Via Don Blasco, la ditta Rifotras contro il Comune: «Chiederemo 25 milioni di risarcimento»

23 Ottobre 2020 Cronaca di Messina

«Perdita del lavoro per 22 famiglie, violazione di un’autorizzazione regionale, interruzione di pubblico servizio, danno ambientale e probabile danno erariale»: sono alcune delle contestazioni che i legali della ditta Ri.Fo.Tras. (società che si occupa del prelievo di veicoli e della relativa autodemolizione) evidenziano in una lettera aperta inviata  al Ministro dell’Interno Luciana Lamorgese e del Lavoro Nunzia Catalfo, al Prefetto di Messina Maria Carmela Librizzi, al governatore Nello Musumeci e per conoscenza al Sindaco della Città metropolitana Cateno De Luca e alla stampa, “affinché intervengano immediatamente e approfondiscano l’operato del Comune di Messina”.

Il nodo della questione è un decreto di esproprio eseguito dall’Amministrazione nei confronti della Ri.Fo.Tras. “in presenza di un ricorso pendente ed in palese violazione di un’autorizzazione rilasciata dalla Regione Siciliana, anche successivamente a tale decreto”, sostengono gli avvocati.

Al centro della vicenda c’è la realizzazione della nuova via Don Blasco e la presenza in loco di un capannone di proprietà della ditta, che si estende su una superficie di circa 5mila metri quadrati

«Di fatto – spiegano i legali – è stato “asfaltato” il lavoro di 22  famiglie, rappresentate dalla UIL e impiegate nella ditta, che peraltro è l’unica azienda nel messinese che si occupa del prelievo di veicoli e della relativa autodemolizione, un servizio assolutamente indispensabile per la comunità e considerato di pubblica utilità. Si profila anche un importante danno ambientale per il mancato smaltimento di centinaia di veicoli, previsto dalla legge e di rifiuti pericolosi e speciali, e persino un possibile danno erariale alle casse comunali in caso di risarcimento all’azienda per il nocumento arrecato. I legali della Ri.Fo.Tras. si sono rivolti alle Istituzioni per tutelare innanzitutto i lavoratori e al fine di fare chiarezza sulla vicenda».

Tra le contestazioni citate dagli avvocati anche la sospensione di attività di prelievo dei veicoli e di raccolta dei rifiuti speciali in tutta la città. Nel mirino dei legali anche la realizzazione della Via Don Blasco, “venduta come la grande opera del millennio che cambierà sorti ed immagine della città” che, però, secondo la loro versione, “è destinata a difficoltà di completamento per macroscopici errori progettuali, sia riferiti all’area Ri.fo.tras. che ad altre parti del previsto tracciato in superfici prossime a quelle ferroviarie”.

 

Di Seguito la lettera integrale contenente le contestazioni all’azione dell’Amministrazione: 

«Onorevoli Ministri, Sig. Prefetto, On.le Presidente, Egregio Sindaco metropolitano,
nei giorni scorsi l’Amministrazione Comunale di Messina ha dato esecuzione ad un decreto di esproprio emesso in assenza di regolare procedimento, oltre un anno addietro, nei confronti della Ri.Fo.Tras, avverso il quale la Ditta ha proposto ricorso, pendente, e per il quale al tempo non era stata concessa la sospensione. La Regione ha nel frattempo rinnovato a Ri.Fo.Tras. l’autorizzazione all’esercizio dell’attività nel suo impianto ma il Comune ha ignorato la circostanza, pur avendo proposto ricorso avverso tale rinnovo, preferendo la più comoda strada di violare il provvedimento di disciplina ambientale, interrompendo il servizio di interesse pubblico erogato dalla ditta (peraltro l’unica a Messina che si occupa di prelievo di veicoli e relativa demolizione e trattazione smaltimento di particolari categorie di rifiuti pericolosi e speciali), per di più impedendo, tramite catenacci e nastri, ogni accesso all’area agli impiegati, operai e custode, facendo perdere il lavoro a ben 22 famiglie.

