IL PROCESSO PER LA TRAGICA MORTE DEL PROF. GUGLIELMO, OGGI LA TERZA UDIENZA

16 Ottobre 2020 Inchieste/Giudiziaria

Terza udienza del processo per la morte del professor Giovanni Guglielmo, che vede alla sbarra 6 medici dell’ospedale Piemonte, questa mattina alle 11 a Palazzo Piacentini. Rinviati a giudizio nel gennaio 2017 Giacomo Lo Presti (di turno al nosocomio di viale Europa quando la notte del 23 novembre 2013 il professor Guglielmo fu ricoverato d’urgenza), Annamaria Mangano, Adriana Maria Merrino, Gaetano Cannavà, Letterio Pavia e Maria Rosa Buttafarro.

Docente universitario della facoltà di Farmacia dell’ateneo peloritano, dove ha insegnato chimica per oltre 40 anni, il professor Guglielmo è morto al Policlinico la notte tra il 24 e il 25 novembre 2013, dopo 41 ore passate tra sofferenze atroci prima al Piemonte, dove era stato ricoverato la sera del 23 novembre, e successivamente all’azienda ospedaliera universitaria, dove era stato trasferito in un ultimo disperato tentativo di salvargli la vita.

Secondo la famiglia del docente, la moglie Rosa Maria De Marco, già preside dell’istituto Verona-Trento per tre decenni, e i figli Giacomo e Marco, assistita dagli avvocati Alberto Gullino, Anna Scarcella e Igor Germanà, durante la permanenza all’ospedale Piemonte ben poco sarebbe stato fatto per evitarne la morte prematura. Tesi questa, che durante la seconda udienza del processo presso la Sezione Penale del Tribunale di Messina che si è svolta l’11 ottobre 2019, è coincisa con quella dei periti della Procura della Repubblica.

Dopo aver ascoltato la testimonianza del figlio maggiore della presunta vittima, l’ingegnere Giacomo Guglielmo, durante l’udienza dell’ottobre scorso il giudice Maria Vermiglio ha ascoltato il chirurgo Michele La Spada, che operò il professor Guglielmo al Policlinico la notte tra il 24 e il 25 novembre 2013, e poi i due periti chiamati dal pubblico ministero Giuseppe Costa, Pietro Di Pasquale ed Elvira Ventura Spagnolo, che fondamentalmente hanno confermato la tesi della famiglia.

In particolare, il dottor Di Pasquale, sottolineando le proprie specifiche competenze in materia, ha sottolineato che “se si interviene con uno stent per tempo, al presentarsi della dissezione aortica e prima della perforazione dell’aorta, non in emergenza, il paziente si salva”.

Nulla di tutto ciò fu fatto e il docente morì il 25 novembre 2013 al Policlinico, dove era stato trasferito d’urgenza dall’ospedale Piemonte. A richiedere e ottenere il rinvio a giudizio nel 2017 il Pubblico Ministero Federica Rende.​

Lo Presti, Mangano, Merrino, Cannavà, Pavia e Buttafarro sono tutti imputati del reato previsto dall’articolo 589 del Codice Penale perché, come ha sostenuto nella richiesta di rinvio il PM Rende, “Giacomo Lo Presti in qualità di medico chirurgo di turno in servizio la notte del 23 novembre, Anna Maria Mangano in qualità di medico di turno la mattina del 23 novembre, Adriana Merrino e Gaetano Cannavà in qualità di medici di turno nel pomeriggio del 23 novembre, Letterio Pavia in qualità di medico di turno la notte del 23 novembre e Maria Rosa Buttafarro in qualità di medico di turno il 24 novembre, a fronte di una storia anamnestica del paziente di aneurisma aortico trattato con endoprotesi e di una sintomatologia clinica che evidenziava nel Guglielmo, paziente già sottoposto nel 2011 ad un intervento chirurgico per “aneurisma dell’aorta toracica”, una logica complicanza del predetto intervento” avrebbero omesso di “procedere agli accertamenti strumentali necessari a diagnosticare la predetta complicanza e di eseguire tempestivamente il necessario intervento chirurgico di riparazione endovascolare di aneurisma dell’aorta toracica rotto, intervento eseguito poi d’urgenza con un ritardo di circa 41 ore dall’insorgenza dei primi sintomi del paziente”.

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