Inizia processo d’appello “Gotha 6”: definite le richieste di accusa e difesa

7 Ottobre 2020 Inchieste/Giudiziaria

Sei lunghissime ore per raccontare la “mattanza” dei Barcellonesi. Ovvero l’impressionante scia di sangue degli omicidi di mafia avvenuti tra il 1993 ed il 2012 a Barcellona Pozzo di Gotto e in vari centri della zona tirrenica della provincia, tra Terme Vigliatore, Falcone, Oliveri, Santa Lucia del Mela, Brolo e Milazzo. È durata fino alle sette di sera, ieri, la relazione del presidente della corte d’assise d’appello Maria Pina Lazzara, il primo atto del processo di secondo grado dell’operazione antimafia “Gotha 6”, una delle puntate più importanti delle inchieste su Cosa nostra barcellonese degli ultimi trent’anni.  Un atto necessario per aprire il processo che in primo grado nel novembre del 2019, dopo tre anni di udienze, registrò otto ergastoli e due pesanti condanne, per i capi, i killer più feroci e i gregari eccellenti che hanno governato la mafia in questi lunghi anni, basta citare i boss Giuseppe Gullotti, Salvatore “Sem” Di Salvo e Giovanni Rao.

Al processo d’appello che s’è aperto ieri, una mole impressionante di atti e fatti, saranno lo stesso procuratore generale Vincenzo Barbaro e il suo sostituto Felice Lima a rappresentare l’accusa. La prima udienza è servita come sempre anche a calibrare il dibattimento rispetto alle richieste istruttorie di accusa e difesa. La corte ha deciso anche su una serie di eccezioni presentate dai difensori, le più importanti sono due: per un difetto di notifica la posizione del boss Rao è stata momentaneamente stralciata, per dare il tempo d’eseguirla nuovamente (e tutto il processo è stato rinviato al 27 ottobre proprio per consentire la procedura); poi i giudici hanno deciso di ascoltare due testi che in primo grado furono convocati, ma poi si decise di rinunciare alla loro testimonianza.

Si tratta di uno dei carabinieri che parteciparono alle indagini e di un tecnico che dovrà riferire sulla possibilità di alterare una videoripresa per prefigurarsi un alibi. Al di là di questo però non ci sarà una vera e propria riapertura del dibattimento, come qualche difensore aveva auspicato nelle sue richieste.

 

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