Le nostre contestazioni, varie e complesse, sono sintetizzate qui di seguito:

– 22 lavoratori in gran parte iscritti  ai sindacati, sono senza lavoro, e le loro famiglie senza risorse.

Sospensione di attività di pubblico interesse con immediata apposizione di recinzione dell’area che già in data 20 ottobre 2020, durante le operazioni di sgombero, ha portato la Polizia Municipale a respingere molti carriattrezzi che volevano conferire autovetture. L’unica vettura che è stata demolita è una BMW blindata della Procura della Repubblica di Messina; ma anche questo lavoro è stato interrotto.

–  Avverso la vicenda espropriativa è stato presentato un esposto oggetto di accertamento da parte della Procura della Repubblica, da cui potranno emergere le responsabilità (e i possibili retroscena) del caso.

A Messina da ieri non è più possibile il prelievo dei veicoli, disposto dalle Forze dell’Ordine e dalla Polizia Municipale; cancellare e demolire veicoli rottamati e confiscati; ai cittadini è interdetto rottamare i veicoli e presentare nei termini di legge la richiesta per il contributo statale.

Non è più possibile, quindi, nemmeno l’attività di prelievo, trattamento e recupero di rifiuti speciali, pericolosi e non. Per fare un esempio non potranno essere smaltiti i rifiuti provenienti da raccolte differenziate, carrozzerie, raccoglitori ambulanti, officine, elettrauto o provenienti da organi giudiziari e pubbliche amministrazioni.

-Il tutto in forza di provvedimenti adottati con disposizione verbale dalla Polizia Municipale di Messina, alla presenza del rappresentante della Giunta De Luca, l’Assessore Musolino; provvedimenti in violazione delle competenze tra Pubbliche Amministrazioni nonché dei diritti del privato ( basti pensare che la Ditta, non potendo accedere agli uffici non può avvertire, neppure telefonicamente, i soggetti pubblici e privati suoi clienti e ritirare la propria documentazione amministrativa).

-Tutto ciò sarebbe finalizzato alla realizzazione di una strada, venduta come la grande opera del millennio che cambierà sorti ed immagine della città che, però, è destinata a difficoltà di completamento per macroscopici errori progettuali, sia riferiti all’area Ri.fo.tras. che ad altre parti del previsto tracciato in superfici prossime a quelle ferroviarie. Tra essi vale sottolineare l’attraversamento in sottopasso che impatta sul ponte della ferrovia in via Santa Cecilia bassa, sul quale transitano i treni da e per Palermo e Catania, che diverrebbe incompatibile per il passaggio dei tir a causa della ridotta altezza del cavalcavia stesso.

-Per quanto all’area Ri.fo.tras. è sufficiente rilevare che il progetto presuppone che essa fosse libera e destinata in parte ad agrumeto. Errore che il progettista avrebbe evitato se avesse semplicemente visionato i luoghi, almeno negli ultimi 10 anni, così potendo verificare che il sito dove sorge l’opificio, autorizzato in variante urbanistica nel 2005, è stracolmo di rifiuti speciali, anche pericolosi che, per legge, devono essere trattati e conferiti entro 72 ore.

– La sospensione dell’attività di Ri.Fo.Tras., inoltre, comporta l’impossibilità di messa in sicurezza dei veicoli già affidati alla Ditta per la demolizione e che deve avvenire, per legge, entro le 24 ore nonché quella di procedere, nel termine anch’esso di legge di 30 giorni, alla cancellazione dei veicoli dal P.R.A.. La sospensione dell’attività il 20 ottobre ha impedito la messa in sicurezza di 40 veicoli e la bonifica di circa 200 autovetture, con conseguente rischio di danno ambientale ed obbligo per i privati proprietari del mezzo di continuare a pagare la tassa automobilistica nonché per essi e per le concessionarie, la perdita del citato contributo statale da 5.000 a 10.000 euro.

