#FOTO – LA ‘MESSINA DI MEZZO’: BETA, L’ACCUSA CHIEDE 15 ANNI PER L’AVVOCATO LO CASTRO, 13 PER CARLO BORELLA E 6 ANNI E 8 MESI PER L’ING. CUCINOTTA

13 Ottobre 2020 Inchieste/Giudiziaria

Ventinove condanne, da uno e fino a diciotto anni di carcere, e un’assoluzione soltanto. É finita nel primo pomeriggio la requisitoria dell’accusa nel procedimento per i riti ordinari dell’operazione “Beta”, che si sta celebrando davanti alla prima sezione penale del tribunale.

I sostituti della Dda Liliana Todaro e Fabrizio Monaco, davanti alla Prima Sezione Penale del Tribunale di Messina presieduta dal giudice Letteria Silipigni, hanno ricostruito l’intera vicenda e poi hanno trattato singolarmente le posizioni di ciascun imputato. In questo troncone dei giudizi ordinari sono coinvolti tra gli altri per concorso esterno all’associazione mafiosa anche l’imprenditore Carlo Borella, ex presidente dei costruttori di Messina (13 anni di reclusione è stata la richiesta del pm), l’avvocato Andrea Lo Castro (15 anni di reclusione la richiesta del pm) e l’ingegnere del comune Raffaele Cucinotta (8 anni e 6 mesi la richiesta).

La requisitoria.

La pubblica accusa, durante la requisitoria, ha definito l’imprenditore Borella colluso, che ha messo a disposizione di Vincenzo Romeo l’impresa Cubo, nata dalla distrazione di rami d’azienda della Demoter, a suo tempo fallita. Il commercialista Benedetto Panarello, consulente contabile e fiscale, è stato ritenuto vicino ai Romeo, a Lo Castro, Borella e Grasso, la moglie era sindaco supplente della Cubo. Il consulente contabile Salvatore Piccolo era un prestanome di Borella e Romeo nella Cubo, ha ricevuto denaro da Romeo per gestire l’impresa, prima che fosse sequestrata nell’ambito di un’altra indagine, la ‘Buco nero’, che portò all’arresto di Borella. Altra figura considerata di rilievo e tratteggiata nel corso della requisitoria è stata quella dell’avvocato Andrea Lo Castro, che secondo l’accusa ha messo la propria competenza e professionalità al servizio dell’intera associazione. Era il legale di fiducia di tutto il gruppo tra i Romeo, Grasso, Barbera, Marano, Spina, Soraci, individuava complesse strategie fraudolente per frodare i creditori, faceva parte del ‘direttorio’ – così lo ha definito il pentito Grasso (“…era il nostro legale a 360 gradi”) -, formato da Romeo, Borella, Grasso e lo stesso Lo Castro nella vicenda dello ‘spacchettamento’ della Demoter e della Cubo con la suddivisione degli utili. Secondo i pm Lo Castro ha poi consentito per oltre tre anni che l’immobile della suocera rimanesse intestato alla ‘Nuova Parnaso’, effettuando il passaggio di proprietà prima a se’ stesso e poi a Gianluca Romeo solo nel 2016, nonostante fosse stato pagato nel 2013 dal Romeo.

Queste tutte le richieste di pena della Procura:

Antonio Amato, 3 anni di reclusione; Giuseppe Amenta, 3 anni di reclusione; Stefano Barbera, 9 anni di reclusione, ritenute le circostanze attenuanti generiche in considerazione della collaborazione processuale; Salvatore Boninelli, 3 anni di reclusione; Carlo Borella (foto), 13 anni di reclusione; Bruno Calautti, due anni di reclusione e 600 euro di multa; Raffaele Cucinotta (foto), 8 anni e 6 mesi; Antonino Di Blasi, 1 anno; Salvatore Galvagno, 3 anni; Silvia Gentile, 3 anni e 10 mesi; Carmelo Laudani, 3 anni di reclusione; Guido La Vista, 2 anni e 6 mesi di reclusione e 600 euro di multa; Andrea Lo Castro (foto), 15 anni; Franco Lo Presti, 4 anni e 6 mesi; Paolo Lo Presti, ASSOLUZIONE “per non aver commesso il fatto”; Fabio Lo Turco (da giudicare con il rito abbreviato per l’accusa di cui all’art. 110 416 bis, contestata nel corso del dibattimento), a 8 anni aumentata a 9 anni per la continuazione con i reati di cui ai capi 41 e 45 giudicati con le forme ordinarie; Gaetano Lombardo, 6 anni di reclusione e 600 euro di multa; Giovanni Marano, 12 anni e l’assoluzione in relazione agli ulteriori reati contestati “per non aver commesso il fatto”; Benedetto Panarello, 3 anni di reclusione; Salvatore Piccolo, 3 anni di reclusione; Alfonso Resciniti, 2 anni e 6 mesi e 800 euro di multa; Francesco Romeo, 18 anni di reclusione; Pietro Santapaola, 13 anni; Vincenzo Santapaola (CL. 63), 13 anni, Vincenzo Santapaola (CL. 64), 3 anni e una multa di 900 euro; Filippo Spadaro, 3 anni di reclusione; Michele Spina, 13 anni; Ivan Soraci (foto), 12 anni di reclusione, in relazione al reato di cui all’art. 416 bis giudicato col rito ordinario, aumentato a 13 anni per la continuazione con il reato di cui all’art. 629 da giudicare col rito abbreviato; Roberto Cappuccio, 3 anni e 900 euro di multa; Domenico Bertuccelli, 3 anni di reclusione.

