Vendetta Porno. Volt Messina: “Un problema culturale su cui intervenire”

28 Ottobre 2020 Culture

“Vendetta porno: l’intimità violata” è il secondo degli eventi online programmati dal partito Volt Messina fino al 25 novembre per sensibilizzare, analizzare e contrastare la violenza sulle donne. A questo incontro virtuale ne seguirà un terzo dedicato alla violenza sui luoghi di lavoro.

“Il successo crescente di queste iniziative – dichiara Veronica Pagano, responsabile del progetto – dimostra che quello della violenza contro le donne non è più percepito come problema da tenere confinato entro le quattro mura domestiche, bensì come problema sociale, in quanto lotta di civiltà che riguarda tutti”.

Grazie all’intervento di due relatori d’eccezione dell’Università di Messina, il professore Francesco Pira (sociologo e docente di comunicazione) e la professoressa Maria Teresa Collica (titolare della cattedra di diritto penale), è stato possibile analizzare in maniera trasversale un fenomeno globale che cresce rapidamente coinvolgendo sempre più le giovani generazioni e spesso degenerando verso la spinta al suicidio. “La domanda cui abbiamo voluto dare risposta grazie ai professionisti intervenuti – prosegue Pagano – è se si possa davvero parlare di vendetta o se ci sia qualcosa di più in una pratica vergognosa dai risvolti psicologici notevoli”. “Una violenza che degenera attraverso la rete: la vendetta porno è una delle derive più preoccupanti che la rete fa registrare quotidianamente” dichiara il professore Pira ad apertura del suo intervento. Ciò è il risultato di una “comunità guardaroba fatta di consumismo emozionale e relazioni fugaci e superficiali che scartiamo quando non più corrispondenti ai nostri desideri. Assistiamo ad una ricerca inarrestabile di una rappresentazione che meglio si adatti alle esigenze e ai desideri degli altri – conclude – Noi, sulla rete, non postiamo quello che siamo, ma postiamo quello che può piacere agli altri. È tutto dettato dalla voglia di vetrinizzare il corpo”.

Un problema quindi che è, prima di tutto, culturale che “per quanto importante – sostiene la professoressa Collica – non può di certo riguardare esclusivamente il diritto. La tutela penale non può restare isolata, ma deve essere accompagnata da misure di carattere preventivo, una migliore tutela della vittima e un serio coinvolgimento dei gestori dei social per assicurare il diritto all’oblio”. Attenzione però a usare l’espressione “revenge porn” che, per quanto entrata nell’uso comune, rischia di creare un “effetto di victim blaming” o colpevolizzazione della vittima.

Da cosa partire quindi? Maria Teresa Collica e Francesco Pira non dubitano in merito all’importanza di puntare sull’educazione digitale, l’educazione ai sentimenti nonché all’uso consapevole delle tecnologie. “Informare vuol dire prevenire – sottolinea Alfredo Mangano, Coordinatore di Volt Messina – La violenza di genere va contrastata mediante una regolamentazione efficiente ed un rinnovo dei sistemi educativi, ma il legislatore nulla può senza un concreto cambiamento che educhi al rispetto verso sé e gli altri”.

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