Svetlana Aleksievic, l’anelito di libertà in Bielorussia

4 Ottobre 2020 Culture

“‘Libertà vo’ cercando’, il verso di Dante potrebbe essere l’epigrafe della mia vita e del popolo cui appartengo. La soluzione per delegittimare Lukashenko? Le sanzioni blande non bastano. Contro il comunismo, tanto duro a morire, ci vorrebbe l’embargo, come fece Kennedy con Cuba”. Ha scelto di parafrasare un verso della Divina Commedia Svetlana Aleksievič, la scrittrice bielorussa Nobel per la Letteratura nel 2015, tra gli esponenti di spicco dell’opposizione al regime di Minsk, nella conferenza stampa organizzata dal Taormina Book Festival, la kermesse ideata e diretta da Antonella Ferrara, che domani sera le conferirà il Taobuk Award for Literary Excellence nel Teatro Antico.

“Un onore e una gioia – ha detto la scrittrice – che non lenisce il mio dolore, e quello credo di ogni spirito democratico, per la tragica evoluzione degli eventi in questa piccola ex repubblica dell’Unione Sovietica, che la Russia vuole annettere o considerare una sua appendice, senza rispettarne l’identità”.

Aleksievic ha raffrontato con lucida emozione passato e presente, negli oltre vent’anni di lotta condotta in prima linea come attivista per la democrazia in Bielorussia. “Noi dissidenti – ha sottolineato – sappiamo a cosa lanciamo incontro. E io sono pronta a pagare il prezzo più alto per la libertà. Mi sono allontanata da Minsk per motivi di salute e per ricevere questo premio, ma è mia ferma intenzione tornare nel mio Paese, a meno che non sia il regime ad impedirlo. Sì, intendo rientrare, pur sapendo che corro il rischio di essere arrestata e chissà cosa altro ancora. E solo perché pretendo di vivere nella libertà che la democrazia comporta, prima credo tutte la libera espressione del pensiero. È disumano dovere subire prigione, torture e, quel che è peggio, ritorsioni sui propri cari”.

La scrittrice ha esaltato il ruolo delle donne bielorusse, “determinate perfino più degli uomini in questa resistenza che avremmo voluto pacifica e risolvere con il dialogo. Migliaia di donne con il volto scoperto hanno saputo affrontare gli uomini della polizia camuffati con i passamontagna e pronti a percosse e violenze”. E sul ruolo dell’Europa, ha sottolineato come “lo schieramento delle democrazie del vecchio Continente a favore dei dissidenti non riesca a controbilanciare l’appoggio di Putin a Lukashenko”.

Da giornalista che riporta nei romanzi la polifonia delle voci della sua gente, Aleksievic vive perciò la letteratura come strumento di descrizione della verità, in nome del “coraggio della testimonianza”. Cosa spera? “Più che sperare, bisogna lottare, siamo in guerra o meglio il regime fa la guerra e sparge il sangue di chi vuole la libertà. Abbiamo due presidenti: una eletta dal popolo (Svetlana Tikhanovskaya, ndr), l’altro che pretende di proseguire la sua dittatura con una sorta di autoinvestitura. Non c’è ingiustizia più grande”.

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