L’Agenzia del Demanio– filiale Sicilia- da canto suo, paga a vuoto dal 20 ottobre alle depositerie giudiziarie la tariffa di deposito e custodia dei veicoli confiscati e non consegnati al demolitore, e contestualmente perde gli introiti previsti per ogni veicolo ritirato e demolito (euro 102,96 per ogni autovettura e 7,02 per ogni scooter).

– Si apprende dalla stampa che il Comune di Messina, forse al fine di eliminare ogni prova, provvederà immediatamente alla demolizione dei fabbricati, per giunta a spese del proprietario al quale dovrebbe corrispondere l’indennizzo di espropriazione.

– Il Comune, che ha acquisito ipotesi alternative di realizzazione della strada, ignorandole, non ha neppure, come obbligato, offerto alla Ditta soluzioni di delocalizzazione né ha voluto considerare l’esistenza di terreni in altrui proprietà, pubblica o privata, contigui, liberi, di maggiore superficie e probabilmente di migliore utilizzabilità a fini viari.

– Il danno causato dal Comune e che comunque sarà tenuto a ristorare, ammonterà, ancor più se l’esproprio dovesse essere annullato, ad una cifra prevedibile intorno ai 20/25 milioni di euro che non sarà risarcito dalla Giunta De Luca, la quale potrà limitarsi a prevederne il pagamento, magari, con una ennesima rimodulazione del Piano di Riequilibrio, a futura memoria.

– La questione ambientale rileva già da ieri perché il Comune, immettendosi nell’area ed assumendone la custodia, si è caricato di responsabilità per le quali non ha né le competenze, né i mezzi, né il personale, né le abilitazioni necessarie.

– Il tema ambientale è destinato a riproporsi con forza perché, come noto a tutti fuorché al Comune, la realizzazione della strada sull’area Ri.Fo.Tras. potrà avvenire solo dopo una costosa operazione di caratterizzazione e bonifica del sito e, peraltro, la rimozione dei rifiuti e materiali ivi insistenti dovrà essere eseguita prima dei lavori per la strada, nel rispetto delle procedure e gare di evidenza pubblica ed essere condotta da soggetti in possesso delle necessarie autorizzazioni.

– La proprietà si sente, ed è, vittima, oltre che della ostinata superficialità dell’AmministrazioneComunale di Messina, anche di una persecuzione che viene da lontano e le cui ragioni sono anch’esse, da accertare. Quello che risulta da quanto accennato è che l’esproprio del terreno Ri.Fo.Tras. non importa, come rappresentato sui media, l’unico e l’ultimo ostacolo alla realizzazione della strada.

– È quindi quantomeno curiosa la fretta dell’Amministrazione che, conoscendo i difetti progettuali e per quanto noto non avendoli mai contestati, non ha voluto né ripararli né attendere l’esito del ricorso dall’Ente proposto avverso l’autorizzazione regionale rinnovata a Ri.Fo.Tras., né di quello della Ditta avverso i decreti di esproprio.

Non ci si sofferma sui profili giuridici della questione perché rimessi alla giurisdizione competente, anche se la scelta acceleratoria del Comune pare rispondere al desiderio di immagine di fattività amministrativa anche se di corto respiro, piuttosto che attenta alle esigenze, a questo punto non tanto dellla ditta Ri.Fo.Tras., ma della cittadinanza.

Ci si rivolge quindi alle autorità governative in indirizzo perché intervengano in tutela dei diritti costituzionali dei lavoratori (ma anche dell’imprenditore) e a garanzia della continuità dell’erogazione del Pubblico Servizio e di impedire il protrarsi di condizioni di danno ambientale.

I sottoscritti legali della Ditta si assumono ogni responsabilità della veridicità delle affermazioni contenute nella presente.
In attesa.
Distinti saluti.
Messina, 22 ottobre 2020
Gli Avv.ti Antonio Andò, Ernesto Fiorillo, Fabio Mirenzio e Patrizia Silipigni”.

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