Risanamento finanziario di De Luca, Gino Sturniolo: «I debiti non sono spariti, sono stati tolti dal piano di riequilibrio»

23 Ottobre 2020 Politica

Il risanamento finanziario di Cateno De Luca? Nei fatti, e nei numeri, non c’è. Parola di Gino Sturniolo, ex consigliere comunale di Cambiamo Messina dal basso, poi approdato al misto in aperto dissidio con Renato Accorinti e la sua giunta proprio sul piano di riequilibrio (argomento al quale ha dedicato, insieme alla collega Nina Lo Presti, gran parte del libro “Assolto per non aver compreso il fatto”) e infine dimissionario.

“In una recente intervista Cateno De Luca ha dichiarato, riferendosi al Piano di Riequilibrio Pluriennale, che con una straordinaria opera di risanamento finanziario, la sua amministrazione ha ricondotto la massa debitoria del Comune di Messina da 550 a 142 milioni euro. A ben guardare, le cose non stanno esattamente così“, spiega tranciante Sturniolo. “E’ vero, infatti, che l’ultima versione del Piano di Riequilibrio ammonta a 550 milioni e che quella che De Luca intende presentare a gennaio ammonterà, evidentemente, a 142 milioni, ma questo non vuole dire che i debiti siano spariti. Semplicemente, gran parte di quelle somme sono state espunte dal Piano di Riequilibrio”.
A questo punto, l’ex consigliere comunale inizia la sua analisi: “Come fa a ricondurre quei 550 milioni a 142? Per verificarlo bisogna analizzare una per una le voci della sezione impieghi del Piano di Riequilibrio come rimodulato dalla delibera 85/C del 23.11.2018.
1. I debiti certi, liquidi ed esigibili ammontano a € 112.352.570. Su questi debiti De Luca si giocava tutto già ai tempi del Salva Messina. In quella fase, infatti, aveva annunciato e messo in delibera che se non fosse riuscito a sottoscrivere entro il 31.12.2018 transazioni al 50% con creditori che vantassero complessivamente almeno il 70% di quella somma avrebbe dichiarato il dissesto. In realtà, l’Ente ha firmato transazioni al 50% per € 28.518.755 (il 25,41% del totale, poco più di un terzo dell’obiettivo fissato per evitare il dissesto), mentre ha rateizzato in 13 annate debiti per € 23.946.633. Considerando che 3.165.079 sono stati eliminati perché non dovuti, De Luca espunge dal Piano di Riequilibrio 55.630.469 euro, ma, nei fatti, i debiti cancellati sono solo 17.424.456.
2. Gli ex Debiti Fuori Bilancio della Riga 3 (quelli per i quali il Comune ritiene che risulterà soccombente in giudizio) erano € 56.563.398 e tali rimarranno.
3. La voce dedicata ai Derivati BNL rimane invariata a € 9.658.005.
4. I debiti potenziali con giudizi pendenti nel Piano di Riequilibrio in vigore valgono € 71.635.881. De Luca, senza alcuna ulteriore spiegazione, nella relazione del secondo anno di attività dichiara che “ritiene” possano essere ridotti del 50%.
5. Dal Piano di Riequilibrio, poi, viene espunta per intero tutta la massa debitoria relativa alle Società partecipate: 132.351.978 euro. Secondo la norma è vietato il soccorso finanziario di società partecipate fallite da parte del Socio pubblico, ma quei debiti non scompaiono. Ai creditori (in parte i lavoratori stessi) bisognerà dare conto attraverso crediti, beni, attrezzature, immobili. Al momento, però, il Comune utilizza ancora in proroga i mezzi delle società fallite.
6. De Luca ritiene di potere non utilizzare la prima metà del Fondo di Rotazione che viene concessa anche nel caso in cui (il nostro caso) il Piano di Riequilibrio non fosse stato ancora approvato dalla Commissione deputata del Ministero degli Interni e dalla Corte dei Conti. Quell’anticipazione è pari a 34.636.881 euro, ma, è evidente, in questo non c’è alcuna cancellazione del debito. Semplicemente si decide di non utilizzare una possibile entrata.
7. Dal prossimo Piano di Riequilibrio il Sindaco ritiene di dover espungere i 61.092.987 euro di Disavanzo da riaccertamento straordinario. L’ammortamento di quel disavanzo ha durata trentennale ed è evidente che dovrà, comunque, essere pagato con rate annuali.
8. Infine, poiché il Piano di Riequilibrio in questo modo si riduce di molto il Fondo Rischi viene a sua volta ridotto da € 73.928.424 a € 12.341.211.
Dai dati riportati si può facilmente ricavare che nel caso di Messina la narrazione del Sindaco sia molto al di là dei reali risultati conseguiti”.

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