IL CASO: ‘Pacemaker al contrario’, muore un bimbo di 27 mesi. L’operazione eseguita al San Vincenzo di Taormina. E’ guerra di perizie tra la famiglia e l’ospedale

14 Settembre 2020 Inchieste/Giudiziaria

Un bimbo di 27 mesi che muore. Una famiglia che denuncia una serie di errori medici. E uno dei migliori ospedali pediatrici di Europa che nega qualsiasi responsabilità. La procura di Roma indaga sulla morte del piccolo Giacomo Saccomanno – che proprio oggi avrebbe compiuto quattro anni – e ha iscritto nel registro degli indagati otto sanitari dell’ospedale Bambino Gesù con l’accusa di omicidio colposo. Nella guerra di perizie – come scrive Maria Elena Vincenzi su Repubblica – che è nata dall’inchiesta, domani il giudice affiderà una nuova consulenza per stabilire le cause della morte del bimbo, avvenuta il 3 gennaio del 2019.

Il pm Daniela Cento contesta ai vari medici che nei due anni di odissea sanitaria si sono occupati del piccolo, di aver agito con “negligenza, imprudenza e imperizia” ed aver tutti “concorso a cagionare la morte del bimbo”. Letta attraverso gli atti giudiziari e i capi di imputazione, l’intera vita del piccolo Giacomo appare oggi una triste sequela di errori e sviste sanitarie. Tutto è iniziato con un intervento chirurgico poche ore dopo la nascita, per mettere un pacemaker al cuore. L’operazione viene eseguita al San Vincenzo di Taormina dove c’è un presidio cardiologico del Bambino Gesù. Secondo l’accusa, però l’apparecchio viene montato “al contrario”, con gli elettrodi rivolti verso il basso invece che verso l’alto. “Nel suturare i due elettrodi sulla parete libera del ventricolo destro in maniera erronea verso il basso “, scrive il pm, i medici “cagionavano la formazione di un cappio”, il che ha provocato “un progressivo strozzamento dell’arteria polmonare ” e quindi “un’insufficienza acuta cardiocircolatoria”.
Ma l’accusa del pm va ben oltre gli errori eventualmente commessi nell’installazione del dispositivo e si estende al comportamento dei professionisti del Bambino Gesù nel corso dei due anni successivi. A mano a mano che il piccolo cresceva – e che dunque il cappio si stringeva attorno all’aorta – le sue condizioni di salute peggioravano vistosamente, ciononostante, nelle pur molte visite sostenute presso la struttura romana, nessun medico si è accorto della situazione. E’ accaduto ad aprile e a settembre del 2018, ed è accaduto anche nei giorni a ridosso del Natale di quello stesso anno: il 21 dicembre, il piccolo sta male, ma dopo una visita sommaria viene rimandato a casa. Il 31 dicembre, appena dieci giorni dopo, è gravissimo. Viene trasportato su un aereo militare nella capitale. Ma verrà operato solo il giorno dopo. I due medici che eseguono l’intervento, sempre secondo l’accusa, non solo lo fanno “in macroscopico ritardo”, ma sbagliano anche la procedura. È il 1º gennaio 2019, due giorni dopo il piccolo smette di respirare.

Le accuse della procura sono state smentite con forza dalla direzione del Bambino Gesù: “L’ipotesi che il pacemaker fosse messo al contrario è falsa e tutelerò l’onorabilità dei miei assistiti – ha dichiarato l’avvocato dei sanitari Gaetano Scalise – . C’è stata una complicanza nota e risolvibile chirurgicamente e, purtroppo, il bambino in attesa dell’intervento già programmato, ha contratto un virus e poi una polmonite che gli è risultata fatale”.

Come sempre in casi come questo, la partita si deciderà sulla base delle perizie. A quella iniziale, disposta dal pm, che scagionava i medici, ha fatto seguito quella della famiglia che è stata perentoria nel dire che ci sono stati errori, tanto che la famiglia, difesa dall’avvocato Domenico Naccari, ha denunciato per falsa perizia i consulenti del pm. Proprio per questo, per fare chiarezza in questa diatriba, il gip ha nominato nuovi esperti per capire cosa sia successo davvero e poi decidere cosa fare.

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