OPERAZIONE NEBRODI: Udienza preliminare all’aula bunker

4 Novembre 2020 Inchieste/Giudiziaria

Udienza preliminare all’aula bunker del carcere di Gazzi per il maxi processo nato dall'Operazione Nebrodi e che vede alla sbarra 133 imputati per le truffe agricole all’Agea e all’Unione Europea da parte dei clan Tortoriciani.

Il giudice per le indagini preliminari Simona Finocchiaro ha stilato il calendario di udienze fino a metà dicembre per il processo nato  dall’operazione antimafia.

Si torna in aula il 18 novembre per decidere sulle costituzioni di parte civile e su alcune richieste di patteggiamento mentre il 25 sono previste le discussioni della procura rappresentata dai pm Vito Di Giorgio e Antonio Carchietti e a seguire le discussioni dei legali di parte civile. Ecco i legali impegnati nel processo e il calendario stilato oggi:

il 25 Pruiti, Bellini, Zorzo, Occhiuto, Strangio, Armeli Iapichino, Silvestro, Di Marco, Genovese, Cariola, Favazzo, Aversa, Baglio Pantano, Manno, Timbro, Briguglio, Faranda.

Il 2 dicembre sono previste le arringhe degli avvocati Cianferoni, Faramo, Panebianco, Floresta, Calderone, Sercotta, Gullotti, Impellizzeri, Pagano, Cipriano, Iaia, Bontempo Casalotti, Garufi e Candido.

Il 4 dicembre gli avvocati Conti Taguali, Lupo, Dominici, Garziano, D’Amico, Parisi, Terranova, Calandra Checco, Carcione, Scordo, Sinatra, Celi, Alì, Rivecchio, Cacia, Liotta, Foti, Zirno, Merlo, Silvestro, Lo presti, Panzera, Zisa, Curró, Miceli, Aprile e Ferraro. Seguiranno le udienze del 12 e 18 dicembre, giorno in cui saranno decisi i giudizi abbreviati.

I riti alternativi

Se uno dei “capi” dei tortoriciani ha scelto l'abbreviato non molti lo hanno seguito, come in genere succede per le famiglie mafiose. Anzi, a dire il vero la mafia dei Nebrodi, almeno fino a ieri mattina, si potrà sempre cambiare idea nel corso della prossime due udienze, non sembra orientata affatto a scegliere il rito ordinario per essere giudicata. In ogni caso ieri solo 9 dei 133 imputati hanno “ufficialmente” scelto il rito abbreviato, e tra loro c'è appunto uno dei capi, ovvero Sebastiano Bontempo (del '69) “u uappu”. Poi ci sono i tre collaboratori di giustizia Carmelo Barbagiovanni, Salvatore Costanzo Zammataro e Giuseppe Marino Gammazza. E poi ancora Samuele Conti Mica, Giuseppe Bontempo (cl. '64), Francesco Protopapa e Maria Felice. L'unico imputato “eccellente” che ha chiesto il rito abbreviato è il notaio Antonino Pecoraro.

Allo stato sono state inoltrate, o annunciate, anche alcune richieste di patteggiamento della pena (a quanto pare Antonino Russo e Giuseppe Condipodero Marchetta), e il gup si è riservata la decisione su queste e altre istanze analoghe.

Le istanze dei difensori

Ieri mattina, in apertura, tutti gli avvocati hanno protestato in blocco, chiedendo maggiori garanzie sullo svolgimento in sicurezza dell'udienza. Dopo il rigetto dell'istanza di rinvio s'è passati alle questioni tecniche.

Il gup ha accolto per esempio alcune eccezioni di nullità per mancata notifica dell'atto di chiusura delle indagini preliminari ai difensori di alcuni imputati (Alfio Cartia, Maurizio Di Stefano, Giovanni Vecchio), e ne ha rigettate altre incentrate sullo stesso motivo (Fabio Cristoforo Mancuso, Antonia Strangio, Giuseppe Costanzo Zammataro n. 1982, Salvatore Bontempo, Calogero Barbagiovanni, Domenico Coci). Il gup ha accolto invece l'eccezione dei difensori di alcuni imputati che si trovavano da residenti in “zona rossa” (Jessica Coci, Ivan Conti Taguali, il sindaco di Tortorici Emanuele Galati Sardo), rinviando la trattazione della loro posizione all'udienza del 25 novembre. Ci sono state poi due istanze per il classico “legittimo impedimento” presentate da Massimo Faranda (accolta) e Rosaria Coci (rigettata).

I difensori:«Non ci sono le condizioni di sicurezza»

A nome di tutti i difensori ieri mattina, in apertura d'udienza, ha preso la parola il presidente della Camera penale di Messina “Pisani-Amendolia”, Bonni Candido («gli avvocati non sono figli di un dio minore e meritano rispetto»), rappresentando il forte disagio per gli avvocati ad andare avanti in quelle condizioni. C'era anche un'avvocatessa in stato interessante che ad un certo punto ha ritenuto per cautelarsi di dover lasciare l'aula, e poi alcuni difensori a quanto pare sono rimasti anche in piedi. C'è stato poi un problema legato al fatto che un avvocato ha dichiarato di essere risultato positivo a seguito di tampone del 30 ottobre, e poi il 2 novembre l'Asp gli ha comunicato che poteva uscire da casa per una questione di tempistica, ma non ha mai attestato la sua negatività. Il legale ha dichiarato di non essere in isolamento e però di non potere avanzare istanza di impedimento, ma ha rappresentato la situazione, chiedendo un rinvio. Il giudice Finocchiaro lo ha fatto regolarmente entrare in aula per intervenire, scatenando però una forte contestazione dei difensori («... il Giudice ha ritenuto di doverlo invitare - circostanza poco piacevole per il collega così, di fatto, pubblicamente indicato come potenziale fonte di contagio - a distanziarsi da tutte le persone in aula»). «Contestiamo fortemente la decisione di non rinviare l'odierna udienza - ha dichiarato al termine dell'udienza il presidente della Camera penale Bonni Candido -. Ci auguriamo che nessuno abbia conseguenze sanitarie ma siamo fortemente preoccupati per i possibili contagi». Nel pomeriggio l'avvocato Candido ha convocato un direttivo per esaminare quanto accaduto, poi ha inviato una lettera al presidente del Tribunale Moleti, al presidente della Corte d'appello Galluccio e al procuratore generale Barbaro.

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