Le dichiarazioni spontanee dell’ing. Cucinotta.

L’ing. Cucinotta (per lui la Procura ha chiesto una condanna a 8 anni e 6 mesi), nel corso dell’udienza, prima che il Pubblico Ministero procedesse con la sua requisitoria, ha rilasciato dichiarazioni spontanee. Nel corso delle dichiarazioni ha più volte fatto riferimento alla copiosa documentazione probatoria, già depositata dalla difesa agli atti del dibattimento. In particolare l’ing. Cucinotta ha ribadito la volontà “di voler dare un contributo per provare a chiarire l’estraneità alla turbativa d’asta, in virtù del fatto che non è stata riscontrata nessuna sua azione esecutiva tesa a interferire con la procedura di acquisto degli alloggi popolari, avviata dal Comune di Messina con Avviso ricognitivo del 15.03.2014”. In premessa l’ing. Cucinotta ha evidenziato “di non avere mai posto in essere alcuna condotta per turbare la procedura di acquisto degli alloggi popolari, che mi è stata sempre estranea nella forma e nella sostanza, anche perché di competenza di altro Dipartimento rispetto a quello dove prestava servizio. Del resto – ha continuato l’ingegnere nelle dichiarazioni spontanee – la turbativa d’asta non può essere semplicemente comprovata con la mancata esclusione dell’offerta di Parco delle Felci, a causa della parziale proprietà del terreno, come riportato nel capo d’imputazione. Infatti è emerso – a seguito di una ispezione regionale – che quasi tutte le prime dieci offerte sono state inserite in graduatoria, al pari di Parco delle Felci, nonostante presentassero numerose ed analoghe irregolarità”. Inoltre l’ing. Cucinotta ha chiarito di non avere mai chiesto somme di denaro al sig. Grasso né al sig. Romeo e che “le uniche somme di denaro richieste al sig. Barbera si riferiscono alla restituzione di legittimi prestiti che l’ing. Cucinotta mi aveva erogato tra la fine del 2013 e il primo semestre del 2014, come risulta dagli assegni circolari e dagli estratti conto depositati agli atti del dibattimento”. L’ing. Cucinotta ha poi definito le accuse nei suoi confronti del collaboratore di giustizia Biagio Grasso “inconsistenti, infondate e false”. Infine ha evidenziato come “non sia mai emersa alcuna sua azione esecutiva tesa a favorire interessi del sig. Grasso e del sig. Romeo” rimarcando come la sua attività di declassificazione del terreno di Parco delle Felci, cui erano fortemente interessati Grasso e Romeo, “abbia fatto perdere le precedenti caratteristiche di edificabilità”. “Questa declassificazione avrebbe quindi impedito il completamento dell’intervento edilizio, bloccando la futura realizzazione degli ulteriori 40 appartamenti originariamente previsti nei 4 corpi di fabbrica ancora da realizzare, causando un pesante danno all’unico intervento reale cui erano fortemente interessati il Grasso ed il Romeo in quel momento”. L’ing. Cucinotta ha voluto riaffermare “la sua più assoluta estraneità a tutti i capi di imputazione”.

La Corte si è poi aggiornata per sentire i difensori, gli avvocati Nunzio e Franco Rosso, Isabella Barone, Salvatore Silvestro, Nino Favazzo, Luigi Gangemi, Antonino De Francesco, Tancredi Traclò, Antonello Scordo, Carlo e Tommaso Autru Ryolo. La sentenza dovrebbe arrivare nell’udienza del 20 novembre.

L’indagine, condotta dai carabinieri del Ros e coordinata a suo tempo dal procuratore aggiunto Sebastiano Ardita, è sfociata, nell’estate del 2017, nell’arresto di 30 persone. La contestazione accusatoria principale parla di uno “scopo societario”, ovvero: «assumere il controllo di servizi di interesse pubblico (quali quello per la consegna a domicilio di parafarmacie per la distribuzione dei farmaci), di autorizzazioni e concessioni (per l’esercizio dei giochi), per condizionare l’andamento di pubbliche forniture (quali quelle legate all’acquisto da parte del Comune di Messina di immobili da adibire ad alloggi), per assumere il controllo e l’esecuzione di pubblici appalti».

IN ARCHIVIO TUTTI GLI ARTICOLI SUL PROCESSO BETA.

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