L’intervista – Il gip Mastroeni: “Il risiko delle correnti è come un’associazione a delinquere”

1 Agosto 2020 Inchieste/Giudiziaria

Di Aldo Torchiaro – Salvatore Mastroeni è giudice per le indagini preliminari a Messina. Dopo decenni in prima linea nelle Procure di frontiera del Mezzogiorno e – veniamo a sapere – sei mancate promozioni, il giudice decide per una operazione-verità. «Noi magistrati siamo avvolti da troppa faziosità, stiamo perdendo i valori comuni essenziali. E il Risiko delle correnti ci ha trasformato in una associazione a delinquere vera e propria».

Tutta colpa delle correnti?
All’inizio ero anche io in una corrente, ma tanti anni fa mi sono dimesso e da allora sono rimasto apolide. Lo comunicai alla segreteria dell’Anm. La funzionaria non capiva. Mi chiese: va in pensione? Io risposi: no, mi dimetto dalle correnti.

Non teme ritorsioni a parlare in questi termini?
Sono già uno uno dei magistrati che non essendo in correnti, correndo per una posizione direttiva, ha ricevuto pareri inspiegabilmente negativi. Si entra in crisi. Avevo iniziato con la distribuzione casuale degli uditori, oggi Mot, magistrati ordinari in tirocinio. Vengono assegnati sapientemente. Perché quando si entra in magistratura c’è un periodo di tirocinio, si sta dietro ad un magistrato cui si viene assegnati. E c’è l’effetto-pulcino. La prima persona che vedi è la mamma. Ed è così che si entra nelle correnti: si appartiene a una corrente prima ancora di averlo capito.

Palamara dunque in questo ha ragione? Il gioco a incastri esiste da sempre?
Su questo lo difenderei, certamente. Se risultasse vero che c’era solo un Palamara con un suo potente gruppo di amici, tutti quelli che adesso si stanno stracciando le vesti, e che io chiamo Sepolcri imbiancati, lo avrebbero mangiato vivo. Se tu, Palamara di Unicost, proponi un metodo scorretto di spartizione dei posti, noi di Area, noi di Ai, noi di MI ti divoriamo. Ti mettiamo in minoranza. E invece no, il sistema Palamara è esploso così adesso solo perché il trojan lo avevano messo a lui. Ma tutto il sistema funzionava così, e alle sue cene c’erano tutte le correnti.

Quindi tutte le accuse a Palamara si possono estendere ai predecessori?
Prenda in esame gli ultimi due Consigli superiori precedenti a Palamara, faccia uno studio fatto bene, vedrà una costante assoluta: ciascun voto è stato assegnato dai consiglieri al candidato della propria corrente. E statisticamente è impossibile che il candidato della mia corrente sia sempre il migliore. Eppure si è votato così. In due consiliature non trova nessuno che non fosse iscritto alle correnti.

E come faccio a fare questa verifica se l’adesione alle correnti non è pubblica?
Appunto. Avrebbe qualche difficoltà nella ricerca, non esistono elenchi depositati. E però se nei meccanismi che regolano l’elezione dei magistrati ai più alti incarichi c’è, per consolidata prassi, il ricorso sistemico all’equilibrio correntizio, sarebbe giusto che l’appartenenza alle correnti fosse pubblica, dichiarata, scritta. Faccio un esempio: se in una cittadina il sindaco dà un incarico a un imbianchino e poi si scopre che quell’imbianchino è in una associazione letteraria con lui, noi magistrati lo attacchiamo e diciamo che ha privilegiato un interesse privato. I colleghi amici nelle correnti, invece, si possono votare tra loro. Non c’è l’obbligo di astensione. Ora molti dicono che non è dignitoso. Io vado oltre: dico che non può essere legale.

I giudici del Csm operano contro la legge?
La normativa del Csm prevede, come per i membri del Parlamento, che i consiglieri del Csm non siano punibili per i voti espressi e per le opinioni date in Consiglio. Una garanzia di immunità. E infatti oggi un po’ tutti dicono che quelli che riguardano Palamara e il Csm “sono fatti senza rilevanza penale”. Io una certa esperienza nel penale ce l’ho, e ho delle riserve serie. Perché anche se l’abuso c’è, il reato ci sarebbe, nel tuo caso non è punibile perché sussiste una norma-scudo. È il caso dei magistrati del Csm. Noi magistrati contestiamo, a quattro persone che smontano e vendono marmitte della macchina, il reato di associazione a delinquere. Palamara e tutti quelli che si riunivano, come è stato detto, “in sedi non opportune”, per decidere ad esempio chi promuovere e chi tenere al palo, commettevano un reato in associazione a delinquere. Hanno sovvertito le regole avendo il potere e i mezzi per farlo.

Si pone un problema di credibilità importante.
Enorme. Il giudice vive di credibilità, senza la quale il peso e il valore delle sue sentenze non esistono più. Fonte: Il Riformista

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