TUTTI I DETTAGLI: “Patti & affari”, assoluzione anche in appello per il sindaco Aquino

16 Settembre 2020 Inchieste/Giudiziaria

Appello del pm dichiarato inammissibile. Quindi assoluzione di primo grado confermata per il sindaco di Patti, Mauro Aquino, per il quale oggi l'accusa aveva chiesto la pesante condanna 6 anni di reclusione. Al processo d'appello “Patti & affari”, anche per altri imputati è stata confermata l'assoluzione, sempre perché l'appello del pm è stato dichiarato inammissibile. I giudici di secondo grado hanno poi rideterminato alcune pene, diminuendole, e stralciato la posizione di Maria Tumeo, per sentire alcuni testi.

Decise anche alcune prescrizioni, e due conferme della sentenza di primo grado. Si tratta dell’inchiesta che vede al centro gli appalti dei servizi socio-assistenziali nel distretto sanitario D30 della zona tirrenica messinese in un vasto arco temporale, tra il 2008 ed il 2013, e che in primo grado registrò una “pioggia” di assoluzioni, 22 rispetto ai 29 imputati. Le accuse contestate a vario titolo andavano dall’associazione a delinquere finalizzata a reati contro la pubblica amministrazione alla turbativa d’asta, dalla frode in pubblici servizi all’abuso d’ufficio, ed ancora alla truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche.

In mattinata il sostituto procuratore generale Felice Lima aveva avuto parole di fuoco contro il sistema che scoperchiò quella inchiesta della Procura di Patti, ed aveva invitato con forza i giudici d'appello a condannare una serie di imputati che erano stati assolti in primo grado, compreso il sindaco di Patti, Aquino. Ma i giudici d'appello hanno deciso diversamente, e sostanzialmente il pronunciamento di primo grado rimane in piedi.

La sentenza di appello è parecchio complessa. Volendo semplificare si potrebbe parlare di 11 dichiarazioni di inammissibilità dell'appello (dieci totali e una parziale) che hanno riguardato Aquino, Caleca Cappadona, Cilona, Tindaro Giuttari, Nicola Giuttari, Lena, Molica, Panissidi (solo parziale) e Di Dio Calderone.

Per Cappadona, Tindaro Giuttari e Colonna i giudici hanno anche dichiarato la prescrizione di alcuni reati contestati. Due le riduzioni di pena rispetto al primo grado: per Tindaro Giuttari ridetermina la condanna a un anno e sei mesi di reclusione (2 anni in primo grado), per Salvatore Colonna, con la concessione delle attenuanti generiche, la condanna è stata 'abbassata' a 3 anni (rispetto ai 6anni e 4 mesi del primo grado). Giuseppe Catalfamo è stato poi assolto con la formula 'per non aver commesso il fatto'.

Per la Panissidi, assolta in primo grado, i giudici hanno per un verso dichiarato l'inammissibilità dell'appello del pm (per alcuni capi d'imputazione), poi hanno fatto 'rivivere' due casi di corruzione, li hanno riqualificati come truffa e l'hanno condannata a un anno e 6 mesi (pena sospesa). Le uniche due condanne inalterate rispetto al primo grado riguardano Giuseppe Giarrizzo (un anno, pena sospesa), e Carmelo Raneri (un anno, pena sospesa). Infine un'altro passaggio: è stata stralciata la posizione della Tumeo perchè sul suo caso i giudici vogliono risentire due testi.

Il primo cittadino di Patti ha commentato sulla sua pagina Facebook: “La Corte d’Appello di Messina ha appena messo fine alla mia vicenda giudiziaria relativa al processo Patti&Affari, sancendo definitivamente la correttezza del mio operato quale Sindaco della Città di Patti! Continuerò a lavorare con l’impegno di sempre per la mia Città e la mia gente! Ringrazio la mia famiglia che mi ha sempre sostenuto, i compagni di strada nell’attività amministrativa che non hanno mai dubitato della mia onestà, i tantissimi amici che non mi hanno mai fatto mancare affetto e fiducia. Ringrazio il mio avvocato Lidia Di Blasi per la passione con cui mi ha difeso e tutti i Giudici che, con serenità, nei vari gradi di giudizio, mi hanno giudicato. Ringrazio ancora una volta anche i pochi che hanno speculato su questa triste vicenda, perché, ancora una volta, mi hanno fatto comprendere di quali miserie è capace l’animo umano. L’ultimo pensiero, ma non in ordine di importanza, voglio rivolgerlo a mio padre, che in questo processo, in primo grado, pronunciò la sua ultima arringa e che oggi è felice con me da lassù”.

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