Caronia, la famiglia respinge l’ipotesi del suicidio

23 Agosto 2020 Cronaca di Messina

È fissata per martedì mattina al Policlinico di Messina l’autopsia sul corpo di Gioele Mondello, 4 anni, i cui resti sono stati trovati nelle campagne di Caronia. Sempre martedì un’equipe di esperti della Procura di Patti e degli avvocati della famiglia Parisi e di Daniele Mondello faranno un nuovo sopralluogo sulla collina di Caronia, seguendo il “probabile” percorso, fatto da Viviana e Gioele.   I tecnici dovranno verificare se il corpo del trovato bimbo lontano dal luogo in cui è stata trovata morta la mamma, possa essere stato trascinato fin lì da animali selvatici o da cani.   Le ipotesi della Procura Sono due le ipotesi principali sulle quali la Procura sta lavorando: l’omicidio-suicidio e l’aggressione da parte di animali. La prima si basa sulle fragili condizioni psichiche della donna. I medici le avevano diagnosticato una psicosi con crisi mistiche e manie di persecuzione. Dopo l’incidente in galleria Viviana avrebbe inspiegabilmente abbandonato l’auto e si sarebbe avventurata nella campagna. L’altra ipotesi è quella dell’aggressione da parte di animali selvatici, e trova d’accordo anche i familiari, convinti che la donna non avrebbe mai fatto male al figlio.   Le ipotesi degli avvocati delle due famiglie Pietro Venuti, legale della famiglia Mondello ha spiegato che la mamma e il bambino potrebbero esser morti in due momenti e in due luoghi distinti. “Magari – spiega Venuti- la madre aveva perso Giole per un attimo ed era salita sul pilone per tentare di avvistarlo, finendo giù accidentalmente. È probabile che il bimbo sia caduto da qualche altra parte e successivamente sia stato assalito dagli animali. Da quello che abbiamo visto – conclude l’avvocato – sarebbe stato difficile anche per gli animali trascinare il corpo del piccolo nel posto dove sono stati trovati i resti”.   Attesa per autopsia sul corpo di Gioele E’ prevista per martedì  l’autopsia sui resti del piccolo Gioele Mondello, 4 anni, trovati nei boschi di Caronia, nel Messinese. L’esame autoptico, al Policlinico di Messina, sarà eseguito dal medico legale Elvira Ventura Spagnolo, la stessa che ha esaminato il cadavere della madre. Sempre la dottoressa  Elvira Ventura Spagnolo perito della procura di Patti nell’inchiesta ha ribadito:”Come ho sempre detto, finchè non si avranno i risultati di tutti gli accertamenti non si può dire alcunchè, non c’è altro da dire”.   Martedì nuovi sopralluoghi. Il nuovo sopralluogo, con gli esperti nominati dalla Procura di Patti e con il perito di parte, Giuseppina Certo, servirà a fare una ricognizione per “individuare la natura del possibile attacco di animali e il possibile itinerario fatto da Viviana e Gioele e a ricostruire il collegamento tra il luogo del ritrovamento di della mamma prima e del bambino poi”, come sottolineato dal legale della famiglia Parisi-Mondello, l’avvocato Pietro Venuti. Il sopralluogo è stato rinviato a martedì mattina per permettere ad alcuni degli esperti della Procura, che vengono da fuori città e che sono impegnati anche nell’autopsia sul corpo di Gioele, di eseguire entrambi gli accertamenti lo stesso giorno.   Il presidente de parco dei Nebrodi Intanto, Domenico Bardetta, presidente del parco dei Nebrodi, che non fa alcuna ipotesi sull’accaduto, spiega che i suini neri selvatici sono numerosi in quella zona: “Abbiamo già posto il problema alla prefettura di Messina durante un tavolo tecnico, viste anche le lamentele degli allevatori preoccupati per i loro allevamenti, e ci è stato detto che ci sarebbero stati altri incontri per decidere un’eliminazione selettiva di capi. Ci è stato in seguito riferito – prosegue il presidente – che poi i sindaci dei comuni dei Nebrodi avrebbero dovuto fare delle singole ordinanze per autorizzare l’operazione, ma non ci sono stati altri incontri anche a causa dell’emergenza Covid-19 e altre problematiche. Noi non sappiamo cosa realmente sia accaduto, tuttavia i suini selvatici possono diventare pericolosi soprattutto se in branco e con i cuccioli al seguito, perché vedono l’uomo come una minaccia”.   I pascoli di rapina In passato nell’area dei Nebrodi era consuetudine il cosiddetto “pascoli di rapina”: nuclei di suini venivano immessi illegalmente nelle aree demaniali, dove trovavano ghiande nel bosco, e quando crescevano venivano catturati, richiamati da fave secche o altre granaglie ammassati in qualche punto per richiamare l’attenzione degli animali. Alcuni nuclei di questi suini si sono inselvatichiti ma, spiegano gli esperti, non ci sono stati fenomeni di ibridazione con i cinghiali, in quanto la  ecologica è occupata dal suino nero.

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