2 mesi più 400 euro; Domenica Mangraviti e Domenica Di Fini, un anno e 2 mesi più 400 euro; Angela Rosalba Melita, Santi Daniele Piccione e Giuseppe Giacobbe, un anno e 2 mesi più 400 euro; Alfredo Misitano e Luigi Triglia, un anno e 4 mesi più 500 euro; Santo Patanè e Angela Criscillo, un anno e 2 mesi più 400 euro.

Per tutti il giudice Pagana aveva disposto il risarcimento alla parte civile, ovvero la ex Provincia Regionale, ed il pagamento delle spese processuali.

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